Venerdì 13 Febbraio 2009
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"IL PD SI AFFIDA AI "MAGNIFICI OTTO""
"Intervista al segretario provinciale di Perugia Stramaccioni che non nasconde le insidie. I sondaggi danno il partito al 37%"     sdf

di Lucia Baroncini

PERUGIA - Li chiama i "magnifici otto". Pronti a entrare in pista come candidati a sindaco nei Comuni della provincia di Pe¬rugia con più di I5mila abitanti. A loro Alberto Stramaccioni affida il compito di azzeccare il risultato al primo turno. "Sem¬bra una banalità dirlo, ma se non si lavora per questo, tutto il resto non ha senso". E' l'assillo del segretario provinciale, che ol¬tre a fare mille riunioni legge con cura anche i sondaggi tutte le settimane e vede che il suo partito non ha lo smalto delle ultime politiche, quel brillante 44 per cento che fece fare gran bella figura a livello nazionale. Ora il Pd in Umbria viaggia intorno al 36-37 per cento. "Se disgraziata¬mente non dovessimo vincere al primo turno, la prospettiva al secondo è che può succedere tutto e il contrario di tutto in tutti gli otto Comuni, eccetto Umbertide. Sarebbe una roulette russa, una situazione ingovernabile".
D. Stramaccioni in versione pessimista?


