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Alberto Stramaccioni
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Sabato 01 Dicembre 2018

Stato e Istituzioni Locali
La storia politica dell’Umbria dall’unità nazionale a oggi

(Il Formichiere, 2018)


Gli attuali e pervasivi processi di globalizzazione e internazionalizzazione dell’economia e dei commerci sollecitano i territori e gli Stati ad andare oltre il protezionismo nazionalistico, pur di fronte al crescente consenso populista, e può quindi apparire tutt’altro che inutile riconsiderare le varie fasi della storia politica dell’Umbria alla luce delle nuove sfide dei prossimi decenni.D’altronde, lungo i decenni la politica delle classi dirigenti cittadine e regionali ha assecondato, se non promosso, un certo ribellismo municipalistico contro lo Stato centrale e organizzato un contro potere regionalistico che sono risultate essere comunque due facce della stessa dipendenza statalista, fi no a identificarsi con la difesa della piccola patria contro lo Stato nazionale. Questa politica ha consentito sviluppo e modernizzazione nelle fasi espansive della spesa pubblica, ma non è riuscita a contrastare efficacemente crisi e persistente arretratezza in quelle recessive.Questo studio offre un’interpretazione di lungo periodo della storia politica e istituzionale dell’Umbria dal Settecento a oggi, con l’intento di superare una lettura isolazionistica della storia e dell’identità regionale. Il volume mette in evidenza come la persistenza dei caratteri identitari originari di un’area dell’Italia centrale, collocata tra Roma e Firenze, abbia conferito nel tempo alle classi dirigenti del territorio una specifica fisionomia politica di tipo statalista e municipalista con un’organizzazione prevalentemente oligarchica nella gestione del potere.

 
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Martedì 04 Settembre 2018

La Grande Guerra tra storia e storiografia.
Italia e Stati Uniti d'America, le sconfitte dei vincitori (1914-1919)

(Editori Riuniti)

Questo volume, dopo un’approfondita ricognizione sulla storiografia della Grande guerra mette in evidenza come l’Italia e gli Stati Uniti d’America, appena dopo la fine del conflitto, pur alleati e guidati da due regimi liberali, possano più confliggere che collaborare quando è in discussione o l’interesse nazionale o il dominio nelle relazioni internazionali. I due Paesi vengono poi accomunati, pur con le differenti storie e proporzioni, da analoghi esiti postbellici con l’affermazione di un sistema diffusamente illiberale negli Stati uniti e progressivamente dittatoriale in Italia a testimonianza delle possibili “sconfitte dei vincitori”.

Per l’Italia con la “vittoria mutilata” emerge la debolezza dello Stato liberale e la gracilità dell’assetto unitario nazionale. La crisi di regime è espressa dal perdurare dei conflitti politici, sociali e istituzionali fino allo sbocco nel ventennio fascista. Gli Stati Uniti d’America, dopo l’entrata in scena sul continente europeo e il rafforzamento del loro complesso militare-industriale, tornano a un nuovo isolazionismo che li porta a non aderire alla Società delle Nazioni e a non ratificare il Trattato di Versailles, aprendo anche cosi la strada alla crisi degli anni Venti.

 
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Venerdì 04 Novembre 2016

Crimini di guerra. Storia e memoria del caso italiano

(Laterza, Bari-Roma 2016 – “Società e Storia”)

Crimini di guerra sono stati perpetrati in Italia fin dall’Unità con la repressione del brigantaggio e altri sono stati commessi da italiani già a partire dalle spedizioni coloniali in Africa Orientale e in Libia. Ma è soprattutto durante il ventenni o fascista che l’Italia si rende responsabile della violazione dei più elementari diritti umani nelle guerre in Etiopia, Somalia, Spagna e – ancor più – nel corso della seconda guerra mondiale. In particolare, tra il 1940 e il 1943, insieme alla Germania, è protagonista di numerosi eccidi di civili in Jugoslavia, Grecia, Albania, ma anche in Russia e in Francia. Poi, tra il 1943 e il 1945, il nostro paese subisce stragi efferate a opera dei nazisti, sostenuti dai fascisti della Repubblica di Salò. Per questo motivo, l’Italia viene a trovarsi nella particolare situazione di essere considerata responsabile e vittima di crimini di guerra al punto da impedirle, nei decenni successivi, di riconoscere tanto le responsabilità dei propri soldati in Africa Orientale e soprattutto nei Balcani, così come di perseguire i nazifascisti colpevoli delle stragi compiute sul suo territorio. Questa vera e propria strategia politica di occultamento ha subito un parziale ripensamento solo dopo la fine della guerra fredda. Dal 2005 a oggi sono state emesse numerose sentenze che hanno contribuito a rinnovare il rapporto tra storia e memoria su una delle questioni più tragiche e controverse della storia nazionale.

