Lunedì 29 Settembre 2008
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"STRAMACCIONI: I VERTICI PD ORMAI SONO DELEGITTIMATI"
"Intervista di Pierpaolo Burattini"    sdg

Alberto Stramaccioni, segretario regionale Pds-Ds dal 1992 al 2001, deputalo per due legislature, oggi nell'ufficio politico regionale del Pd, ad occhio e croce, di questi tempi nel Pd umbro le incertezze sembrano essere di gran lunga maggiori delle certezze.
"Come nel resto del Paese e soprattutto in una regione con una forte presenza della sinistra non e facile dare vita a un partito realmente nuovo. Permangono purtroppo vecchie logiche di appartenenza e istinti conservatori che non fanno i conti con la nuova realtà del Paese e dell'Umbria".


D. Lei punta il dito contro quelle che chiama vecchie logiche e conservatorismi: usciamo dal generico e caliamo tutto in un preciso contesto. 
R. Basta guardare alla situazione economico sociale della regione e al ruolo delle istituzioni in cui il Pd è la principale forza di governo. Non appare che si vogliono fare i conti con un autentico progetto di modernizzazione della nostra regione. Ci si deve confrontare invece con una grande sfida come è quella della riorganizzazione federalista dello Stato italiano che è in fase di approvazione. E allora in una regione dove si spende in beni e servizi molto di più di quanto si produce come si da nuovo sostegno alle imprese, come si riorganizza la sanità, lo Stato sociale, il sistema dei trasporti, della ricerca, il nuovo rapporto con le università?". 
D. Nel frattempo le amministrative sono a un passo e il Pd non sta certo collezionando iniziative all’insegna dell’incisività.
R.“Ritengo che si debba riflettere sui risultati elettorali negativi avuti nelle elezioni comunali recenti come a Todi e Deruta e in altri Comuni. Sono segnali che non vanno sottovalutati perché emerge una insofferenza dei cittadini verso i programmi e le candidature espressione del centrosinistra, spesso caratterizzati da logiche autoreferenziali che restringono e non allargano l’area della partecipazione alla decisione politica ed amministrativa. E a volte il centrosinistra sembra preoccuparsi di più degli interessi di pochi e influenti a svantaggio di quelli di un’intera comunità. E infatti in molti casi non è stato il centrodestra a vincere, ma un centrosinistra diviso e conflittuale a perdere. 
D. Come valuta il lavoro che stanno svolgendo i vertici umbri del Pd?
R. “Purtroppo non posso che constatare che quasi tutti i massimi dirigenti del Pd o si sono autocandidati o sono disponibili ad accettare candidature alle prossime elezioni comunali e provinciali. Non mi sembra che si possa dirigere autorevolmente il partito in queste condizioni. C’è una chiara incompatibilità di ruoli e funzioni che delegittima i vertici del Pd umbro in un momento particolarmente delicato e difficile.”
D. Se il momento è delicato e difficile come dice, forse servirebbe l’impegno dell’intero gruppo dirigente?
R. "Certamente, siamo di fronte a una sfida elettorale dove anche chi ha la massima responsabilità nelle istituzioni di governo, magari oggi non direttamente coinvolte, non può e non deve potersi considerare fuori dalla responsabilità di ciò che sta succedendo, anche per sola forza d’inerzia, nelle diverse città dell’Umbria in vista delle prossime amministrative. Non si facciano calcoli e previsioni sbagliate. Le conseguenze negative, di un eventuale insuccesso alle comunali, potrebbero riverberarsi negativamente nei successivi appuntamenti elettorali”.
D. Scusi Stramaccioni, ma se questa è la diagnosi quali sono gli elementi che devono contraddistinguere la cura?
R. “Una normale chiarezza di ruoli, funzioni responsabilità. Dove ognuno fa la sua parte senza incompatibilità oggettive e furbizie. Per quanto riguarda il Pd umbro o si va ad un rapido avvicendamento dei vertici o alla nomina di un ristretto comitato di coordinamento del Pd regionale che lavori per compiere le tante scelte sui programmi, sulle candidature e la coalizione che vanno fatte al più presto in contesti comunali molto complessi e difficili. Il tutto va inserito nel lavoro di costruzione di nuovi equilibri politici e programmatici anche nelle due Province, quadro che non può prescindere dal prefigurare il futuro contesto politico-istituzionale regionale.”
D. Nel frattempo, sui giornali fioriscono candidature e malumori di eventuali esclusi o di potenti che fiutano una loro emarginazione. Un quadro molto poco rassicurante, non crede?
R. “La necessità di innovare nelle candidature a partire dai comuni non può comunque portare all’improvvisazione. Ogni candidatura deve riuscire a tenere unita una coalizione, avere un programma credibile poter essere potenzialmente vincente. Chi per decenni con competenza e popolarità ha svolto pressoché esclusivamente un ruolo amministrativo e di governo credo che debba avere oramai altre responsabilità. Questo naturalmente se vale oggi deve valere anche per domani, proprio perché c’è una folta rappresentanza di una generazione di dirigenti ex Pci che forse ha dato ormai il meglio del suo impegno amministrativo”.
D. Ma Stramaccioni investe sui candidati giovani quarantenni?
R. “Li conosco bene per sapere che di fronte alle loro indubbie capacità sono troppo portati a cercare tutele e padrinaggi politici. Dovrebbero invece avere maggiore autonomia e fare di una lotta politica per un autentico rinnovamento politico-programmatico del Pd il carattere identitario della loro presenza nel nuovo partito”.

 

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