{"id":209,"date":"2004-10-29T02:00:00","date_gmt":"2004-10-29T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.albertostramaccioni.it\/wp\/2004\/10\/29\/qintervento-di-alberto-stramaccioni-al-convegno-sul-tema-qumbria-progettazione-innovazione-e-qualita-dello-sviluppoq-a-cui-hanno-partecipato-luca-diotallevi-gianpiero-bocci-fiammetta-modenaq\/"},"modified":"2026-03-05T14:33:49","modified_gmt":"2026-03-05T13:33:49","slug":"intervento-di-alberto-stramaccioni-al-convegno-sul-tema-umbria-progettazione-innovazione-e-qualita-dello-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albertostramaccioni.it\/wp\/politica\/intervento-di-alberto-stramaccioni-al-convegno-sul-tema-umbria-progettazione-innovazione-e-qualita-dello-sviluppo\/","title":{"rendered":"Intervento di Alberto Stramaccioni al Convegno sul tema: &#8220;Umbria, progettazione, innovazione e qualit\u00e0 dello sviluppo&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Convegno a cui hanno partecipato Luca Diotallevi, Gianpiero Bocci, Fiammetta Modena<\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Alberto Stramaccioni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Innanzitutto vorrei, non per un fatto formale o di educazione, ringraziare la CISL che ha organizzato questo dibattito. Da quanto ha detto Bruschi, la cui analisi condivido in gran parte, e dall\u2019intervento di Diotallevi stiamo affrontando diversi problemi politici e altrettante questioni legate ai problemi dello sviluppo della nostra regione, che purtroppo oramai raramente discutiamo in iniziative pubbliche di questo tipo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Discutere di qual\u2019\u00e8 la situazione politica, economica e sociale della nostra regione e quali, secondo ognuno di noi, possono essere le ipotesi progettuali e di sviluppo \u00e8 gi\u00e0 questo un fatto positivo, perch\u00e9 rid\u00e0 dignit\u00e0 alla politica in un momento in cui soprattutto in Umbria si stenta a realizzare un confronto su questi temi. Infatti uno dei problemi che io ritengo abbiamo nella nostra regione, Diotallevi e Bruschi ne hanno fatto riferimento nei loro interventi, \u00e8 quello di avere in Umbria una societ\u00e0 civile che nel suo insieme non \u00e8 capace di sollecitare il sistema politico o il sistema economico e sociale a rinnovarsi, a cambiare, a trasformarsi per modernizzarsi. Contemporaneamente le classi dirigenti politico-istituzionali nel corso degli anni si sono sempre pi\u00f9 ristrette quantitativamente e sono diventate progressivamente meno sensibili alla sollecitazione delle diverse forze sociali. Questa reciproca incapacit\u00e0 di comunicare e di ascoltarsi realmente tra istituzioni e societ\u00e0 \u00e8 una caratteristica e un limite dell\u2019Umbria, presente da lungo tempo nella storia della regione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente questo fenomeno ha tante spiegazioni che possiamo rintracciare negli ultimi decenni o addirittura nei secoli, sta di fatto che per\u00f2 oggi noi vediamo con il passare del tempo, ed io di questo ne sono sempre pi\u00f9 convinto, una subalternit\u00e0 prevalente della societ\u00e0 civile rispetto al sistema politico. Una caratteristica particolarmente dannosa se confrontata con quelle delle altre regioni come la Toscana e l\u2019Emilia. Tutto ci\u00f2 ha un notevole rilievo proprio perch\u00e9 poi si ripercuote negativamente nella capacit\u00e0 di definire e realizzare i diversi progetti di sviluppo e di modernizzazione della regione.