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Alberto Stramaccioni
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Venerdì 04 Novembre 2016

Destra e Sinistra nell’Italia contemporanea. 1796-1992
(Editori Riuniti, Roma 2016 – “Studi di storia contemporanea)

 

Il volume propone un’interpretazione della storia politica italiana degli ultimi due secoli basata sull’evoluzione dei principali movimenti e partiti nati a partire dalla Rivoluzione Francese e riconducibili nei due schieramenti di Destra e Sinistra. Questi, nel corso dei decenni trascorsi, sono stati rappresentati da varie organizzazioni, culture ed ideologie politiche nella società e nelle istituzioni che spesso ne hanno messo in discussione i caratteri e i valori identitari originari. Ciò è avvenuto in particolare in Italia, dove sia la Destra sia la Sinistra, e non solo le loro componenti più radicali, hanno espresso valutazioni e compiuto elaborazioni a volte convergenti, e soprattutto entrambe hanno condiviso posizioni ed ideologie sia conservatrici sia modernizzatrici sui vari temi della politica interna e internazionale.

Queste analoghe connotazioni assunte dalla Destra e dalla Sinistra si sono espresse in modo particolare nel movimento risorgimentale e nel primo cinquantennio di vita del nuovo Stato italiano, ma anche il fascismo è stato un impasto di diverse ideologie e culture politiche modernizzatrici e conservatrici. Poi nel primo cinquantennio repubblicano, nel contesto degli equilibri geopolitici determinati dalla guerra fredda, si sono affermate una Sinistra (prevalentemente comunista) e un Centro (prevalentemente cattolico), forze ideologicamente contrapposte ma collaborative nella costruzione dello Stato sociale, mentre la Destra si identificava solo con alcune formazioni neofasciste.

Il volume si apre con un saggio introduttivo che ricostruisce il percorso compiuto dalle due aggregazioni ideologico-politiche di Destra e Sinistra dalla fine del Settecento agli anni Novanta. La pubblicazione esamina poi, attraverso un insieme di studi di storia politica, i caratteri identitari assunti dalla Destra e dalla Sinistra negli anni del Risorgimento, della Monarchia liberale, del fascismo e dell’età repubblicana.

Con la realizzazione di questo volume si è inteso quindi comporre un mosaico il più possibile unitario dal punto di vista storico ed interpretativo su una tematica particolarmente controversa, ed anche per questo segnata da una persistente attualità.


Destra e Sinistra nell’Italia contemporanea. 1796-1992

 
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Venerdì 04 Novembre 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Crimini di guerra. Storia e memoria del caso italiano
(Laterza, Bari-Roma 2016 – “Società e Storia”)

Crimini di guerra sono stati perpetrati in Italia fin dall’Unità con la repressione del brigantaggio e altri sono stati commessi da italiani già a partire dalle spedizioni coloniali in Africa Orientale e in Libia. Ma è soprattutto durante il ventenni o fascista che l’Italia si rende responsabile della violazione dei più elementari diritti umani nelle guerre in Etiopia, Somalia, Spagna e – ancor più – nel corso della seconda guerra mondiale. In particolare, tra il 1940 e il 1943, insieme alla Germania, è protagonista di numerosi eccidi di civili in Jugoslavia, Grecia, Albania, ma anche in Russia e in Francia. Poi, tra il 1943 e il 1945, il nostro paese subisce stragi efferate a opera dei nazisti, sostenuti dai fascisti della Repubblica di Salò. Per questo motivo, l’Italia viene a trovarsi nella particolare situazione di essere considerata responsabile e vittima di crimini di guerra al punto da impedirle, nei decenni successivi, di riconoscere tanto le responsabilità dei propri soldati in Africa Orientale e soprattutto nei Balcani, così come di perseguire i nazifascisti colpevoli delle stragi compiute sul suo territorio. Questa vera e propria strategia politica di occultamento ha subito un parziale ripensamento solo dopo la fine della guerra fredda. Dal 2005 a oggi sono state emesse numerose sentenze che hanno contribuito a rinnovare il rapporto tra storia e memoria su una delle questioni più tragiche e controverse della storia nazionale.

