Giovedì 27 Dicembre 2007
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"POTERE SENZA POLITICA, IL RISCHIO DEL PD IN UMBRIA"    sdgsd

di Alberto Stramaccioni

L’evento politico più significativo dell’anno che si sta per concludere è stato senz’altro la nascita del Partito Democratico. Una novità che ha rimesso in movimento il sistema politico italiano con l’obiettivo di giungere ad una sua modernizzazione a partire dalla riforma elettorale e istituzionale. 
Purtroppo non si può dire altrettanto per gli effetti prodotti in Umbria dalla nascita del Partito Democratico. Non si è avvertito quell’elemento di rottura e di discontinuità con il passato che sicuramente una larga parte degli oltre ottantamila cittadini umbri, che hanno votato alle primarie, si aspettava. Sembra che in questi primi due mesi sia stato scelto il basso profilo per una sostanziale conservazione dell’esistente. E’ certamente ancora presto per dare giudizi senza appello, ma gli atti fino ad ora compiuti non vanno purtroppo nella direzione di una radicale volontà di modernizzare il sistema economico e sociale e quello politico e istituzionale dell’Umbria.


In più, e spero di sbagliarmi, in queste prime settimane di vita vedo prevalere una certa incomunicabilità tra componenti ex Ds ed ex Margherita ed alcuni autorevoli dirigenti sembra che non abbiano ancora preso atto del fatto che è stato dato vita ad un nuovo partito. Il permanere di questa incomunicabilità rischia di riprodurre solo conservazione del potere, da parte di gruppi o di componenti o di singoli, senza alcuna solidarietà politica, con comportamenti che sembrano rifarsi, in una sorta di riflesso condizionato, sia alla vecchia esperienza democristiana che a quella comunista. Non sono state esperienze storiche di breve durata e non vanno certo demonizzate (anche in considerazione delle positive scelte compiute da tutti e due i partiti in Umbria negli anni ’60 e ’70) ma oggi rischiano di ripresentarsi solo con i vizi e senza le virtù di quel tempo. Anche perché siamo in presenza di classi dirigenti completamente diverse. E molto spesso è la qualità stessa delle classi dirigenti a fare la differenza. 
D'altronde oggi autorevoli esponenti del Pd, eredi ed espressione di entrambe le ex organizzazioni di provenienza, si combattono in opposte fazioni, ma non si rendono conto che in fondo sono in conflitto due facce della stessa medaglia. Si rischia infatti di regredire in termini di cultura politica riformista, rispetto alle elaborazioni politiche e programmatiche già acquisite dopo la crisi dei primi anni Novanta, sui temi importanti come quelli dello sviluppo economico, del ruolo delle forze sociali, del partito, della coalizione e sul rinnovamento delle classi dirigenti. 
1. Anche dopo la nascita del Partito Democratico in Umbria si continua ancora ad impegnare enormi energie nel tentativo di raccogliere quote di finanziamenti, pur importanti, dal governo centrale, pensando che solo con la crescita della spesa pubblica nazionale ed europea si possa superare la crisi del modello umbro, mentre non si lavora a sufficienza per realizzare una nuova prospettiva di crescita attraverso la creazione delle condizioni di una forte integrazione tra risorse pubbliche e private per affermare un nuovo assetto del sistema produttivo umbro, più qualificato e competitivo. 
2. Si continua purtroppo ancora oggi ad oscillare tra un rapporto a volte dirigistico, altre consociativo, altre ancora di subordinazione ad alcune forze sociali, imprenditoriali, sindacali, o singole personalità del sistema finanziario e formativo invece di sfidarle in campo aperto sul terreno delle riforme e della modernizzazione del sistema economico e sociale, nell’interesse generale dei cittadini umbri. 
3. Si continua purtroppo ancora a tentare di esercitare un controllo politico e personale sul partito, non rendendosi conto che la sua autonomia politica e progettuale è una risorsa importante per affrontare i diversi problemi della società umbra, che non sono certo risolvibili solo attraverso il governo delle istituzioni locali.
4. Si continua purtroppo ancora oggi ad intendere e ad interpretare il rinnovamento della classi dirigenti nel partito, nelle istituzioni e nella società, in modo paternalistico senza valorizzare invece l’affermazione delle competenze e delle capacità e senza sollecitare l’orgoglio e l’autonomia generazionale dei più giovani. Si promuovono al contrario in importanti incarichi, solo i più affini e i più affidabili e non certo i più preparati e meritevoli. 
Persistono quindi comportamenti e scelte che rischiano di presentare ai cittadini e agli elettori un Partito Democratico, soprattutto nella sua azione di governo, senza una chiara identità politica riformista, anzi al contrario impegnato nella conservazione dell’esistente. E tutto ciò comporta rischi politici ed anche elettorali proprio di fronte alla riorganizzazione del sistema politico umbro, che è in corso anche dopo la nascita del PD. La formazione di una nuova aggregazione alla sinistra del Partito Democratico, proprio in una regione come l’Umbria, potrebbe raccogliere un certo consenso ed essere determinante in alcune competizioni elettorali particolarmente insidiose, come quelle comunali. D'altronde i risultati delle recenti elezioni hanno messo in evidenza la tendenza ad un possibile declino politico ed elettorale per il centrosinistra proprio perché i progetti di governo proposti agli elettori sono apparsi come espressione degli interessi di alcune oligarchie locali, non orientate alla difesa dell’interesse generale dei cittadini e delle loro comunità. In più ad alcuni ceti sociali, dai liberi professionisti, ai lavoratori autonomi, ai piccoli imprenditori svincolati dalle convenienze della spesa pubblica e dello stato sociale, il centrosinistra appare sempre di più il difensore dei garantiti e degli assistiti, dei lavoratori dipendenti e di alcuni soggetti sociali forti. Se il Pd non intercetta e risponde a questa insofferenza diffusa con un di più di riforme e modernizzazione si potrebbero avere sorprese elettorali.
Per concludere fondere due partiti e due gruppi dirigenti diversi, per affermare una politica nuova non è certo cosa facile. Ma bisognerebbe almeno provarci, anche perché una volta che si è inteso dare vita ad un nuovo partito si è aperta una sfida politica ed elettorale nel centrosinistra, e con il centrodestra, e non è scontata la vittoria.
Non ci resta quindi che sperare nel 2008 come l’anno in cui si affermerà l’identità riformatrice e modernizzatrice del Partito Democratico anche in Umbria.

 

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