Giovedì 04 Ottobre 2007
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"Quelle delegittimazioni eccellenti"
"Verso le Primarie del Partito Democratico del 14 ottobre"     sgsdg

di Alberto Stramaccioni

I ripetuti conflitti di queste settimane tra le diverse componenti politiche che stanno dando vita al Partito democratico in Umbria erano in gran parte prevedibili. E per questo potevano essere meglio governati con minori danni d’immagine. Ma oramai solo una forte partecipazione alle primarie del 14 ottobre può recuperare una difficile partenza per il Pd. Detto questo se si vuole guardare in faccia alla realtà, la cosa peggiore sarebbe quella di indulgere ad una lettura puramente qualunquistica o peggio moralistica dell’intera vicenda delle liste per le Primarie.


La faticosa scelta del candidato segretario prima e poi la contrastata composizione delle liste hanno certamente logorato l’immagine della nuova forza politica, ma hanno messo in evidenza ben altro, anche per chi non vuol vedere. Assieme alle positive innovazioni con la presenza di giovani e donne ed esponenti della società civile, le esclusioni, le autoesclusioni, l’ordine di collocazione in liste bloccate per le primarie hanno evidenziato una chiara delegittimazione delle principali figure politiche e di governo umbre su cui poteva contare il nascente Partito Democratico. E’ questo un dato incontrovertibile di un innegabile significato politico. Non è facile comprendere quanto questo esito sia stato scientemente perseguito come un obiettivo politico di rinnovamento e quanto invece sia il risultato di una serie di veti contrapposti e posizionamenti pre-elettorali di ristretti gruppi in assenza di una autorevole e decisa guida politica. 
Conviene comunque riflettere sulle conseguenze politiche di una scelta che tuttavia è stata oramai compiuta. E allora la cosa più pericolosa per il centrosinistra in Umbria potrebbe ancora avvenire se le fibrillazioni autodistruttive di queste settimane, dovessero continuare anche nei prossimi mesi, fino ai decisivi appuntamenti elettorali del 2009 e del 2010 senza che nessuno governi la situazione. Serve infatti che nel tempo non breve che ci separa da quelle verifiche nei Comuni, alle Province, alla Regione, nel Parlamento europeo e presumibilmente anche in quello italiano, ci si attivi per recuperare immagine e ruolo rilanciando l’identità e la funzione modernizzatrice del Pd e del centrosinistra in Italia come in Umbria. Tutto ciò sarà possibile a condizione che non manchi la convinzione, la determinazione e la volontà del suo gruppo dirigente a partire da chi ha ed avrà le massime responsabilità politiche e di governo per rispondere al bisogno di riforme e di cambiamento che si aspettano tanti cittadini.
In questi mesi si è tornato a parlare dei tentativi non riusciti negli anni Novanta di affermare un’azione riformatrice nella nostra regione, per modernizzarla sia sul piano istituzionale, che economico e sociale e spesso si sono richiamati gli obiettivi che ci si era prefissi e che poi non sono stati realizzati. Oggi con il Partito democratico abbiamo una nuova occasione. Una possibilità in più per riprendere quella strada ed arrivare a risultati più concreti. La nostra regione d’altronde dopo la crisi degli anni Ottanta non ha imboccato una strada di nuovo sviluppo. Abbiamo bisogno di avere un grande progetto che riforma questa nostra realtà regionale, una specie di terza modernizzazione della regione, mettendo a lavorare insieme istituzioni rappresentative e mondo dell’imprenditoria, mondo della finanza e della cultura anche perché sappiamo quanto l’imprenditoria di vario genere e le forze sociali siano state impigrite da un certo modo di gestire la spesa pubblica in Umbria.
In questo quadro l’azione del Pd e del centrosinistra nel governo locale può essere nei prossimi mesi un banco di prova importante per verificare la volontà e la capacità riformatrice di questo nuovo partito e dell’intero schieramento nella nostra regione. Non sono da sottovalutare allora i chiari segni di insofferenza verso l’azione del governo locale che sono venute dalle recenti elezioni amministrative, troppo sottovalutate e poco analizzate.
Prima di Todi e Deruta, per rimanere solo agli ultimi mesi e ai comuni più grandi, abbiamo dovuto registrare divisioni nella coalizione a Città di Castello e vere e proprie sconfitte a Gubbio e ad Assisi (senza sottovalutare quelle a Passignano e Bevagna). Anche se i risultati di ogni Comune hanno le loro “spiegazioni locali” non si possono non vedere i problemi ricorrenti, di lungo periodo, emersi in tutte le realtà territoriali che fanno parlare a ragione di una vera e propria tendenza al declino del centrosinistra in Umbria. Non sembri esagerato parlare di possibile declino proprio perché dal recente voto sono usciti ancora una volta confermati gli errori e i limiti di una politica anche regionale che, se non corretti, potrebbero ripresentarsi nei prossimi e decisivi appuntamenti elettorali. 
Si tratta infatti di esprimere innanzitutto una nuova capacità di formare e selezionare nuove classi dirigenti politiche ed amministrative competenti e insieme popolari da proporre all’elettorato, in modo da evitare, come siamo stati recentemente costretti, anche per logiche tutte interne alla coalizione, a ricandidare sindaci che avevano già svolto questa funzione nei decenni passati, ma poi sconfitti. Magari bastassero solo le primarie, pur in alcuni casi necessarie, per evitare tutto ciò. C’è da aggiungere poi che i progetti di governo, per esempio nelle città, proposti dal centrosinistra rischiano di apparire agli elettori come espressione degli interessi di alcune oligarchie locali e non orientate alla difesa dell’interesse generale dei cittadini e delle loro comunità. In più ad alcuni ceti sociali, dai liberi professionisti, ai lavoratori autonomi, ai piccoli imprenditori svincolati dalle convenienze della spesa pubblica e dello stato sociale, il centrosinistra appare sempre di più il difensore dei garantiti e degli assistiti, dei lavoratori dipendenti e di alcuni soggetti sociali forti.
Da tempo questi problemi sono noti, ma purtroppo non si sono registrati fatti tesi ad invertire questa tendenza. Sarebbe allora utile che nei prossimi mesi si rafforzasse il lavoro di tutte le componenti del centrosinistra per rilanciare l’attività riformatrice e modernizzatrice della Regione, della Provincia e dei Comuni e ricostruire contestualmente l’unità e la coesione della coalizione di centrosinistra, anche dopo la riorganizzazione di alcune sue componenti. Occorre cambiare strada e passo e la nascita del Partito Democratico deve essere un forte contributo in questa direzione. L’integrazione e l’unità tra gruppi dirigenti diversi, a partire da quelli dei Ds e della Margherita e delle altre componenti, può essere una risorsa molto importante per imprimere un’accelerazione al processo riformatore e alla modernizzazione dell’Umbria.

 

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