Mercoledì 01 Luglio 2009
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"NEL PD SERVE UN'INTESA FUORI DALLE CORRENTI"
"Intervista ad Alberto Stramaccioni, Segretario provinciale del Pd di Perugia"    sdf

di Lucia Baroncini

“Il rischio in Umbria è che il prossimo congresso del Pd si possa tradurre in una conta interna e che spacchi in due il partito come una mela, con effetti devastanti per le prossime elezioni regionali”. Alberto Stramaccioni allunga lo sguardo ai prossimi quattro mesi, la lunga micidiale vigilia dell’appuntamento congressuale, a cui il Pd rischia di arrivare lacero e contuso. Sfide e duelli, contese e contrapposizioni, la solita allegra macchina democratica alla guerra. Un film già visto che sarà proiettato anche in Umbria. E’ preoccupato, il segretario provinciale di Perugia. Il risultato elettorale ha dimostrato che il feeling tra gli umbri e la classe dirigente che da decenni li governa ha subito una grave frattura e tuttavia anche nella regione vanno in scena in formato ridotto le grandi e radicali manovre di schieramento che stanno dividendo il partito a livello nazionale.


D. CHE NE DICE DI QUESTA CONTRAPPOSIZIONE FRA FRANCESCHINI E BERSANI?
R. Dico che è una specie di referendum, una riedizione dei vecchi scontri Veltroni-D’Alema oggi vissuti per interposta persona. Tutto ciò potrebbe portare l’Umbria ad una guerra senza esclusione di colpi e finire senza vincitori né vinti.
D. IN CHE SENSO?
R. A differenza dell’Emilia e della Toscana in Umbria io penso che potrebbe finire con un 45 per cento a 55 per cento senza sapere chi dei due contendenti sarà quello che prevale. Per questo non riesco a capire come si possa andare allegramente alla conta congressuale.
D. CHI CI STA ANDANDO ALLEGRAMENTE?
R. Autorevoli dirigenti del Pd, sulla scia dei loro capi corrente nazionali, senza tenere in debito conto il preoccupante, a dir poco, stato del partito in Umbria e il recente smottamento elettorale. Dopo le ultime elezioni nella regione non c’è più campo di gioco per ulteriori scontri interni. Siamo al 34 per cento dei voti al Pd e al 51-52 per cento come coalizione, dove abbiamo vinto al primo turno. Questa volontà pervicacemente autodistruttiva che vedo oramai diffusa in tanti autorevoli dirigenti nazionali e locali mi sembra francamente molto irresponsabile.
D. IN QUESTI GIORNI SONO USCITI I NOMI DI MARIA RITA LORENZETTI SCHIERATA CON BERSANI, DI MAURO AGOSTINI CON VELTRONI, DI GIANPIERO BOCCI CON MARINI E FIORONI. LA GEOGRAFIA E’ CONFUSA E IN MOVIMENTO, MA ORMAI SI STA DELINEANDO. PER ORIENTARCI NELLA MAPPA LEI, AD ESEMPIO, CON CHI STA?
R. Io sto con Stramaccioni. Conosco D’Alema e Veltroni da più di trenta anni e nei dieci anni in cui sono stato segretario regionale del Pds-Ds, dal 1992 al 2001, entrambi hanno fatto i segretari nazionali. Ci sono stati momenti di conflitto anche aspri, sul alcune questioni umbre, come momenti d’intesa, ma non per questo mi sono mai legato al carro dell’uno o dell’altro.
D. SEMBRAVA CHE FOSSE D’ALEMIANO…
R. Io a differenza di quasi tutti gli altri dirigenti del Pd umbro non ho e non ho avuto vincoli o legami correntizi con questo o quel leader nazionale. Mi si permetta di essere molto orgoglioso di questa mia autonomia politica e personale. D'altronde per questo ho dovuto pagare dei prezzi di cui certamente non mi pento.
D. MA ALLA FINE SI DOVRA’ SCEGLIERE FRA DUE CONCORRENTI, FORSE TRE, E SULLA LORO IDEA DI PARTITO E SOCIETA’.
R. Io non vedo divisioni insormontabili tra Franceschini e Bersani. Entrambi sono d’accordo su un sistema politico bipolare, non bipartitico. Entrambi sulla politica delle alleanze ritengono superata l’idea della vocazione maggioritaria che si è tradotta in una linea di pura e semplice autosufficienza del Pd.
Entrambi concordano sulla collocazione europea del Pd nel gruppo autonomo dei democratici e dei socialisti. Entrambi ritengono di superare un’idea del partito leggero, come comitato elettorale, per avere invece un suo radicamento sociale e territoriale forte.
D. L’ESITO ELETTORALE INSEGNA QUALCOSA, ALMENO IN UMBRIA?
R. Dal voto umbro emerge una geografia politica umbra nuova a cui occorre far fronte come Pd e centrosinistra. Non dobbiamo fare del trionfalismo ma nemmeno del catastrofismo per esigenze correntizie, in vista della battaglia congressuale. Innanzitutto occorre valorizzare la vittoria del centrosinistra al primo turno nelle due province di Perugia e Terni e in città importanti come Perugia, Foligno, Corciano, Umbertide e in altri sessanta comuni sotto i quindicimila abitanti. Poi al secondo turno le vittorie in città come Terni, Spoleto e Marsciano. Sono risultati importanti proprio perché le elezioni comunali per il centrosinistra in Umbria sono le più insidiose.
D. SIETE STATI SORPASSATI DAL PDL ALLE EUROPEE, AVETE PERSO GUALDO TADINO, BASTIA, ORVIETO, AVETE VINTO DI MISURA AL PRIMO E AL SECONDO TURNO. NON E’ ANDATA GRANCHE’. LE RAGIONI?
