Il Partito Democratico per cambiare sul serio
di Pierpaolo Burattini
Il partito democratico da costruire tra opportunità e incertezze, ma anche lo stato di salute della Quercia umbra. E ancora: il rapporto tra partito e istituzioni, l’appuntamento delle amministrative di primavera e gli ascarsi risultati raccolti fino ad ora con il Patto per lo sviluppo. Alberto Stramaccioni è stato segretario regionale dei Ds per quasi dieci anni: oggi è deputato alla seconda legislatura ma sempre attento alle vicende della politica regionale. Buoni motivi insomma per tracciare un bilancio.
Allora on. Stramaccioni che giudizio dà sull’andamento dei Congressi dei Ds?
Mi sembra che la prospettiva del Partito Democratico trovi un’accoglienza positiva anche in Umbria. Quello che ancora non emerge a sufficienza è come questo nuovo partito con la sua identità riformista e modernizzatrice possa essere una risorsa utile all’Umbria. Il confronto è rimasto ancora troppo tra i partiti e si è trasferito poco nelle istituzioni di governo e nella società regionale.
Che cosa intende dire con questo?
Che non si avverte la consapevolezza profonda e la spinta dei gruppi dirigenti più ristretti, per imprimere su quella svolta che si deve operare anche in Umbria e non solo a livello nazionale. Con la nascita del Pd non si può consentire che perduri il solito tran tran.
Ma allora di chi sono le responsabilità di questa situazione?
R. Non si tratta di trovare solo alcuni capri espiatori. Ma è innegabile che ci siano responsabilità anche nel gruppo dirigente umbro dei Ds nel suo insieme, sia tra chi opera nel partito e chi governa nelle istituzioni.
A proposito del rapporto tra il partito e le istituzioni, qual è la sua opinione?
Per quanto riguarda i Ds avverto divisioni e un conflitto sordo e strisciante tra istituzioni e partito. Non si capisce che siamo tutti in discussione in questo momento e non ci sono singole rendite di posizione, pur autorevoli, che possano essere automaticamente salvaguardate e investite per il futuro.
Cominciamo dal Partito. E’ dell’opinione che in vista del congresso si debba sostituire l’attuale segretario regionale dei Ds Fabrizio Bracco?
R. Bracco ha naturalmente le sue responsabilità perché non ha costruito un gruppo dirigente nuovo e sufficientemente unitario e non ha fatto dell’autonomia politica e progettuale del partito dalle istituzioni una risorsa utile all’Umbria. Ma detto questo non credo che si possa scaricare solo su di lui la responsabilità delle difficoltà attuali che, ripeto, sono dell’insieme del gruppo dirigente.
Detta così non è stato molto chiaro sul futuro del segretario regionale.
R. Constato che c’è una certa insofferenza politica verso la gestione attuale, ma devo prendere anche atto che, almeno per ora, non ci sono candidature alternative e sembra che nessuno voglia proporsi. Anche in questa contraddizione sta la crisi del partito e del suo gruppo dirigente. Purtroppo in molti preferiscono investire negli incarichi amministrativi o istituzionali.
E veniamo allora alle istituzioni. Che giudizio dà sul lavoro che si sta facendo alla Regione alla Provincia, nei Comuni?
Quello che appare, è un certo galleggiamento sull’esistente. Si avverte un deficit dell’azione riformista e riformatrice dopo tanti, giusti e necessari, impegni politici e programmatici per le riforme. In più di un decennio oramai, dopo la crisi del vecchio modello di sviluppo umbro non si è imboccata con chiarezza e determinazione un’altra strada. Mi sembra che ci si affidi ancora e solo alla leva della spesa pubblica per promuovere la crescita e il nuovo sviluppo. Intanto però i finanziamenti per la ricostruzione post terremoto e quelli europei vanno progressivamente riducendosi, non c’è crescita del Prodotto interno lordo regionale e permangono fragilità in alcuni settori produttivi e in alcune aree territoriali.
Ma secondo lei il “Patto per lo sviluppo” non sta producendo risultati positivi?
Francamente, al di là del valore politico positivo della concertazione, non vedo quali risultati stia producendo in termini di nuovi investimenti e nuove direttrici di crescita e di sviluppo.
Però si parla e si lavora molto per potenziare il sistema infrastrutturale dell’Umbria, utile al suo sviluppo.
Non penso che il solo potenziamento, pur necessario ed indispensabile del sistema viario e infrastrutturale, possa essere da solo la chiave di volta del nuovo sviluppo. Servono più interventi integrati e in più direzioni. A partire da una riforma seria della pubblica amministrazione, un impegno per aumentare l’intervento privato nei settori produttivi più innovativi, sostenere e qualificare il sistema formativo, l’offerta turistica, solo per parlare di alcuni problemi
Cambiamo argomento tra poche settimane si va al voto in importanti Comuni dell’Umbria, Narni, Todi, Deruta..
Spero che non si disperda il patrimonio di buon governo che il centrosinistra ha realizzato in questi anni nei Comuni, nonostante le ristrettezze finanziarie e si lavori all’unità più larga della coalizione di centrosinistra, in particolare in una realtà delicata come quella di Todi, evitando le divisioni che purtroppo pochi mesi fa abbiamo registrato ad Assisi, Gubbio e Città di Castello.
Come si presenterà il Partito democratico ai prossimi appuntamenti elettorali del 2009 e del 2010?
Credo che ci sarà una accresciuta competizione tra centrodestra e centrosinistra. La nascita poi del Partito democratico è destinata a creare una geografia politica nuova in Umbria anche attraverso una riorganizzazione di alcune componenti della sinistra che non sono certo da sottovalutare, sul piano politico e tantomeno su quello elettorale, soprattutto in una regione come la nostra.
Ma all’interno del Pd ci sarà competizione tra i Ds e la Margherita?
Anche se condivideremo lo stesso progetto e lo stesso programma sarà inevitabile una qualche forma di competizione sui caratteri che deve assumere una politica riformista in Umbria e sulla capacità di proporre una nuova qualità e rappresentatività della classe dirigente e di governo.
A proposito della classe dirigente lei è sempre per il rinnovamento?
Il rinnovamento della classe dirigente non è una possibilità, ma è, oramai da parecchi anni, una necessità. Se si vuole realmente avviare un processo di cambiamento in Umbria è utile il rinnovamento di una nuova classe dirigente e non solo di quella politico amministrativa, in gradi di sostenere quel processo che io chiamerei di “terza modernizzazione” dopo quello del dopoguerra e degli anni Settanta.
Questa politica di rinnovamento vale anche per il futuro Pd?
Soprattutto per un nuovo partito riformista e modernizzatore come è quello che vogliamo costruire anche in Umbria. Non penso che daremmo una buona immagine se dopo la nascita del Pd dovessimo riproporre nei principali e più autorevoli incarichi politici e di governo coloro che già oggi hanno queste responsabilità.





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