<br>Oggi c\u2019\u00e8 una discussione molto frantumata sule diverse questioni economico sociali e le loro implicazioni con il sistema politico istituzionale. La mia opinione, gi\u00e0 altre volte espressa, \u00e8 quella basata sul fatto che l\u2019Umbria \u00e8 passata da un periodo di grande arretratezza e sottosviluppo risalente agli anni quaranta e cinquanta, ad un periodo in cui grazie all\u2019intervento del potere pubblico ed alla crescita dello stato sociale, in particolare negli anni settanta, si \u00e8 avuta una forte modernizzazione del sistema economico sociale, ma anche del sistema politico ed istituzionale. Dalla seconda met\u00e0 degli anni ottanta per\u00f2 nella nostra regione, per una serie di fattori, legati anche alle dinamiche dell\u2019economia internazionale, si sono avuti processi di deindustrializzazione diffusa, intrecciatisi con una riduzione dei flussi di spesa pubblica, al punto che l\u2019Umbria oggi \u00e8 in una fase di difficolt\u00e0, o meglio di transizione se vogliamo dire pi\u00f9 precisamente. Siamo cio\u00e8 in una fase di passaggio ormai da dieci-quindici anni in cui non si vede ancora lo sbocco finale, non intravvediamo cio\u00e8 dopo la crisi di un modello di sviluppo costruitosi negli anni sessanta e settanta come si assester\u00e0 il sistema economico sociale, su quali parametri e caratteristiche, ma anche quello politico istituzionale su quali valori, regole e identit\u00e0 nei prossimi dieci-venti anni. Non si tratta di riproporre nuovi modelli, ma collocare l\u2019Umbria in una nuova dimensione nazionale e internazionale di crescita e sviluppo attraverso l\u2019aumento della qualit\u00e0 della sua produzione che on pu\u00f2 ormamai che essere il frutto di una intesa e di una collaborazione tra il sistema pubblico, dello Stato cn le sue articolazioni territoriali, e privato, l\u2019impresa individuale produttiva e finanziaria, per avere nuova competitivit\u00e0 sui mercati internazionali e in un mercato sufficientemente regolato.<br>Le forze politiche che cosa devono fare allora per realizzare questa prospettiva? Innanzitutto dovrebbero essere coscienti di questo tipo di problemi. Acquisire cio\u00e8 la consapevolezza che la nostra regione \u00e8 in questa fase della sua storia, con precise e particolari fragilit\u00e0 nel suo sviluppo. Gi\u00e0 questa consapevolezza sarebbe un fatto politico rilevante in quanto ritengo che se la politica, intesa come l\u2019insieme della capacit\u00e0 progettuale della classe dirigente, sia quella politica-amministrativa che imprenditoriale-sindacale, pur nella distinzione dei ruoli, ha la capacit\u00e0 di avere un\u2019idea per il nuovo sviluppo della regione nei suoi diversi settori e un\u2019identit\u00e0 forte, ma duttile dell\u2019Umbria allora tutto questo ha un valore superiore a tanti miliardi di euro da poter destinare alla crescita. La questione oggi \u00e8 infatti la qualit\u00e0 dello sviluppo dell\u2019Umbria nel sistema globalizzato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 sufficiente che questa consapevolezza ce l\u2019abbiamo io, Bocci o Bruschi o qualcun altro, se non si riesce a lavorare insieme per un progetto comune la situazione rimane quella che \u00e8. Oggi, ma ormai da diversi anni, siamo in una situazione in cui si galleggia, i dati riferiti da Bruschi e Diotallevi lo dimostrano, ci sono fenomeni positivi di tenuta del sistema economico e sociale, emblematicamente rappresentati da una equilibrata distribuzione della ricchezza, assieme a indicatori che segnalano una diffusa crisi evidenziata dalla caduta tendenziale del prodotto interno lordo regionale, dalla precariet\u00e0 nel mercato del lavoro, il tutto con una popolazione tra le pi\u00f9 anziane d\u2019Italia. Per non parlare poi dei rischi occupazionali derivanti dalla delocalizzazione delle nostre multinazionali come Thyssen Krupp e la Nestl\u00e8-Perugina.