Martedì 12 Gennaio 2010
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"OCCORE UN CANDIDATO CONDIVISO"
"Stramaccioni boccia Agostini, Lorenzetti e le primarie"     sdf

di Lucia Baroncini

Perugia – Segretario Stramaccioni, nel Pd si è deciso di tornare alla trattativa. Con buona pace per le primarie. Ormai la partita per la presidenza della Regione è agli sgoccioli e non si vede una schiarita all’orizzonte, anzi lo scontro appare più rigido e duro, le posizioni ancor più arroccate. La mediazione dei saggi ha già fallito. C’è ancoro spazio per trovare un accordo?
“Siamo giunti ad un fase delicata e decisiva di tutta la vicenda. Ora la cosa più importante e che si sia responsabilità e generosità reciproca per giungere ad una proposta condivisa. E che esca soprattutto dagli organismi dirigenti regionali i quali, proprio perché eletti recentemente con le primarie del 25 ottobre, sono fortemente legittimati a prendere una decisione. La loro autonomia e legittimazione nella scelta è una risorsa importante per il Pd e per l’Umbria”.
Ma anche le primarie sono una risorsa, anzi un fattore costitutivo del Pd.


“Le primarie possono anche essere una strada per la selezione della classe dirigente, ma per i tempi e la discussione logorante che abbiamo alle spalle sarebbero un vero e proprio errore politico che spaccherebbe ancora di più il partito e la coalizione”.
Il deputato veltroniano Walter Verini sostiene che rimettere la partita in mano alla trattativa è vecchia politica.
“La vecchia politica è di chi pensa di individuare un candidatura a presidente attraverso accordi di corrente in un ufficio romano”.
Nella riunione della segreteria di venerdì, lei ha sostenuto che è necessario superare sia la candidatura della presidente uscente Maria Rita Lorenzetti, che quella del senatore Mauro Agostini. Perché?
“Siamo in presenza di due candidature che a quanto risulta non otterrebbero comunque una maggioranza netta nella assemblea regionale in grado poi di poterci consentire una gestione unitaria della campagna elettorale”.
Agostini si è candidato e ora in campo ci sono entrambi i contendenti, decisi a battersela.
“Non c’è dubbio che, sia pur legittima e autorevole, la candidatura di Agostini abbia rimesso in campo la candidatura della presidente uscente. E’ nella logica delle primarie che i due candidati più rappresentativi, pur nel conflitto, si sostengano in qualche modo a vicenda nella contesa”.
Il terzo mandato di Maria Rita Lorenzetti è ormai defunto, secondo lei?
“Ritengo, come già detto più volte, che si possa e si debba andare al ricambio della guida della Giunta Regionale non foss’altro per un ricambio fisiologico, dopo dieci anni, ma senza seguire la strada traumatica delle primarie. E, ripeto, ora è necessario andare al superamento di entrambe le candidature”.
Perché da parte sua non c’è il sostegno ad Agostini, che fa parte della mozione che nel congresso ha candidato lei alla segreteria regionale?
“Ritengo la candidatura di Agostini non solo legittima, ma sicuramente anche particolarmente autorevole. Ma per essere candidato alla presidenza, come dimostra la storia della scelta dei candidati presidenti dalla nascita delle Regioni, tutto ciò non basta. Negli ultimi tempi poi c’è una specie di tacita intesa in vari e diversi ambienti regionali dove si preferiscono presidente e sindaci non particolarmente forti e autorevoli. E’ uno degli effetti della più generale crisi della politica a cui dobbiamo reagire. Ma per essere efficaci in questa direzione occorrerebbe certamente un Pd più forte e unito. Nel conflitto aspro di questi mesi molti si sono reciprocamente delegittimati”.
La presa di posizione dei riformisti che fanno capo a lei significa che ormai Stramaccioni balla da solo?
“Io ho sempre ballato da solo”.
Ma ora è evidente che anche la minoranza del 41 per cento è condivisa.
“La candidatura condivisa deve per forza di cose disarticolare gli schieramenti”.
Quanto conta la forza e l’autorevolezza del candidato ai fini della vittoria sul centrodestra?
“Sono importanti certamente il candidato presidente e il suo profilo, anche se noi in Umbria siamo particolarmente portati a dargli una importanza eccessiva spesso fuori misura, quando decisivi sono invece ai fini del successo elettorale il progetto che si propone e la coalizione che lo sostiene”.
Due fattori fondamentali, tuttavia decisamente trascurati dal Pd in questi mesi. Vi stare accapigliando non su cosa fare per l’Umbria, per i suoi interessi generali, ma sui nomi, in una contrapposizione che pare soprattutto un spietata lotta fra blocchi di potere.
“Concordo con la decisione assunta dall’esecutivo regionale proprio perché fin dall’origine del percorso congressuale la nostra proposta, quella dei “Riformisti per l’Umbria” intendeva sostenere un progetto politico in grado di superare lo scontro fra le mozioni e le correnti del Pd dell’Umbria per una nuova stagione di riforme e modernizzazione. Oggi più che mai è necessario prendere atto che il conflitto interno sta progressivamente degenerando riducendo lo spazio per una seria discussione politica e programmatica. Occorre coraggio, generosità e senso di responsabilità per uscire da questa situazione”.
Se Lorenzetti e Agostini non vanno bene perché non hanno il consenso sufficiente e si sono delegittimati, chi può averlo nel Pd? Lei chi vedrebbe bene a fare il presidente della Regione?
“Checchè se ne dica, non ho particolari preferenze per alcuna soluzione alternativa alla presidente uscente. L’importante è che sia largamente condivisa o il più possibile condivisa e possa per questo consentire al Pd e alla coalizione di affrontare unitariamente una importante sfida elettorale”.

 

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