R. Questi risultati ci pongono un complesso di problemi in parte nuovi e in parte già noti. L’incapacità del Pd a capire, interpretare, rispondere alle esigenze dei tanti e diffusi ceti sociali e produttivi che vivono fuori dalle politiche della spesa pubblica e dell’assistenzialismo e che vedono il Partito Democratico in Umbria come il difensore dei ceti più parassitari e garantiti, sordo alle esigenze delle nuove dinamiche economiche e modernizzatrici della società. Ci sono poi i problemi e della qualità e della rappresentatività della classe dirigente e il metodo di selezione, oltre al radicamento sociale e organizzativo del Pd in Umbria.
D. LA SCONFITTA DI ORVIETO E’ STATA TANTO CLAMOROSA QUANTO INASPETTATA. RESPONSABILITA’?
R. A Orvieto la lotta interna al Pd e al centrosinistra è arrivata fino al punto di caratterizzarsi per un forte voto disgiunto al primo turno e addirittura un voto al candidato del centrodestra al secondo turno.
D. DELLA SERIE FACCIAMOCI DEL MALE…
R. Per fortuna che abbiamo realizzato nelle principali città una coalizione larga e coesa che ha fatto perno sul Pd, l’Idv, Rifondazione comunista, Sinistra e libertà oltre a Liste civiche e Liste di candidati sindaci. Questo schieramento è stata una risorsa che ci sarà utile anche il prossimo anno alle elezioni regionali.
D. AVETE FORSE BISOGNO ANCHE DELL’UDC, LA CUI ALLEANZA IN ALCUNE REALTA’ HA PORTATO IL CENTROSINISTRA DIRITTO ALLA VITTORIA.
R. Il rapporto con l’Udc in Umbria poteva essere avviato più proficuamente in alcuni comuni, ma per le regionali del prossimo anno dipenderà molto anche dai processi nazionali che si apriranno tra i due partiti. 
D'altronde occorre lavorare per costruire una coalizione riformista in grado di rappresentare una reale alternativa al centrodestra di Berlusconi, che se non è all’inizio del declino, vede certamente bloccata la sua fase espansiva del proprio consenso dopo appena un anno di governo.
D. IL CENTRODESTRA IN UMBRIA HA AVUTO RISULTATI APPREZZABILI. 
R. Non ha saputo cogliere l’occasione delle ultime elezioni per conquistare terreno al Pd e al centrosinistra. Senza sottovalutare i risultati che ha ottenuto in quell’area centrale dell’Umbria che va da Orvieto a Gualdo Tadino passando per Assisi, Bastia e Todi, ha perso le sfide a Terni, Spoleto, ma anche a Perugia e nelle due Province in una fase in cui il Pd in Umbria ha attraversato mesi molto difficili, non solo per il suo incerto profilo politico nazionale, ma anche per avere avuto un gruppo dirigente diviso, una presenza sul territorio con tanti conflitti e litigi interni, di fronte ad una crisi sociale diffusa.
D. GIUDIZIO IMPIETOSO, IL SUO …
R. Penso di conoscere molto più di altri lo stato reale del Pd in Umbria per fare queste affermazioni, ma se il dibattito congressuale non tiene conto di questi problemi rischiamo esiti molto negativi il prossimo anno. In questi sei mesi siamo stati costretti ad esercitare una direzione tesa soprattutto a limitare i danni politici ed elettorali e francamente non è stata una grande politica. Oggi però tutto il lavoro dei mesi scorsi rischia di essere annullato. Tornare nei circoli e chiedere di dividersi tra Bersani e Franceschini dopo che nei mesi scorsi abbiamo cercato di tenere unito un partito fragile e diviso, francamente io non me la sento. Non c’è più campo da gioco per lotte politiche interne.
D. COME EVITARE ALLORA CHE IL CONGRESSO SI TRASFORMI IN UNA SANGUINOSA CONTA?
R. Propongo senza ipocrisie un’intesa tra i principali esponenti del Pd in Umbria tesa a salvaguardare una minima unità e coesione interna, fondata su una piattaforma programmatica umbra che eviti fratture molto negative, politicamente ed elettoralmente.
D. IN COSA DEVE SOSTANZIARSI L’INTESA?
R. Dovrebbe fondarsi sulla identità riformista e modernizzatrice del Pd umbro e risultare affidabile per le migliaia e migliaia di cittadini che hanno dimostrato di avere fiducia nel Pd e nella coalizione. I punti fondamentali di questa intesa programmatica devono prospettare una profonda riforma sia dell’assetto economico-sociale che di quello politico-istituzionale della regione. Una specie di “mozione umbra” per il congresso del Pd, che vada oltre la contrapposizione tra Franceschini e Bersani.
D. LEI E’ SICURO CHE QUESTA INTESA SIA POSSIBILE?
R. Se non dovesse avvenire ognuno si assumerà le proprie responsabilità, ed io di certo non parteciperò ad un percorso congressuale che rischia di aggravare le già tante e diffuse divisioni e contrapposizioni interne, molto spesso di natura personale e molto poco di carattere politico.
D. IN MOLTI SONO PRONTI A CANDIDARSI A FARE IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD. BRUSCOLOTTI, LOCCHI, ALTRI CI STANNO PENSANDO SERIAMENTE. LEI CI PENSA?
R. I molti candidati che già ci sono bastano e avanzano.

 

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