&nbsp;<br>La prima domanda che il sistema politico istituzionale dovrebbe porsi di fronte a questi dati \u00e8 la seguente: noi pensiamo che lo sviluppo e la modernizzazione futura dell\u2019Umbria possa ancora in gran parte basarsi sui soldi che vengono dall\u2019Europa o dal Governo nazionale, senza un nuovo ruolo e indirizzo nell\u2019attivit\u00e0 delle imprese e delle istituzioni regionali?&nbsp;<br>La risposta \u00e8 semplice, no! Intanto dall\u2019Europa e dal Governo nazionale arriveranno sempre meno finanziamenti e non solo perch\u00e9 governa Berlusconi, ma per i tanti vincoli europei del Trattato di Maastricht, che comunque ci ha consentito una positiva stabilit\u00e0 monetaria e finanziaria. La ragione per\u00f2 pi\u00f9 rilevante della nostra risposta sta nel fatto che in un sistema economico sempre pi\u00f9 globalizzato anche un\u2019economia come quella umbra, se non si modernizza \u00e8 emarginata. La competizione esclude quei settori produttivi dal mercato anche perch\u00e9 non hanno la qualit\u00e0 richiesta. Per i prossimi quindici, venti, anni quindi lo sviluppo della nostra regione non pu\u00f2 essere affidato solo ai soldi che verranno dal potere pubblico, anche se qualcosa giunger\u00e0 per il potenziamento del sistema infrastrutturale. Questo \u00e8 d&#8217;altronde la sola questione di cui si parla da dieci, quindici anni con risultati pi\u00f9 o meno apprezzabili. C\u2019\u00e8 per\u00f2 tutta un\u2019altra parte del mondo produttivo umbro svincolato dall\u2019imprenditoria edile o legata ai lavori pubblici le cui esigenze sono poco rappresentate, sia dalle organizzazioni imprenditoriali, che dalle organizzazioni dei lavoratori. Questa \u00e8 una questione politica, economica ed anche democratica per me decisiva. C\u2019\u00e8 una parte del mondo produttivo che vive senza il sostegno di alcun intervento pubblico e non \u00e8 riconosciuta quale vera forza motrice dell\u2019economia umbra. Questo mondo \u00e8 rappresentato dalle centinaia e centinaia di piccole o piccolissime imprese diffuse su tutto il territorio e in particolare lungo l\u2019asse Perugia-Citt\u00e0 di Castello-Umbertide e Perugia-Marsciano-Todi-Terni-Narni e lungo l\u2019asse Perugia-Bastia Umbra-Foligno-Spoleto. Imprese che hanno i loro limiti naturalmente, alcune arretratezze, ma riscontrano una sordit\u00e0 del sistema politico istituzionale notevole verso le loro esigenze di modernizzazione. Noi parliamo, e dopo parler\u00f2 anch\u2019io dei centomila dipendenti della pubblica amministrazione e dei quasi trecentomila pensionati che ci sono in Umbria, ma poi ci sono vivaiddio anche centocinquanta, duecentomila tra lavoratori autonomi e dipendenti nel settore artigianale, commerciale, turistico e della piccola impresa anche in settori produttivi avanzati. Questo \u00e8 un mondo che vive giorno dopo giorno facendo affidamento molto spesso solo ed esclusivamente sulle proprie forze.&nbsp;<br>Rispetto a quanto detto ci vuole la sensibilit\u00e0 politica quindi di pensare che il futuro della nostra regione \u00e8 in mano a noi e non all\u2019Europa o al Governo nazionale, da parte loro ci saranno ancora aiuti ed interventi, ma molto pi\u00f9 limitati del passato. Questo \u00e8 il dato incotrovertibile che lancia una sfida a chi governa l\u2019Umbria. Anche perch\u00e9 la cultura politica prevalente di chi ha responsabilit\u00e0 di governo, sia nel mondo imprenditoriale, che nelle istituzioni molto spesso esprime una cultura statalista o statalistico assistenziale.Per qualcuno se la mattina si alza e avverte che gli viene meno la gestione di certi flussi finanziari che derivano dall\u2019Europa o dal Governo nazionale, si sente male perch\u00e9 non sa pi\u00f9 dove mettere le mani e che cosa fare. D&#8217;altronde cos\u00ec sono