R. "Penso che un po' di pessimismo faccia bene, ma è necessario avere anche un po' di realismo. E il realismo ci dice che oggi siamo a metà febbraio e si vota il 6-7 giu¬gno. C'è ancora tanto tempo per recupera¬re consenso, smettendo di litigare e miglio¬rando il nostro rapporto con i cittadini. Il centrodestra ha occasioni storiche in alcu¬ne città come Spoleto, in parte Foligno, in parte Perugia, Terni, ma ancora non si sa che cosa vuol fare. Noi siamo partiti motto presto, ma loro troppo tardi. E questo può pesare. Ritengo che per noi ci siano margini di crescita in varie città E poi il clima può cambiare anche a livello nazionale. Berlusconi, con la crisi economica, ri¬schia di regalarci un'altra legislatura falli¬mentare".
D. Gli otto candidati hanno le qualità per vincere?
R. Vedremo se sono vincenti. Sono ragazzi intorno ai 40 anni, hanno tutti alle spalle esperienze amministrative consolidate, sindaci uscenti, vicesindaci, assessori. E secondo me questa è una garanzia per il buon governo delle città". 
D. E' stata una scelta dura? 
R. "Durissima un po' dappertutto, ma senza tanto spargimento di sangue, eccetto che a Marsciano. Se non avessimo preso la stra¬da che abbiamo preso nel novembre scor¬so e avessimo lasciato fare le primarie di partito saremmo ancora al punto di Terni e Orvieto. Mi permetto di dirlo perché questa è una realtà incontrovertibile". 
D. Ma al momento ci sono solo gli otto candidati. E la coalizione? 
R. "E' chiaro che i magnifici otto non bastano per vincere. Ci vuole la coalizione. E' que¬sto il lavoro da compiere ora: costruire su questi nomi coalizione e programmi. Con¬vocheremo il tavolo provinciale negli ulti¬mi giorni del mese".
D. Ma quale tavolo conta per le decisio¬ni, il provinciale o il regionale? 
R. "Su queste questioni quello provinciale. Quello regionale potrebbe occuparsi di legge elettorale europea, legge elettorale regionale. Insieme naturalmente ai proble¬mi che si sono aperti Terni e Orvieto". 
D. Si dice che il suo rapporto con la se¬gretaria Maria Pia Bruscolotti stenti a decollare.
R. "Il nostro è un rapporto estremamente co¬struttivo e collaborativo, nel rispetto ognu¬no delle proprie competenze. Il compito a livello provinciale è costruire la coalizio¬ne, individuare i candidati, elaborare i pro¬grammi e su questo ci impegneremo nei prossimi giorni. Parleremo degli otto Comuni e della Provincia. Le due cose vanno insieme, non si può fare una coalizione nei Comuni scollegata da quella per la Provin¬cia. Cercheremo di omogeneizzare la situa¬zione".
D. Sarà un'impresa rimettere insieme l'alleanza, con le tensioni esplose in queste settimane.
R. "Bisogna ricordare che già nelle otto città non c'erano le coalizioni unite in tutte le sue componenti. L'Idv è la novità di que¬sta elezione. Presenterà liste in tutti i Co¬muni con un proprio simbolo e da quello che oggi sappiamo potrebbe sostenere in quasi rutti i Comuni il candidato del Pd. Cosa analoga potrebbe succedere con so¬cialisti, Verdi, Pdci. Il problema non è avere alleanze, chiamiamole, a geometria variabile con Prc e Udc. In alcune zone come Spoleto, Corciano, Marsciano, Ba¬stia non c'era il Prc, ma potrebbe non esserci neppure l'Udc. Dipende molto dal¬le caratteristiche dei sindaci da come si muovono, dai programmi. Dipende anche da noi. C'è un egoismo di alcune compo¬nenti del Pd ex Ds ed ex Margherita che non aiuta a comporre una coalizione larga e crea una forte fibrillazione. Giocano ri¬sentimenti personali in questa o in quella città, la paura della Margherita di essere sostituita dall'Udc. Per queste ragioni, ad esempio, non si sa se sarà possibile l'accor¬do con l'Udc a Spoleto e soprattutto a Gualdo Tadino, dove la situazione è molto delicata".
D. Per gli altri 35 Comuni cosa avete deciso?
R. "In gran parte dei Comuni abbiamo già individuato i candidati. In parte sono nuo¬vi, in parte sono conferme degli uscenti, il quadro è quasi completato. Restano da definire le scelte a Castiglione del Lago, dove faremo le primariette, e a Montefalco".
D. La Provincia appare una partita anco¬ra molto ingarbugliata. 
R. "Il 20 faremo l'assemblea provinciale e avvieremo la consultazione di 500 perso¬ne, i 276 membri dell'organismo provin¬ciale, i 45 sindaci, i 150 coordinatori dei circoli, i capigruppo dei Comuni. Stilere¬mo un regolamentino e nell'arco di dieci giorni chi si vuol candidare raccogliendo le firme potrà farlo. Poi una commissione di tre persone, dopo aver sentito tutti, farà una prima griglia di tre o quattro nomi, ne discuteremo nell'assemblea provinciale e poi decideremo insieme agli altri livelli di direzione politica". 
D. Sembra tutto facile, ma non lo è. 
