Venerdì 13 Giugno 2008
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"I CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN UMBRIA"
"Oltre dieci campi per i prigionieri sloveni, croati, montenegrini e angloamericani"     sdgsd

di Alberto Stramaccioni

Non sono molti a sapere che in Italia al momento dell’armistizio erano circa ottantamila i prigionieri di guerra appartenenti agli eserciti alleati angloamericani (distribuiti in 57 campi di concentramento e 9 ospedali) in particolare soldati britannici, ma anche americani, inglesi, francesi e di altre nazioni del commonwealth. Ma i campi di concentramento erano in Italia molti di più, oltre 100 con ospiti e funzioni molto diverse prima e dopo l’8 settembre 1943. Servivano a raccogliere i militanti antifascisti, gli appartenenti alle comunità ebraiche, gli oppositori alla presenza fascista nei territori occupati nei balcani e naturalmente i soldati angloamericani fatti prigionieri in particolare nei combattimenti sul fronte del nord-Africa. Questi campi svolgevano funzioni diverse in tempi diversi.


In alcuni i prigionieri erano di passaggio in vista di altre destinazioni nei lager tedeschi in particolare, altri venivano occupati in turni di lavoro forzati nelle industrie e nei territori circostanti ai campi. Una funzione particolare svolgevano poi i campi di internamento dei civili rispetto a quelli dei militari. 
In Umbria il regime fascista allestì tra i 10 e i 15 campi di concentramento in altrettanti territori della nostra regione, ed in particolare nella provincia di Perugia e in alcune realtà vennero riallestiti campi già utilizzati nella prima guerra mondiale per ospitare i prigionieri austriaci impegnati in lavori nei boschi, nelle campagne, nelle aziende manifatturiere. 
Ma la nostra regione in particolare tra il 1942 e il 1943 fu il luogo in cui vennero confinati, a seguito dei rastrellamenti delle truppe italiane, i prigionieri provenienti dalle zone della Slovenia, della Croazia e del Montenegro. I campi di concentramento si articolavano in una rete che si estendeva da Perugia, presso l’Istituto Magistrale, ad Ellera, a Colfiorito, a Morgnano di Spoleto, a Pissignano di Campello sul Clitunno, a Bastardo, a Casemasce di Todi, a Marsciano, a Pietrafitta-Tavernelle, a Castel Sereni di Castiglione della Valle, a Isola Maggiore nel Castello Guglielmi. Utili allo smistamento dei prigionieri assieme all’attività dei campi di concentramento erano poi le carceri di Umbertide, Gubbio, Agello, Perugia, Spoleto dove finirono deportati politici sloveni e serbi.
Ma i due campi di concentramento più importanti, perché più frequentati furono quelli di Colfiorito con circa duemila prigionieri soprattutto montenegrini passati per le cosiddette “casermette” tra il 1940 e il 1943 e l’altro di Pissignano. Tutti gli altri erano sostanzialmente campi di lavoro attivati tra il 1942 e il 1943 dove vennero rinchiusi i prigionieri sloveni, croati e montenegrini per costruire la ferrovia Ellera-Chiusi, lavorare nelle miniere di lignite di Morgnano e Bastardo. L’Istituto Magistrale a Perugia e Villa Guglielmi a Isola Maggiore erano invece riservati alla prigionia degli ebrei. I campi di Casemasce di Todi e Marsciano vennero destinati ad un centinaio di prigionieri angloamericani che furono impegnati nei lavori alle fornaci Briziarelli e alla costruzione di una strada che si collegava alla provinciale Todi-Orvieto. I prigionieri angloamericani in Umbria o meglio i soldati provenienti dai paesi del commonwealth non erano molti, ma molti altri e di più persero la vita nei combattimenti sul territorio della nostra regione, ben 949 (sui circa cinquantamila angloamericani morti in Italia ed ora tumulati in 37 cimiteri) i cui corpi ora riposano nel cimitero di guerra di Rivotorto di Assisi. 
Molti prigionieri dei campi di concentramento tentarono di fuggire e molti slavi ci riuscirono e si aggregarono alle formazioni partigiane nello spoletino, nel ternano e nel folignate così come gli angloamericani si impegnarono nel contrastare l’offensiva tedesca soprattutto alle fornaci Briziarelli di Marsciano che i nazisti intendevano bombardare proprio per snidare alcuni soldati inglesi che l’avevano presidiata.

 

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