stati abituati proprio perch\u00e9 in questi anni molte associazioni imprenditoriali, i sindacati e le istituzioni hanno sostenuto diverse iniziative a sostegno dello sviluppo di un sistema produttivo che doveva modernizzarsi, potenziarsi e crescere. Si \u00e8 speso anche molto, ma purtroppo inutilmente o in maniera sbagliata: dalla formazione professionale, alle diverse forme di assistenza per determinate imprese e solo in alcuni settori, per fare solo qualche esempio. E poi lo stesso uso dei finanziamenti utilizzati per la ricostruzione dopo il terremoto del 1997, se hanno consentito una rapida ed efficace opera di ricostruzione non hanno certo contribuito a superare in positivo la storica fragilit\u00e0 dell\u2019insieme del sistema produttivo umbro. Si annuncia che si mettono i soldi per la modernizzazione del sistema, poi nella sostanza si producono risultati abbastanza deludenti perch\u00e9 manca sopratutto la chiarezza degli obiettivi da raggiungere. Molto spesso si pensa che lo sviluppo dell\u2019Umbria possa ancora avvenire dentro i confini della regione. Se ci attardiamo su questa strada autarchica, vuol dire che siamo rimasti indietro di circa trenta o quaranta anni rispetto alla realt\u00e0 che ci circonda. Tutti i settori produttivi sui quali noi riteniamo di dover puntare, dalla ricerca, all\u2019informatica, dal turismo alla formazione professionale, alla valorizzazione culturale e ambientale della regione hanno logiche oramai, e chi sta qui lo sa meglio di me, nazionali, europee o addirittura mondiali. E\u2019 sbagliato per ci\u00f2 pensare di intervenire in determinati comparti per innovare o per modernizzare al fine di far crescere la capacita competitiva operando o pensando di operare in un mercato tutto interno alla regione o appena in qualche regione limitrofa, come spesso si tende a fare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prospettiva di nuovo sviluppo su cui si deve lavorare non pu\u00e8 che essere quella di una vera e propria modernizzazione del sistema produttivo umbro in una economia globalizzata dove il rapporto e la collaborazione tra pubblico e privato, tra istituzioni e imprese diventa centrale. Questo deve essere lo scenario anche dei nuovi rappoti politici ed economici per l\u2019Umbria e qui si tratta di realizzare una novit\u00e0 forte per la regione e per la sua storia. In questa prospettiva tutti devono cambiare orizzonte, ruolo e funzione. Il sindacato, naturalmente, ha delle carte che pu\u00f2 spendere in tutto quel mondo di cui ha parlato Bruschi e che \u00e8 quello legato non solo al potenziamento del sistema infrastrutturale, ma anche al rafforzamento dell\u2019insieme del sistema economico regionale partendo dalla valorizzazione dei beni culturali, alla ricchezza ambientale e certamente al mondo industriale nel suo complesso che rimane e deve rimanere lo spina dorsale dello sviluppo della regione.&nbsp;<br>Un compito analogo spetta alle associazioni imprenditoriali in Umbria nel rapporto con le istituzioni al fine di rappresentare tutto il tessuto produttivo, con le sue tante e diverse imprese ed esigenze perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una parte del sistema produttivo che non \u00e8 rappresentato da esse ed \u00e8 una gran parte. D&#8217;altronde la politica degli imprenditori in Umbria viene definita prevalentemente da quel gruppo di imprese che sta dentro il meccanismo della gestione del flusso finanziario della spesa pubblica e non da altre e questo ha naturalmente delle conseguenze sullo sviluppo pi\u00f9 generale del sistema produttivo.