R. "Le consultazioni produrranno tre o quat¬tro candidati, certamente non personaggi sconosciuti, ma che hanno un ruolo e del¬le responsabilità nella pubblica ammini¬strazione Si tratterà di valutare chi è la figura migliore per fare il presidente. An¬che le vicende recenti consigliano che sia una figura che abbia esperienza ammini¬strativa e politica, si tratta di ridefinire il ruolo dell'ente, il rapporto con Regione e Comuni, con il federalismo. Noi useremo per la Provincia lo stesso criterio per i Comuni. Un unico candidato del Pd per le primarie di coalizione..."
D. Primarie che non vuol fare nessuno degli alleati, i quali ancora una volta come ai vecchi tempi devono dare so¬stegno al candidato del Pd piglia tut-to.
R. "Ci vuole un certo realismo. Ora noi sia¬mo l'85, il 90 per cento della coalizione. E' importante passare dal 40 per cento dei consensi, tanti quanti potrebbe alla fine prendere il Pd, ad oltre il 50 per cento, ma è anche importante avere il candidato a sindaco del Pd che oltre che a mettere insieme la coalizione aiuti a prendere quel 40 per cento".
D. Dica la verità, a lei delle primarie non interessa nulla. 
R. "Siamo pratici: le primarie di coalizione potrebbero essere una giornata di mobilitazione elettorale per preparare le elezioni, con risultati utili ai fini della selezione delle candidature. Se metti un candidato che rappresenta l'80 per cento della coali¬zione, arriva primo per forza. Per gli altri può essere una verifica di quanti vanno a votare". 
D. Con quali argomenti convincere gli alleati possibili?
R. "Intanto, un argomento è che il secondo partito della coalizione nei Comuni sopra i quindicimila abitanti farà il vicesindaco".
D. E alla Provincia?
R. "Alla Provincia sarebbe bene rifare una coalizione come quella che governa Regio¬ne, Comuni e Province. Però si può fare un ragionamento anche con l'Udc, ascol¬tando naturalmente anche il parere del Prc".
D. Ma il Prc non è d'accordo e anche al Comune di Perugia, mentre l'Idv ha accettato ormai la candidatura di Boccali, il partito di Vinti resta recalcitrante.
R. "A Perugia resta aperto il problema della coalizione e della vittoria al primo turno. L'Idv ha superato le perplessità essendo stata spinta a decidere in un senso o nell'al¬tro anche dal sottoscritto. Alla fine la risposta è stata positiva a condizione che si accettasse il patto etico, che devo dire è anche sottodimensionato rispetto allo sta¬tuto del Pd. Bisogna interrogare il Prc, che sente l'aria di insofferenza politica che può esserci a Perugia come a Foligno e non so in quante altre città e cerca di interpretarla, di rappresentarla. Ma deve prendere una decisione. Potrebbero deci¬dere di andare da soli al Comune di Peru¬gia, ma poi c'è anche la Provincia. Come fai a non essere alleato nel capoluogo e invece esserlo alla Provincia? Un proble¬ma ancora aperto".
D. Certo, ora con questa vicenda del pre¬sidente del consiglio regionale, uscito dal Prc, il rapporto con Rifondazione si complica. Lei come la vede questa vicenda?
R. "lo spero che si possa ricomporre la mag¬gioranza di centrosinistra in consiglio re¬gionale senza sottovalutare il problema po¬litico e istituzionale che si è creato. Osser¬vo che nessuno ha pensato a costruire una fuoriuscita, ma anzi le soluzioni sono in conflitto. Chi è che ne paga le conseguen¬ze? Il Pd, la sua immagine, la sua funzio¬ne, il suo ruolo".
D. Lei ha ripreso in mano un partito che non è più quello di prima, i Ds. Il Pd è un partito nuovo. Come lo ha trova¬to? Cos'è oggi il Pd umbro? 
R. "Il partito nuovo non è ancora nato. E' ancora i Ds più la Margherita. E le elezio¬ni comunali non sono le occasioni miglio¬ri per verificare se c'è o no il Pd, perché vengono fuori i bassi istinti, il familismo, il personalismo, il trasformismo. Il Pd l'ho trovato in una condizione abbastanza preoccupante, peggiore di quella che immaginavo. C'è una conflittualità interna fra componenti politiche e tra gruppi diri¬genti che rischia di mettere in discussione la fisionomia del Pd così come lo si pensava. E' difficile far passare fra gli elettori l'idea di qualcosa di nuovo, perché pesano una certa cultura politica, un certo modo di concepire il governo locale, determina¬te relazioni con le forze sodali, il rapporto privilegiato con alcuni ceti, quelli magari più forti e consistenti, piuttosto che con altri. C'è una minore attenzione ai temi della partecipazione nel rapporto fra istitu-zioni e cittadino, c'è un personalismo ab¬bastanza diffuso che prescinde anche da valutazioni politiche sul da farsi nelle va¬rie città, per cui c'è la persona prima del progetto. Tutto ciò si vede ed è preoccu¬pante. Dobbiamo valutarlo e approfondir¬lo. Non si può far finta di niente. Il proget¬to del Pd rimane comunque una straordi¬naria intuizione dal quale non si può di certo tornare indietro".

 

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