Martedì 18 Ottobre 2005
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"1925-2005. Ottantesimo anniversario Università per Stranieri di Perugia 2/Da Capitini a Vischia, dalla crisi alla rinascita"
"Aldo Capitini è Commissario straordinario dal 1944 al 1947 e affronta il periodo più critico. Carlo Vischia parlamentare e uomo di governo Dc rilancia il ruolo nazionale e internazionale dell’Università grazie anche al contributo del Pro-Rettore Ottavio Prosciutti.Nuova organizzazione didattica in tre corsi preparatorio, medio e superiore."    dfgknk

di Alberto Stramaccioni

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio e l’avanzata dell’esercito angloamericano, l’Università per Stranieri di Perugia subisce i contraccolpi della fine del regime fascista. Il nuovo Prefetto di Perugia, Luigi Peano, nomina Aldo Capitini, già Segretario della Scuola Normale di Pisa e nota personalità democratica e antifascista, Commissario straordinario dell’Università per Stranieri in sostituzione del Rettore Astorre Lupattelli, dichiarato “politicamente incompatibile”. I locali dell’Università diventano la sede dell’ Army School of Education del Comando delle forze alleate e solo dopo molte richieste dello stesso Capitini, vennero restituiti all’Ateneo.


Il Commissario straordinario comincia a far fronte alle obiettive difficoltà del momento con il mantenimento dell’attività didattico-culturale, sia pure con orari molto ridotti e svolgendo le lezioni in ore serali. Conferma nell’insegnamento molti prestigiosi docenti e in particolare: Umberto Pittola, Giustino Cristofani, Francesco Francescaglia, Walter Binni, Francesco Siciliani, Giorgio Dominici, Valentino Chiodi, mentre ridà la cattreda a due studiosi esclusi dal regime come Attilio Momigliano e Ernesto Buonaiuti. Chiama inoltre ad insegnare alcuni studiosi antifascisti di matrice azionista e liberalsocialista come Guido Calogero, Luigi Salvatorelli, Lionello Venturi, Achille Bertini Calosso, Carlo Ludovico Ragghianti, Bruno Zevi, Delio Cantimori, Gianfranco Contini, Gastone Manacorda. Conferma nei loro ruoli il Direttore amministrativo Alessandro Bentivoglio e Nora Campiani, avvia la ricostruzione dei rapporti internazionali dell’Università per Stranieri cercando di contrastare la scarsità di studenti e l’insufficienza dei finanziamenti. Il punto più basso nelle iscrizioni all’Università è nel 1946 con 103 studenti di cui un terzo provenienti dall’Italia, mentre nel 1945 se ne iscrissero 210 e nel 1944, 333, di cui ben 233 dall’Italia.
Aldo Capitini inoltre si propose di eliminare ogni traccia dello spirito nazionalistico nella gestione dei corsi e della didattica cercando di affermare un’italianità aperta e decise di sopprimere anche il motto dell’istituto: antiquam exquirite matrem, ricercate l’antica madre, l’appello di Apollo ad Enea incerto sulla sua meta. Ma, al di là del suo significato simbolico, ancora oggi la scritta campeggia nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri. Difese l’autonomia culturale dell’Università e il nome ormai noto in tutto il mondo, migliorò le lezioni di Alta Cultura, allargò il Consiglio Direttivo dell’Università a numerosi componenti dei diversi campi della cultura.
Intanto insieme alla ricostruzione più generale del paese, nell’aprile 1947, secondo una logica istituzionale, venne nominato Rettore dell’Università per Stranieri, Carlo Sforza, Ministro degli Esteri in carica. Una personalità prestigiosa dell’antifascismo moderato, repubblicano, diplomatico, poi candidato anche a Presidente della Repubblica, che assolve però abbastanza formalmente a questo incarico fino al 1952, quando muore, mentre l’attività gestionale e didattica dell’Università viene svolta interamente dai due Pro-Rettori, Carlo Vischia e Ottavio Prosciutti. Due personalità che guideranno l’Università per Stranieri per alcuni decenni; Vischia sarà Rettore dal 1952 al 1969 e Prosciutti prima Pro-Rettore e Direttore dei corsi dal 1947 al 1977 e poi eletto a sua volta Rettore dal 1980 al 1982.