<br>Ci vuole un cambiamento di mentalit\u00e0 anche per questo mondo e non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente pensare solo a far si che le istituzioni progettino e realizzino le strade, i ponti e le ferrovie per rispondere alle esigenze di determinate imprese. Sono certo cose importanti tutte le realizzazioni verso il potenziamento del sistema infrastrutturale, ma insufficienti, esprimono solo una parte delle esigenze del necessario sviluppo futuro della nostra regione. Con esse si rimane solo nell\u2019ambito dei lavori pubblici pi\u00f9 o meno necessari, ma la modernizzazione oggi \u00e8 un processo legato soprattutto al potenziamento del sistema infrastrutturale immateriale.<br>Ora se si vuole cambiare strada verso l\u2019affermazione di un nuovo sistema produttivo in Umbria si deve poter contare anche su un sistema bancario e creditizio con la cultura del rischio, se affermano come questi soggetti affermano e giustamente di essere delle imprese, di essere cio\u00e8 degli imprenditori. Per una banca deve esserci la cultura del rischio come elemento di promozione dello sviluppo, non si devono limitare alla raccolta dei risparmi e poi indirizzarli chiss\u00e0 dove. Il sistema bancario e creditizio in Umbria ha forti responsabilit\u00e0 verso lo sviluppo futuro della regione, perch\u00e9 oggi c\u2019\u00e8 una arretratezza notevole di questo mondo e di un sistema di fronte anche alla sua rapida evoluzione in campo nazionale e internazionale.<br>Voglio affrontare ora le responsabilit\u00e0 del sistema politico istituzionale, verso la scarsa o insufficiente definizione di una prospettiva di nuovo sviluppo per l\u2019Umbria perch\u00e9 i dati che diceva da ultimo Diotallevi sono tutti veri e fondati. Nella pubblica amministrazione c\u2019\u00e8 una concentrazione di dipendenti che non ha confronti e comparazioni con altre regioni, questo \u00e8 il limite pi\u00f9 serio delle amministrazioni pubbliche in Umbria, se permane e se questo dato non diventa una risorsa per lo sviluppo. Tutto ci\u00f2 rappresenta potenzialmente una ricchezza, ma pu\u00f2 essere anche una palla al piede. Su questo versante, non \u00e8 stato fatto molto per la razionalizzazione e l\u2019efficienza del sistema politico istituzionale. C\u2019\u00e8 stato un aumento della burocratizzazione del sistema politico amministrativo, ma questo non \u00e8 avvenuto solo in Umbria naturalmente e il problema non lo ha affrontato nessuno, n\u00e9 chi governa, n\u00e9 chi sta all\u2019opposizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Passiamo ora all\u2019altra questione che \u00e8 stata sollevata ed \u00e8 relativa all\u2019alternativa possibile o impossibile nel governo regionale. Qualcuno avr\u00e0 seguito la discussione sull\u2019esistenza del regime o del non regime in Umbria, durante e dopo la recente tornata elettorale. Le elezioni comunali e provinciali hanno dato risultati straordinariamente favorevoli al centro sinistra al di l\u00e0 anche delle pi\u00f9 rosee previsioni, avanzate dagli stessi dirigenti del centro sinistra. Quando si vota, sono gli elettori che decidono e c\u2019\u00e8 stata la conferma di un consenso ad una politica svolta oramai da tempo. Non \u00e8 vero che gli elettori non capiscono il tipo di politica che si fa e non \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 una condivisione di un certo tipo di politica, perch\u00e9 parla alla parte pi\u00f9 garantita dei cittadini che in Umbria sono quelli rappresentati dai dipendenti della pubblica amministrazione e dai pensionati. Il consenso ricevuto dal centrosinistra viene anche da un mondo pi\u00f9 largo e complesso, che non vede come credibile ed utile un\u2019alternativa che porti il centrodestra al governo dell\u2019Umbria.