Intervento di Alberto Stramaccioni alla Direzione regionale del 7 febbraio 2005
di Alberto Stramaccioni
Concordo anch’io con chi ha sostenuto che è necessario valorizzare il clima politico positivo emerso dal recente congresso nazionale tenutosi nei giorni scorsi a Roma. Un congresso che ha messo in evidenza il progetto dei Ds e del centrosinistra per tornare a governare il paese dopo la negativa esperienza di Berlusconi e del centrodestra. Il congresso ha fatto emergere la credibilità di una proposta che punta a rilanciare lo sviluppo del paese di fronte ai rischi evidenti di un possibile declino.
Per essere in sintonia con l’andamento del congresso nazionale e soprattutto in vista delle prossime elezioni regionali e politiche dobbiamo compiere un lavoro in Umbria che traduca il nostro progetto riformista in maniera credibile nella regione per ottenere adeguati e positivi risultati elettorali. Innanzitutto serve un programma e un progetto adeguato a rendere credibile e praticabile il nuovo sviluppo dell’Umbria.
Vengo quindi alle diverse questioni che stasera sono state discusse relative al programma, al listino e ai criteri per la composizione della lista unica alle regionali le cui elezioni sono previste per il 3 e 4 aprile prossimi.
1) Non voglio ritornare sui ritardi accumulati in questi mesi. Sta di fatto però che l’inesorabile scorrere del tempo porta inevitabilmente a delle decisione purchessia e non vorrei che alcune scelte venissero fatte per forza d’inerzia, senza un progetto e obiettivi precisi e positivi. Per quanto riguarda il programma io riconfermo le valutazioni già espresse al congresso regionale e concordo con l’intervento di Claudio Carnieri. Sarebbe stato utile che ne avessimo discusso in maniera più approfondita nei mesi passati, anche per meglio definire il lavoro del nostro partito e della coalizione per i prossimi anni. Ciò avrebbe consentito di definire meglio il progetto del centrosinistra anche sulle proposte di carattere politico-istituzionale per la prossima legislatura dopo che la Regione, proprio in questo ambito ha avuto un basso profilo. Se avessimo fatto una discussione su questi temi e poi anche sul resto delle altre questioni oggi il confronto con Rifondazione non si sarebbe limitato solo alla vicenda della composizione del listino, che è un aspetto importante, ma comunque marginale rispetto alle questioni programmatiche che in qualche modo dividono noi e Rifondazione. Ben altre sono le questioni programmatiche che ci dividono e che attengono ai temi del rapporto e della collaborazione tra pubblico e privato per rilanciare e qualificare il futuro sviluppo dell’Umbria, oltre ogni logica assistenziale o statalistica perché fondata esclusivamente sul peso e il contributo della spesa pubblica. Naturalmente l’esigenza della collaborazione con Rifondazione costruita da oltre un decennio rimane fondamentale e pregiudiziale per ragioni sia politiche che elettorali. In questo senso è stata utile la chiarificazione del Segretario Regionale che ha respinto ogni disponibilità a far parte del listino nei primi tre posti. Ma significherebbe fare torto al segretario regionale se pensassimo che lui ponendo la legittima esigenza di avere un rappresentante per i Ds, tra i sei componenti del listino voleva con ciò surrettiziamente, creare un problema politico con Rifondazione.
Per venire al merito della composizione del listino è giusto sottolineare innanzitutto che quello che noi chiamiamo listino si chiama lista unica regionale e quindi vuol dire lista che punta alla presenza unitaria di tutte le componenti della coalizione o dello schieramento. A questo principio ci siamo ispirati nel 2000 e in parte anche nel 1995 anche se allora, come avrebbe detto Carnieri, condizionati dal furore nuovista, nel listino oltre ai rappresentanti dei partiti ci furono anche quelli della cosiddetta società civile.
2) Venendo alla questione della composizione della lista unitaria regionale comprendente le forze della Federazione riformista va detto che dobbiamo essere molto attenti all’esigenza di avere dei candidati forti elettoralmente e rappresentantivi anche per l’inevitabile competizione che ci sarà sia all’interno della lista con la Margherita e lo Sdi e all’esterno nello schieramento con Rifondazione e gli altri partiti. L’ipotesi di comporre la lista affidandoci al lavoro della cosiddetta cabina di regia francamente non è molto convincente. Anche perché bisognerebbe sapere anticipatamente quali sono i membri della cabina di regia che non sono candidati, altrimenti verrebbe fuori una commistione, un conflitto di interessi, berlusconianamente parlando, che non sarebbe utile agli esiti finali di un delicato lavoro, estremamente importante per l’esito del risultato elettorale e per i rapporti con le città e i territori. Poi sarebbe utile definire meglio i criteri attraverso i quali le cinque Federazioni nate da poco nei prossimi giorni devono lavorare per comporre un primo quadro delle candidature, anche perché già noi abbiamo in campo undici persone tra consiglieri e assessori uscenti, otto più uno, più due a cui si aggiungeranno inevitabilmente altri dieci-quindici nuovi candidati. Ma come sappiamo la composizione della lista per quanto riguarda la quota Ds immagino che non supererà le nove-dieci componenti sui 18 nella Circoscrizione di Perugia e 6 nella Circoscrizione di Terni. C’è poi da aggiungere che pur condividendo il criterio del necessario equilibrio tra conferme e rinnovamento nella composizione delle liste, questo orientamento più di principio che pratico andrebbe meglio precisato.
Infine nel quadro della composizione della lista sarebbe utile parlare anche del ruolo del Segretario regionale e in questo senso voglio dire che non possiamo considerare il nostro segretario “l’agnello sacrificale” di tutta la vicenda. Se nelle quattordici regioni si candidano i diversi segretari regionali, anche perché questo è legittimo sul piano politico e rappresentativo sarà una questione da affrontare nel partito umbro, con il Segretario e con la segreteria nazionale. Da quasi un quindicennio il segretario regionale non si è candidato più in Consiglio regionale, ma è un’opinione non da tutti condivisa a suo tempo e non da tutti condivisibile. Personalmente in un decennio ho ritenuto utile che il Segretario regionale non si candidasse in Consiglio regionale per salvaguardare una corretta e reciproca autonomia tra partito e istituzioni e tra responsabilità politiche e ruolo istituzionale. Ma ahimè, oramai si va verso la totale istituzionalizzazione della politica e allora se si vuole si cambi pure opinione. Comunque sia io non trovo nulla di scandaloso se il Segretario regionale si candida nella Lista unitaria e anche come capolista.
Concludo auspicando che si precisino meglio i caratteri del lavoro che dobbiamo fare nei prossimi giorni anche con la approvazione di un ordine del giorno che definisca punto per punto tutte le diverse questioni.






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