Venerdì 03 Agosto 2007
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"Il vescovo e il colonnello"
"Come si salvarono dalle persecuzioni nel 1943-44 gli ebrei rifugiati ad Assisi"    sdg

di Alberto Stramaccioni

“Assisi Underground” insieme ad altri filmati, testimonianze e pubblicazioni è una pellicola del 1984 che più di altri documenti ha dato una certa notorietà alla storia di un gruppo di ebrei rifugiatisi ad Assisi durante la seconda guerra mondiale per sfuggire alle persecuzioni volute dai fascisti e dai nazisti.
La storia è abbastanza nota, ma oggi viene brillantemente riproposta da un bravo scrittore assisano Paolo Mirti, attraverso un agile e documentato volume dal titolo “La società delle mandorle, come Assisi salvò i suoi ebrei” con una prefazione di Walter Veltroni per i tipi della Giuntina Editrice di Firenze.


Si tratta in effetti di un vero e proprio romanzo storico, dove la vita dei protagonisti è descritta nel contesto della guerra e della occupazione nazista in una città come Assisi, la terra di S. Francesco, considerata ma senza alcuna certezza, “città ospedaliera” e quindi teoricamente al riparo dalle asprezze del drammatico conflitto mondiale. 
Se oggi, nella società della comunicazione e delle “fiction storiche” non fosse quasi scontato riferirsi, più o meno politicamente, a tanti libri considerandoli solo delle vere e proprie sceneggiature, il volume di Paolo Mirti rappresenterebbe sicuramente un’ottima traccia per un nuovo film. Ma riconoscere solo questo merito al libro sarebbe davvero poco. La scrittura essenziale, avvincente e in alcuni punti commovente ha innanzitutto il merito di rendere noto ai tanti che forse non conoscono la vicenda degli ebrei ad Assisi, la generosità e la solidarietà espressa da una piccola comunità in un passaggio drammatico e al tempo stesso eroico della sua storia, ma di un “eroismo ordinario” dei suoi principali protagonisti che ha sicuramente salvato tante vite umane.
L’amore di Mirti per la sua città, trasmessogli fors’anche dalla sua famiglia e dal padre Piero, avvocato, amministratore pubblico, scrittore, brillante comunicatore, traspare da ogni riga, ma ciò non sovraccarica il testo di una particolare enfasi ricostruttiva. Dalla lettura del libro emerge invece una solida documentazione storica senza alcun appesantimento narrativo.
Il titolo “La società delle mandorle” il volume si ricollega a quella “società amandolarum” documentata ad Assisi nel ‘300, operante in Piazza del Comune e gestita insieme da un ebreo e da un cattolico. Proprio questa società viene assunta a simbolo della felice convivenza tra le due comunità religiose che caratterizzò la vicenda assisana e che si ripropone nel caso delle persecuzioni di alcune famiglie ebraiche e in particolare della famiglia Vetrelli, vista attraverso gli occhi di una ragazza, Lea.
Insieme ai Vetrelli, molti furono a partire dall’autunno 1943, gli ebrei che trovarono rifugio ad Assisi, cercando di confondersi con le centinaia di sfollati, che ad un certo puntoerano diventati la metà della popolazione. che arrivarono nella città di S. Francesco. Nacque così una vera e propria organizzazione clandestina perla protezione degli ebrei, coordinata dal vescovo Giuseppe Placido Nicolini e dal giovane don Aldo Brunacci, nella quale erano attivi anche padre Rufino Niccacci, guardiano di S. Damiano, il santuarista del Sacro Convento, padre Michele Todde e il tipografo assisano Luigi Brizi insieme al figlio Trento. I nascondigli preferiti, perché più sicuri, furono i monasteri femminili di clausura che i fascisti e i nazisti tentarono spesso di violare. 
Gustose le vivaci ricostruzioni dei colloqui tra il cattolico padre Rufino Niccacci e il tipografo comunista Luigi Brizi (impegnato a riprodurre falsi documenti di identità per gli ebrei, pronipote del garibaldino Eugenio Brizi) ma tutti e due animati, oltre ogni contrapposizione ideologica, dalla volontà di salvare tante vite umane.
Particolarmente coraggiosa l’azione di don Aldo Brunacci (arrestato dal famigerato prefetto di Perugina, il repubblichino Augusto Rocchi) poi processato ed esiliato a Roma a collaborare con monsignor Montini futuro papa Paolo VI. Vissuto per oltre novant’anni e scomparso l’anno scorso, ha raccontato anche a Mirti la sua storia di “ordinario eroismo” ad Assisi. Brunicci ha ricevuto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per l’opera prestata in favore dei rifugiati ebrei ad Assisi e una affettuosa e riconoscente testimonianza per il suo impegno dal celebre regista ebreo Steven Spielberg.
Sia pure ai margini della vicenda degli ebrei, dal libro emerge anche la figura del sindaco e podestà di Assisi (carica ricoperta per oltre vent’anni) Arnaldo Fortini, monarchico e divulgatore del francescamesimo, un orgoglioso assisano e un “fascista atipico” che difese il suo compagno di scuola Tullio Cianetti, ministro di Mussolini, accusato di tradimento al processo di Verona dai repubblichini di Salò. 
Ma il “valore storico-letterario”del volume è anche un altro, il libro infatti rende merito efficacemente all’opera svolta da due straordinarie figure umane, due cattolici impegnati su fronti contrapposti, scomparsi molti anni fa e forse per questo meno ricordati o celebrati di altri. L’uno, Giuseppe Placido Nicolini, di origine trentina, vescovo di Assisi e l’altro Valentin Muller, medico, colonnello nazista comandante della piazza della città. Entrambi dall’autunno del ’43 al giugno del 44 sono stati i protagonisti della vita quotidiana e dei destini della comunità assisana e pur nel rispetto dei contrastanti ordini che gli arrivavano, da una parte da Pio XII e dall’altra da Hitler e Kesserling, hanno cercato di fare in modo che il conflitto arrecasse meno danni possibili alla città di S. Francesco, del cui santo tra l’altro, entrambi apprezzavano la vita e le opere. In tante pagine è descritto il rapporto tra i due personaggi, quasi un miracolo di S. Francesco. Gli incontri tra il vescovo e il colonnello erano sempre cordiali e rispettosi delle diverse funzioni e ruoli a cui dovevano assolvere, mentre era proprio persecutoria l’azione dei fascisti repubblichini (come quella del commissario Franguillo e del Prefetto Rocchi) che si dispiegava con maggiore aggressività contro gli ebrei.
Dopo la ritirata nazista e la conclusione della guerra il colonnello Muller tornò ad Assisi nel 1950 e l’Amministrazione comunale gli conferì la cittadinanza onoraria per il ruolo decisivo che egli seppe svolgere nella salvezza della città.
anche Monsignor Nicolini prelato coraggioso ebbe dei riconoscimenti proprio perchè impegnò le strutture ecclesiastiche di Assisi nella protezione di decine e decine di ebrei e oggi il suo nome, assieme a quello di don Aldo Brunacci è riportato in una targa lungo il Viale dei Giusti a Gerusalemme.

 

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