&nbsp;<br>Sono dell\u2019opinione che in Umbria ha vinto il centro sinistra perch\u00e9 ha anche perso drammaticamente il centro destra, ma non solo naturalmente. Non \u00e8 una banalit\u00e0 come pu\u00f2 apparire a prima vista. Di fronte alla volont\u00e0 di una parte tradizionalmente di sinistra degli elettori umbri a votare contro il centro destra o contro Berlusconi si \u00e8 aggiunto il consenso, o l\u2019astensionismo di chi \u00e8 pi\u00f9 deluso dalle politiche berlusconiane e poi ha visto che nella regione la capacit\u00e0 di alternativa del centrodestra era meno credibile di quanto forse si aspettassero. L\u2019insieme degli elementi, la voglia di dare un segnale contro la politica di Berlusconi e la valutazione negativa sull\u2019alternativa possibile del centro destra in Umbria hanno portato all\u2019eccellente risultato avuto dal centro sinistra. Nel sistema bipolare, come tutti sapete, \u00e8 una partita a due e se uno non gioca bene, ma l\u2019altro gioca malissimo, anche quello che non gioca benissimo, per\u00f2 gioca meglio dell\u2019altro alla fine vince. Ma se la destra non \u00e8 un\u2019alternativa, c\u2019\u00e8 comunque un problema di qualit\u00e0 e rappresentativit\u00e0 dei gruppi dirigenti anche per il centro sinistra. Io guardo al centro sinistra nelle regioni rosse, ma anche in Italia e prevedo che quando sar\u00e0 giunta al termine, per ragioni non solo anagrafiche, la classe dirigente che si \u00e8 formata alla scuola del Pci o della sinistra, anche in Umbria ci sar\u00e0 un problema molto serio per il futuro dello schieramento politico, anche perch\u00e9 gi\u00e0 si vedono alcuni segnali. Tra quindici-venti anni nelle elezioni comunali o provinciali, se il sistema politico elettorale rimane quello attuale, tra un candidato di centro destra e un candidato di centro sinistra rischiano di notarsi poche differenze. Quindi c\u2019\u00e8 un problema di classi dirigenti, pi\u00f9 impellente per il centro destra, per tutta la storia e il peso che hanno una certa parte delle forze politiche ereditate da questo schieramento, ma anche per il centro sinistra.<br>Diotallevi faceva riferimento al fatto che negli anni sessanta la Dc e il Psi hanno governato i Comuni pi\u00f9 importanti dell\u2019Umbria, da Perugia a Foligno a Citt\u00e0 di Castello. Anche negli anni ottanta la Dc e il Psi hanno governato Foligno, Spoleto, citt\u00e0 importanti, poi negli anni novanta Terni con Ciaurro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In vari periodi della storia dell\u2019Umbria ci sono state esperienze di alternativa, diciamo ai comunisti per capirci, ma c\u2019\u00e8 una societ\u00e0 regionale e una serie di interessi che non sono solo legati all\u2019elettorato tradizionale della sinistra, che non hanno riconfermato queste esperienze politico-amministrative ed \u00e8 stato detto perch\u00e9 la sinistra in Umbria \u00e8 consociativa. Non credo che sia per questo, ma per il semplice fatto che non hanno governato bene secondo il giudizio degli elettori in conflitto al loro interno e allora non sono stati riconfermati. Quanto alla presenza del consociativismo in Umbria, questa catatteristica \u00e8 fortemente diffusa pi\u00f9 nelle componenti imprenditoriali e in quelle sindacali che in altre. Queste organizzazioni molto spesso sollecitano la sinistra e le diverse componenti politiche ad accordarsi per difendere l\u2019interesse generale della regione e non solo. D&#8217;altronde la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista insieme al Pci a partire dagli anni cinquanta hanno dato vita ad uno schieramento politico che pure in conflitto sul piano nazionale collaborava per\u00f2 in Umbria in maniera unitaria per lo sviluppo della regione ed era molto legato alle popolazioni della regione. Oggi invece la situazione \u00e8 diversa.