Sabato 07 Giugno 2003
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"Regione, debolezza della politica"
"Tra partito e istituzioni nessuna confusione. La Margherita pecca di vittimismo"    svevse

di Pierpaolo Burattini

Per i 'retroscenisti' della politica umbra si starebbe dando un gran da fare per costituire una corrente fassinian-d''alemiana che metta i bastoni tra 1e ruote del carro della presidente Lorenzetti. Mentre per altri, bene informati, sarebbe l''eminenza grigia che tirerebbe le fila di un partito che per più di dieci anni ha guidato come segretario regionale. Lui, Alberto Stramaccioni smentisce ovviamente ma ci tiene a precisare: 'In questo momento faccio il deputato ed essendo stato eletto in Umbria, ho il dovere e il diritto di occuparmi di questioni riguardanti la politica regionale'. Il colloquio parte così, con una smentita e una precisazione. 


Onorevole Stramaccioni il 10 giugno ci sarà l''elezione del presidente del consiglio regionale. Qual è la sua lettura politica di questo passaggio?

A mio avviso la rielezione di Carlo Liviantoni rappresenta la condizione minima di unità della coalizione che attraversa un momento particolarmente difficile e che su un fatto istituzionale così importante può trovare la spinta giusta per rilanciarsi. 

Quale lezione trarre dalla sconfitta di Passignano?

A mio avviso la sconfitta di Passignano non deve essere né sottovalutata né tanto meno drammatizzata. E'' chiaro che se alcune difficoltà avute dal centrosinistra a Passignano saranno proiettate anche sul ciclo elettorale del 2004-2005-2006, tutto questo potrebbe creare un situazione negativa. Vorrei sottolineare che quando ci sono competizioni comunali provinciali o regionali, la cosa fondamentale è costruire una coalizione molto larga e coesa, dei candidati molto forti e rappresentativi e un progetto di governo adeguato ai problemi delle diverse realtà. Se questo mix di coalizione candidature e programma non è credibile c''è Il rischio di una sconfitta elettorale. 

A questo punto bisognerebbe ragionare sullo stato di salute della coalizione di centro-sinistra.

In Umbria da quasi un decennio c''è una coalizione unica a livello nazionale, composta da tanti soggetti e da tante sensibilità diverse. Questo è un patrimonio politico che negli anni si è consolidato e che oggi non dovrebbe andare disperso. E ci vuole quindi una cura speciale nell''allargamento e nel consolidamento della coalizione. Una cura che io sinceramente non vedo. Migliorare l''unità, della coalizione significa dare un ruolo a tutte le sue componenti e questo è un lavoro che deve fare soprattutto il partito di maggioranza relativa, ovvero i Ds. 

Rifondazione rimane una componente fondamentale della coalizione di centro-sinistra?

Il ruolo di Rifondazione comunista è stato e rimane importante. E questo perché il contributo di Rifondazione è determinante non solo per avere una coalizione elettoralmente vincente, ma anche per affermare una politica unitaria della sinistra che naturalmente ha diverse caratteristiche e identità. 

Onorevole Stramaccioni a detta di molti l''unico partito che, all''interno del centro-sinistra, sembra avere un notevole dinamismo politico, è la Margherita che sulla questione socialista si è mossa con netto anticipo rispetto agli altri partiti.

Al di là di un dinamismo che qualcuno vede nella Margherita per il solo fatto di avere aggregato una parte del ceto politico ultrasperimentato e molto vorace nella gestione del potere, rimango ai dati politici ed elettorali di questo partito in Italia come in Umbria, che nelle elezioni amministrative si muove intorno al 5% dell''elettorato mentre nelle elezioni politiche del 2001 ha avuto una performance più consistente per merito dell''effetto Rutelli. Ora, la Margherita in Umbria ha una rappresentanza politica e istituzionale significativa, e io a questo riguardo sono per riconfermare l''asse di collaborazione tra i Ds la Margherita e Rifondazione. Ma la Margherita avendo il presidente del consiglio regionale, il presidente della provincia di Perugia, assessori e presidenti a vari livelli, più il sindaco di una città importante come Foligno non può fare la vittima.