 
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Venerdì 04 Novembre 2016

Destra e Sinistra nell’Italia contemporanea. 1796-1992

(Editori Riuniti, Roma 2016 – “Studi di storia contemporanea)

Il volume propone un’interpretazione della storia politica italiana degli ultimi due secoli basata sull’evoluzione dei principali movimenti e partiti nati a partire dalla Rivoluzione Francese e riconducibili nei due schieramenti di Destra e Sinistra. Questi, nel corso dei decenni trascorsi, sono stati rappresentati da varie organizzazioni, culture ed ideologie politiche nella società e nelle istituzioni che spesso ne hanno messo in discussione i caratteri e i valori identitari originari. Ciò è avvenuto in particolare in Italia, dove sia la Destra sia la Sinistra, e non solo le loro componenti più radicali, hanno espresso valutazioni e compiuto elaborazioni a volte convergenti, e soprattutto entrambe hanno condiviso posizioni ed ideologie sia conservatrici sia modernizzatrici sui vari temi della politica interna e internazionale.

Queste analoghe connotazioni assunte dalla Destra e dalla Sinistra si sono espresse in modo particolare nel movimento risorgimentale e nel primo cinquantennio di vita del nuovo Stato italiano, ma anche il fascismo è stato un impasto di diverse ideologie e culture politiche modernizzatrici e conservatrici. Poi nel primo cinquantennio repubblicano, nel contesto degli equilibri geopolitici determinati dalla guerra fredda, si sono affermate una Sinistra (prevalentemente comunista) e un Centro (prevalentemente cattolico), forze ideologicamente contrapposte ma collaborative nella costruzione dello Stato sociale, mentre la Destra si identificava solo con alcune formazioni neofasciste.

Il volume si apre con un saggio introduttivo che ricostruisce il percorso compiuto dalle due aggregazioni ideologico-politiche di Destra e Sinistra dalla fine del Settecento agli anni Novanta. La pubblicazione esamina poi, attraverso un insieme di studi di storia politica, i caratteri identitari assunti dalla Destra e dalla Sinistra negli anni del Risorgimento, della Monarchia liberale, del fascismo e dell’età repubblicana.

Con la realizzazione di questo volume si è inteso quindi comporre un mosaico il più possibile unitario dal punto di vista storico ed interpretativo su una tematica particolarmente controversa, ed anche per questo segnata da una persistente attualità.

 

Destra e Sinistra nell’Italia contemporanea. 1796-1992

 
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Venerdì 04 Novembre 2016

Classi dirigenti

Classi dirigenti e movimenti sociali. L’Umbria tra Ottocento e Novecento

(Il Formichiere, Foligno 2015 – collana “Storia delle classi dirigenti in Italia”, vol. 2, t. 2


Questa pubblicazione intende ricostruire il rapporto che si è instaurato fra le classi dirigenti e i vari movimenti sociali nell’Ottocento e nel Novecento in Umbria. Si tratta di uno studio che può considerarsi la prosecuzione del lavoro già avviato con il volume
Storia delle classi dirigenti in Italia. L’Umbria dal 1861 al 1992.
Con questa nuova ricerca si vogliono definire le fasi evolutive di un rapporto spesso conflittuale tra le diverse componenti governative e parlamentari, economiche e imprenditoriali, istituzionali e culturali delle classi dirigenti e i tanti movimenti sociali come quelli contadini, operai, studenteschi, pacifisti, ambientalisti e femministi.
Nel saggio introduttivo si definiscono i caratteri identitari originari della classe dirigente, a lungo permanenti, ma anche la sua evoluzione nei decenni dall’Umbria pontificia a quella liberale, dall’“Umbria nera” all’“Umbria rossa”.
Nella prima parte del volume si ricostruisce la specifica azione di una delle componenti della classe dirigente, quella dei parlamentari, dal 1861 al 1992, quale soggetto mediatore di contrastanti interessi sociali espressi anche dai vari movimenti di massa.
Nella seconda parte si evidenzia invece come, a partire dal secondo dopoguerra, siano stati i diversi movimenti sociali, da quello contadino a quello studentesco e pacifista, assieme ai partiti e ai sindacati, ad esercitare una propria ed autonoma funzione di comando “entrando” anche nelle istituzioni rappresentative con l’obiettivo di modificare lo stesso assetto economico-sociale e politico-istituzionale dell’Umbria.
Nella terza parte sono riprodotti i risultati elettorali dal 1861 al 1992.

 
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