&nbsp;<br>Anche voi parlerete come faccio io con la gente, ci sono dei piccoli imprenditori che ritengono il sistema politico istituzionale dell\u2019Umbria molto lontano, distante da loro, e chiedono che la pubblica amministrazione si rinnovi, si modernizzi. Io ritengo che il centrosinistra debba ascoltare di pi\u00f9 questo mondo. Il centro destra non ha bisogno naturalmente di consigli, ma se vuole cominciare a creare un\u2019alternativa al centrosinistra dovrebbe cominciare a rappresentare al meglio quella parte della societ\u00e0 regionale oggi meno rappresentata nelle istituzioni e nelle organizzazioni sociali.<br>Vengo all\u2019ultima questione. Penso anch\u2019io che un processo di modernizzazione che realizzi una razionalizzazione dello Stato sociale anche in Umbria, con la riorganizzazione della presenza della pubblica amministrazione, l\u2019innovazione in determinati settori sociali e assistenziali possa ridurre, in certe congiunture anche elettorali e nel breve periodo, il consenso a chi governa nella nostra regione. Ma se si imbocca seriamente la strada della modernizzazione su quei tre, quattro punti fondamentali per l\u2019Umbria e il suo sviluppo gi\u00e0 delineati e peraltro obbligatori, non \u00e8 detto che in un periodo medio-lungo poi si giunga anche a dei risultati elettorali positivi. Con un prodotto interno lordo come quello della nostra regione e con i consumi che annualmente abbiamo, federalismo fiscale o non federalismo fiscale, a un certo punto il divario tra la ricchezza che produciamo e quello che consumiamo verr\u00e0 fuori.<br>Gi\u00e0 stiamo rimandando da qualche anno il problema del come ridurre questa grossa distanza tra ricchezza prodotta e costi sociali che secondo alcuni sarebbero di ben duemila miliardi delle vecchie lire, ma il gap verr\u00e0 fuori, emerger\u00e0 nel settore della sanit\u00e0, in quello dei servizi ancora in maniera pi\u00f9 drammatica di quello che oggi possiamo constatare. Quindi \u00e8 bene che pensiamo a questi problemi e chi governa dovrebbe mettersi alla testa di un nuovo processo di sviluppo e razionalizzazione invece di subirlo. Attualmente stiamo subendo questo processo di smantellamento dello Stato sociale in atto da qualche anno, di finanziaria in finanziaria, e non avanziamo un disegno e un proetto riformista alternativo. Andiamo ad una diminuzione dei servizi, di fronte ad una riduzione delle possibilit\u00e0 di spesa in tanti settori, ma non abbiamo una politica alternativa. Alla fine i Comuni, le Province e le Regioni dovranno gestire inevitabilmente il declino di quello Stato sociale che l\u2019Umbria ha costruito negli anni settanta. Questa \u00e8 la tendenza che dobbiamo invertire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io spero che saremo in grado di intervenire al pi\u00f9 presto, ma al momento devo dire che non vedo la convinzione per realizzare questa svolta. Dipende per\u00f2 un po\u2019 da tutti, pur nelle differenze di ruoli, di competenze e di funzioni capire a che punto oggi siamo nello sviluppo della nostra regione e quello che dobbiamo fare per il futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Convegno a cui hanno partecipato Luca Diotallevi, Gianpiero Bocci, Fiammetta Modena di Alberto Stramaccioni Innanzitutto vorrei, non per un fatto formale o di educazione, ringraziare la CISL che ha organizzato questo dibattito. Da quanto ha detto Bruschi, la cui analisi condivido in gran parte, e dall\u2019intervento di Diotallevi stiamo affrontando diversi problemi politici e altrettante questioni legate ai problemi dello sviluppo della nostra regione, che purtroppo oramai raramente discutiamo in iniziative pubbliche di questo tipo. 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