Gli anni ’50 e ’60, con la gestione di Vischia e Prosciutti furono un periodo contrassegnato dal superamento della crisi post-bellica e la rinascita piena dell’Università per stranieri. Gli iscritti aumentarono progressivamente e dal 1947, quando si avevano appena 201 studenti si passò al 1954 con 1014 iscritti in rappresentanza di 52 nazioni. Vischia, mentre svolgeva la funzione di Rettore, manteneva la carica di parlamentare democristiano, sottosegretario alla Pubblica istruzione dal 1950 al 1953 con i ministri Guido Gonella e Antonio Segni, nei vari governi De Gasperi. Un personaggio quindi con competenze politiche ed amministrative e relazioni dirette con il governo nazionale. Rettore per diciassette anni anche lui confermò nei loro incarichi il Direttore amministrativo Alessandro Bentivoglio ed Eleonora Campiani, mentre l’offerta culturale e didattica si ampliò e si arricchì di iniziative che consolidavano la fama dell’Università all’estero come ambasciatrice dell’Italia nel mondo. Particolare sviluppo ebbero i corsi di Alta cultura frequentati in gran numero da studiosi, ricercatori e studenti stranieri richiamati dal notevole prestigio dei conferenzieri e fra i tanti vale la pena di ricordare Carlo Giulio Argan, Valerio Mariani, Eugenio Garin, Raoul Manselli, Giovanni Getto, Mons. Giovanni Fallani, Maria Montessori, Mario Apolloni, Giuseppe Sala. In questi anni nascono e si sviluppano, orgnizzati da ex studenti, le associazioni degli Amici dell’ Università per Stanieri piccoli, ma importanti centri di cultura che con conferenze, lezioni, films richiamano l’interesse di studiosi e studenti intorno alla lingua e alla cultura italiana in paesi come la Svizzera, il Belgio, la Spagna, il Lussemburgo, la Gran Bretagna, la Jugoslavia, l’ Olanda, Israele, la Germania.
Nel corso degli anni ‘50 e ‘60 accanto ai corsi di Alta cultura si consolida la tradizionale organizzazione didattica dei tre corsi: preparatorio, medio e superiore. Quello preparatorio della durata di tre mesi è prevalentemente linguistico e l’insegnamento viene impartito in italiano fin dalla prima lezione e si pone l’obiettivo di rendere lo studente in grado di servirsi immediatamente della lingua con graduale conoscenza della grammatica. E’ il metodo che propone un autorevole studioso come Romano Guarnieri e poi il suo allievo Enzo Amorini, frutto del superamento del “metodo Berlitz”. Il corso medio, sempre della durata di tre mesi, è diviso in sezioni linguistiche, inglese, francese, tedesca, spagnola, araba e si impartiscono lezioni di lingua italiana, storia civile, letteratura italiana, musica, corrispondenza e terminologia commerciale. Il corso superiore, della durata di tre mesi e successivamente di sei mesi, aggiunge all’insegnamento tradizionale altre discipline rispetto al corso medio, come storia della filosofia italiana, storia della lingua, geografia d’Italia o lecturae Dantis. Proprio questo insegnamento tenuto da un dantista famoso come Luigi Pietrobono, è anche svolto da autorevoli prelati come mons. Giovanni Fallani, mons. Frattegiani. Altri esponenti ecclesiastici terranno negli anni successivi diversi insegnamenti e tra questi si possono citare il musicologo e musicista Padre Sulpizi e più tardi mons. Elio Bromuri docente di storia della Chiesa.
Negli anni 60 inoltre per soddisfare le numerose richieste provenienti da più parti, ma specialmente dal mondo australe, i corsi inizieranno fin da gennaio mentre prima si partiva dal primo aprile fino al 23 dicembre e l’Università quindi, da allora rimase aperta per tutto l’anno.
Tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta cresce significativamente il numero degli iscritti, risultano 1.014 nel 1954, 2.052 nel 1959, 3.147 nel 1963 e 4.088 nel 1968. Nel 1967 vengono approvate alcune modifiche dello Statuto dell’Università per Stranieri che portano ad una riorganizzazione dei corsi e dell’attività didattica e gestionale. 
Intanto nel 1968, anno della “contestazione globale”, all’Università per Stranieri non si segnalano particolari manifestazioni studentesche, mentre nella città di Perugia si tenevano frequenti assemblee, scioperi e sit-in dal carattere antimperialista, alle quali partecipavano alcuni studenti stranieri.
In questo periodo cresce la funzione nazionale ed internazionale dell’Università per Stranieri, ma anche il suo peso nella città e nella regione. Naturalmente l’Università degli studi, diretta da Giuseppe Ermini, Rettore per oltre trent’anni, Ministro della Pubblica Istruzione, assume dimensioni diverse dall’Università per stranieri, ma insieme i due Atenei sono il simbolo della crescita culturale, didattica e d’immagine della città di Perugia in Italia e nel mondo.
Le due Università e i due Rettori, in modi differenti rappresentano comunque il simbolo del potere politico democristiano (assieme alla Camera di Commercio e alla Cassa di Risparmio) proprio in una regione rossa, dove Comuni e Province e gran parte della società regionale erano governate ed egemonizzate dalle forze della sinistra, comunista e socialista. Ma forse anche per questo, cioè per una qualche forma di competizione virtuosa tra i due schieramenti di governo e di opposizione, la Dc contribuì notevolmente allo sviluppo e al potenziamento dei due Atenei. Naturalmente i rapporti tra le istituzioni cittadine, comunali e provinciali con le due Università erano formali e positivi, ma un certo antagonismo politico ed ideologico nazionale, si riproduceva anche in ambito locale e non consentiva di realizzare appieno quelle pur utili e necessarie forme di collaborazione progettuale, culturale e di carattere economico e sociale che se realizzate si sarebbero dimostrate invece particolarmente importanti per lo sviluppo della città e della regione nei decenni successivi.





(continua)

 

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