A Foligno onorevole Stramaccioni si è venuta a creare una questione politicamente tutt''altro che semplice.

A Foligno la Margherita ha una sfida politica ed elettorale aperta perché ha espresso un suo candidato sindaco, che secondo me ha lavorato molto bene. Adesso naturalmente la stessa Margherita deve trovare un''alternativa e questo costituisce un banco di prova importante. Anche perché se si punta a cambiare l''equilibrio politico della coalizione in Umbria, che è nato nel 1999-2000, magari proprio a partire da Foligno è chiaro che poi bisogna ricostruire un altro equilibrio e, secondo me questo non sarebbe così facile. 

Onorevole Stramaccioni il discorso si è allargato ma il punto di partenza era la questione socialista.

Per quanto riguarda la questione socialista in Umbria mi sorprende un pò che oggi ci sia qualcuno che sembra essere affetto dalla sindrome di Stoccolma, cioè da coloro che negli anni 80 erano i più fieri avversari dei socialisti e oggi invece sono i più convinti sostenitori dell''area e dello spazio socialista in Umbria. Questo chiaramente non significa che oggi bisogna sottovalutare lo spazio e il ruolo delle idealità e dell''esperienza storica dei socialisti. Ma io credo che nell''ultimo decennio questo è stato fatto. 

Parlando dei Ds il segretario regionale Fabrizio Bracco dopo la sconfitta di Passignano ha accennato di un rapporto tra partito e istituzioni da rivedere o in qualche modo rimodulare. Lei è d''accordo?

Ho sempre sostenuto e poi praticato la netta separazione e autonomia politica tra partito e istituzioni. Le istituzioni rappresentano tutti, il partito invece solo una parte. Ognuno rappresenta interessi diversi. Vedo ora un certo interventismo del partito nelle istituzioni che porta solo ad una confusione di ruoli. 

A proposito di istituzioni, c''è l''importante appuntamento riguardante l''elezione del presidente della Regione. E anche qui la confusione sembra regnare sovrana.

Come metodo avrei preferito che il partito nella sua autonomia avesse espresso una sua posizione politica. Condivido, ad esempio, l''elezione diretta del presidente perchè conferisce maggiore responsabilità e maggior ruolo a chi deve governare una regione e porta ad una maggiore stabilità. Ma è chiaro che anche il consiglio regionale deve avere un suo spazio e su questo si possono trovare delle mediazioni. Ma non vorrei che poi alla fine si faccia confusione tra la responsabilità del presidente e quella del consiglio. Perché un problema del genere si è già manifestato in questi due anni. Anni in cui si è manifestato l''esclusivo impegno della regione nelle politiche infrastrutturali a discapito del profilo politico istituzionale della regione che ha poi una funzione legislativa importante. 

Altro tema politicamente caldo è il walzer di poltrone alle Asl. Anche qui i rapporti tra Ds e Margherita sono tutt''altro che sereni...

A me preme il ragionamento politico di questa vicenda. Personalmente ascoltando il presidente della Regione e l''assessore alla Sanità i quali dicono che la Toscana e l''Umbria hanno i conti in positivo nella politica sanitaria ne traggo la conclusione che la sanità umbra, almeno in questa fase, è gestita bene. Questo da un punto di vista politico dovrebbe portare alla conferma di chi effettivamente ha gestito la politica sanitaria, che sono i due direttori delle aziende ospedaliere e i quattro direttori delle Asl. Ora, sento dire che i due direttori delle aziende ospedaliere dovrebbero rimanere mentre i quattro direttori delle Asl dovrebbero essere avvicendati. Francamente non riesco a capire il senso politico di questa scelta, a meno che ci siano poteri innominabili che condizionano queste scelte, ma ritengo che le istituzioni democratiche non debbano essere umiliate da nessun potere esterno.

 

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