Sabato 18 Aprile 2009
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"Il centrosinistra per modernizzare l'Umbria"
"intervista al Segretario provinciale Alberto Stramaccioni"      sdg

di Lucia Baroncini


PERUGIA –Dopo una galoppata di 150 giorni e un lavoro meticoloso con ago e filo, Alberto Stramaccioni allenta la schiena sulla poltrona nell’ufficio dove ancora non ha attaccato neppure un manifesto. Mai affezionarsi troppo alle stanze che contano. Ha da passa’ ‘a nuttata. Per il segretario provinciale del Pd ormai è giorno fatto. Candidature decise al novanta per cento, coalizioni rimesse in carreggiata con l’ultimo accordo al Comune di Perugia, la tessera più importante che mancava al mosaico elettorale del centrosinistra. Alle europee sembrava una passeggiata e invece è scoppiato il caso Lotti, con un durissimo braccio di ferro fra il Pd umbro e quello nazionale che si è dissolto in poche ore solo perché il pacifista ha rinunciato.


D. Stramaccioni, tutto bene quel che finisce bene? 
R. “E’ già difficile eleggere un parlamentare europeo con i voti umbri, se poi i candidati dovessero essere più di uno tutto sarebbe più complicato”.
D. Facciamo il punto della situazione, segretario. Ormai mancano pochi giorni alla presentazione delle liste.
R. “Il centrosinistra nelle città dell’Umbria, in particolare negli otto Comuni sopra i 15mila abitanti e alla Provincia si presenta con candidati giovani, con esperienza amministrativa e sulla base di un solido accordo programmatico. E’ particolarmente significativo che in quasi tutti i Comuni e alla Provincia l’accordo è tra quattro importanti componenti, Pd, Italia dei Valori, Rifondazione comunista e Sinistra e Libertà. E per la prima volta in Comuni importanti come Spoleto, Bastia Umbra e Corciano l’intesa è anche con Rifondazione”.

D. La coalizione alla fine è sempre quella. Non si vedono grosse novità.

R. Le novità sono intanto nei programmi. Ora si deve lavorare per la modernizzazione 
degli assetti politici e istituzionali e del sistema economico e sociale della regione. La coalizione deve essere innovativa nell’azione di governo non tanto e sono solo per scelta, ma perché obbligata da processi che ci chiedono una forte discontinuità. Sono i cambiamenti della società che ci impongono di fare le riforme.

D. E’ fallito il tentativo di allargare la coalizione all’Udc. La sinistra radicale ne è felice, ma lei ci ha creduto.
R. Con l’Udc l’accordo non è stato possibile per varie e diverse responsabilità non certo solo del Pd, ma spero che nei prossimi appuntamenti elettorali tutte le forze di opposizione al governo nazionale possano ritrovarsi insieme anche in Umbria”.
D. Insomma, si spera ancora in un accordo con l’Udc per le elezioni regionali. Ma intanto incombono le amministrative. E’ iniziato il conto alla rovescia. Resta la preoccupazione di dover andare al ballottaggio?
R. Se non dovessimo vincere al primo turno in Comuni molto importanti della regione sarebbe certamente un fatto politicamente rilevante e negativo, ma stiamo lavorando per evitarlo. Dipende naturalmente anche dall’andamento del voto nazionale”.
D. Liti, divisioni, rivalse, persino dispetti. Il partito ancora non c’è e visto come sono nate anche alcune candidature si può dire che per la democrazia c’è ancora molto da lavorare. 
R. Il Pd deve ancora nascere effettivamente anche in Umbria. In questi mesi ho cercato e sto cercando di svolgere un ruolo di composizione di conflitti interni, in un partito diviso non solo tra Ds e Margherita, ma tra gruppi, gruppetti che non hanno una chiara caratterizzazione politica, ma solo di potere”.
D. Si spieghi meglio.
R. Purtroppo autorevoli, autorevolissimi dirigenti politici del Pd anziché lavorare alla composizione di conflitti in molti Comuni si schierano con questo o quel candidato sindaco o con questo o quel gruppo o personaggio, pensando di trarne vantaggi in vista di future competizioni elettorali e congressuali”.
D. Non trova che i conflitti sono forti laddove è debole la classe dirigente?
R. Manca un vero ed autorevole gruppo dirigente del Pd in Umbria. Singoli dirigenti, spesso in conflitto tra loro non fanno un vero gruppo dirigente”.
D. Lo strumento che dovrebbe connotare il grado di democrazia del Pd sono le primarie. In Umbria l’esperienza è stata disastrosa. Nell’ultima assemblea provinciale lei ha detto che nel partito non si è ancora radicata la cultura dei vinti e dei vincitori che alla fine di una contesa sono chiamati a collaborare. E le primarie sono state fatte solo in 3 Comuni su 55. Bisogna riconoscere che lei aveva messo in guardia il partito dai rischi sin dalla sua elezione a segretario.
R. Sono stato facile profeta. Non voglio demonizzare le primarie, ma nei Comuni dove non siamo riusciti ad impedirle, e cioè Marsciano, Bastia Umbra, Castiglione del Lago, abbiamo dovuto affrontare e stiamo affrontando difficili problemi di ricomposizione unitaria del partito. Andare divisi nel Pd ad un congresso è accettabile, ma in una competizione elettorale amministrativa può risultare devastante”.
D. Domenica si sceglie il candidato sindaco a Gualdo Tadino. Altro spargimento di sangue?
R. A Gualdo Tadino la situazione è completamente diversa. Lì c’è un accordo tra Prc, Ps e Pd per fare le primarie di coalizione come elemento di ricomposizione di un’alleanza che sceglie un candidato sindaco, altrimenti andrebbe divisa. Il fatto che si celebrino le primarie è comunque un impegno per queste tre componenti a stare uniti e non è poco nella competizione elettorale”.
D. Manca ancora l’accordo per la Provincia. Nella consultazione che ha assegnato la candidatura a Guasticchi sono emersi giudizi negativi nei confronti dell’amministrazione uscente. A Perugia c’è la necessità di cambiare il modello di sviluppo, in Provincia?
R. Il giudizio sul lavoro svolto dall’amministrazione provinciale in questi anni non può essere liquidato come tutto negativo. Detto questo, in linea con i risultati della consultazione sarà utile un adeguato rinnovamento della rappresentanza consiliare e dell’esecutivo”.
D. Anche nella consultazione per la Provincia sono emerse aspre divisioni…
R. Non credo sia un mistero per nessuno, nemmeno per il presidente designato, che una parte consistente del gruppo dirigente ex Ds non l’abbia votato nella consultazione”.
D. La segretaria regionale del Pd Maria Pia Bruscolotti corre a Massa Martana per la sindacatura. Come valuta questa scelta?
R. La disponibilità a candidarsi della segretaria regionale è sicuramente un atto di generosità politica nei confronti della coalizione. In termini di principio io sono sempre stato e rimango per una chiara e netta distinzione tra i ruoli di partito e quelli istituzionali”.

 

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