 
La guerra in Italia e in Umbria 1940-45 PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

 

 

 

Nazisti, fascisti, angloamericani, partigiani, storie di guerra civile e di guerra ai civili
(il Formichiere, 2015)

Questa nuova edizione del volume di Alberto Stramaccioni (L’Italia e i crimini di guerra, edito da CRACE nel 2013) rimane articolato in due parti. Nella prima si ricostruiscono le vicende legati ai crimini di guerra e al loro occultamento politico-giudiziario negli anni della guerra fredda in un paese che, insieme alla Germania, era stato ritenuto responsabile di numerosi eccidi di civili in Russia, in Grecia e, soprattutto, nei Balcani, ma che poi, quando è cobelligerante con gli angloamericani, subisce stragi efferate di civili ad opera dei nazisti e degli italiani fascisti impegnati in una sanguinosa guerra civile. «La seconda parte del libro - come sostiene Ruggero Ranieri nella Prefazione - è una raccolta di articoli e saggi, alcuni dei quali già apparsi su varie riviste e quotidiani, ordinati in sezioni distinte: Storia e identità nazionale; Resistenza e guerra civile; Guerra ai civili. Gli argomenti trattati sono molte riguardano in primo luogo episodi della lotta antifascista e dei crimini tedeschi in Umbria, insieme ad alcune interessanti considerazioni storiografiche sul piano nazionale. Alberto Stramaccioni narra e riflette su molti episodi, illustrati anche con nuova documentazione e, sul piano storiografico, traccia un corso mediano, equilibrato, fra le varie interpretazioni con cui vengono discussi e presentatigli avvenimenti del periodo fra il 1943 e il 1945. È un tentativo serio e proficuo senza sottacere argomenti controversi, ignorati o poco trattati e/o interpretazioni “revisionistiche”, Stramaccioni tenta di rielaborarli attraverso una lente critica, non ideologica, senza per questo intaccare i valori storici e morali della vicenda della Liberazione italiana e della Resistenza».

 
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Venerdì 04 Novembre 2016

Classi dirigenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Classi dirigenti e movimenti sociali. L’Umbria tra Ottocento e Novecento
(Il Formichiere, Foligno 2015 – collana “Storia delle classi dirigenti in Italia”, vol. 2, t. 2


Questa pubblicazione intende ricostruire il rapporto che si è instaurato fra le classi dirigenti e i vari movimenti sociali nell’Ottocento e nel Novecento in Umbria. Si tratta di uno studio che può considerarsi la prosecuzione del lavoro già avviato con il volume
Storia delle classi dirigenti in Italia. L’Umbria dal 1861 al 1992.
Con questa nuova ricerca si vogliono definire le fasi evolutive di un rapporto spesso conflittuale tra le diverse componenti governative e parlamentari, economiche e imprenditoriali, istituzionali e culturali delle classi dirigenti e i tanti movimenti sociali come quelli contadini, operai, studenteschi, pacifisti, ambientalisti e femministi.
Nel saggio introduttivo si definiscono i caratteri identitari originari della classe dirigente, a lungo permanenti, ma anche la sua evoluzione nei decenni dall’Umbria pontificia a quella liberale, dall’“Umbria nera” all’“Umbria rossa”.
Nella prima parte del volume si ricostruisce la specifica azione di una delle componenti della classe dirigente, quella dei parlamentari, dal 1861 al 1992, quale soggetto mediatore di contrastanti interessi sociali espressi anche dai vari movimenti di massa.
Nella seconda parte si evidenzia invece come, a partire dal secondo dopoguerra, siano stati i diversi movimenti sociali, da quello contadino a quello studentesco e pacifista, assieme ai partiti e ai sindacati, ad esercitare una propria ed autonoma funzione di comando “entrando” anche nelle istituzioni rappresentative con l’obiettivo di modificare lo stesso assetto economico-sociale e politico-istituzionale dell’Umbria.
Nella terza parte sono riprodotti i risultati elettorali dal 1861 al 1992.

 
Le guerre degli italiani nel XX secolo PDF Stampa E-mail

Storia politica dell'occultamento dei crimini
(Edizioni Nuova Prhomos, 2014)

Le guerre degli italiani nel XX secolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il volume ricostruisce le vicende accadute nelle guerre degli italiani durante il Novecento, nel corso delle quali sono stati compiuti crimini all'estero, ma si è giunti a subirli anche sul proprio territorio. Ciò ha indotto i governi e le magistrature a non individuare e perseguire i responsabili, segnando così la memoria, la storia e l'identità nazionale.
La ricerca analizza quindi le scelte politiche interne e internazionali che hanno messo in atto varie forme di occultamento giudiziario e di rimozione culturale dei crimini di guerra al fine di tenere uniti gli Stati europei e il blocco occidentale nel nuovo sistema geopolitico bipolare.
Solo dopo la fine della guerra fredda, nel 1994, viene scoperto il cosiddetto "armadio della vergogna", dove erano stati custoditi istruttorie e nomi dei presunti criminali tedeschi mentre non si faceva più menzione dei crimini italiani nelle guerre coloniali e nei Balcani. Alcuni processi riprendono soltanto negli anni successivi allorquando dell'intera questione dei crimini di guerra si occupa una Commissione parlamentare d'inchiesta attiva tra il 2003 e il 2006.
Ma con il trascorrere degli anni le legittime esigenze di giustizia, anche se perseguite senza alcuna volontà di vendetta, non possono che lasciare il passo al depositarsi della memoria e all'opera di ricostruzione storica.

 
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