Lunedì 29 Gennaio 2007
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"La testimonianza di Sauro Scarpocchi nel volume “Diario di Bordo”"
"Quell’eccidio all’Isola Maggiore"    sdfsdf

di Di Alberto Stramaccioni

Una testimonianza diretta, particolarmente toccante, contribuisce a far luce sull’ennesimo crimine nazista perpetrato in Umbria nel 1944. Oggi che il Tribunale Militare di La Spezia a 63 anni dalla strage di Marzabotto (dove morirono quasi duemila civili) ha emesso una sentenza di condanna all’ergastolo di dieci soldati nazisti, ogni ricostruzione di simili eventi, ha quantomeno un valore simbolico oltre che storico. D’altronde i crimini nazifascisti sono ormai considerati “crimini contro l’umanità” e perciò stesso imprescrittibili.


La vicenda è quella avvenuta all’Isola Maggiore tra il 14 e il 15 giugno 1944 e ricostruita da Sauro Scarpocchi, in un piacevolissimo volume “Diario di bordo, pagine di vita dal cuore del Trasimeno”, stampato, alla fine del 2006, da Artegraf di Città di Castello.
Sauro Scarpocchi nato nel 1934, un personaggio molto noto nel Trasimeno e a Perugia, non solo come ristoratore dell’isola ed ex amministratore del Comune di Tuoro. è una figura simbolo dell’Isola Maggiore e proprio della sua comunità ha voluto ricostruire la storia nell’ultimo secolo. 
Nel corso di questa avvincente narrazione Scarpocchi ricostruisce i tanti fatti accaduti a Isola e anche le vicende dopo l’8 settembre del 1943, giorno della “resa incondizionata dell’Italia. “Se ne parlava in tutte le famiglie e tutti erano d’accordo che avremmo avuto problemi con i tedeschi…” “… a fine febbraio 1944 arrivò una notizia inquietante: al Castello Guglielmi avrebbero internato gli ebrei…”
Sauro Scarpocchi comincia con il raccontare come: “…più il fronte si avvicinava, più spesso vedevamo formazioni di aerei inglesi e americani che salivano verso nord per bombardare centri strategici. Sia all’andata che al ritorno passavano sopra il lago, poi abbiamo saputo il perché: il lago era uno dei punti di riferimento geografico assieme alle ferrovie e alcune strade. Sulla collina di Nord-Ovest del Trasimeno, vicino a Gualandro, i tedeschi avevano piazzato due contraeree di poco conto ma che davano noia a quelle formazioni di aerei composte dalle famose Fortezze Volanti, grossi quadrimotori pieni di bombe. Un giorno, uno di questi aerei fu colpito e non poté proseguire l’itinerario stabilito. Tornò indietro e quando fu tra Isola e Castiglione sganciò tutte le bombe sul lago: sembrava la fine del mondo. Passata la paura i pescatori si recarono sul posto e raccolsero quintali di pesce morto a causa delle esplosioni ricavandone un beneficio inaspettato…”
La narrazione di Scarpocchi continua: “…col passare dei giorni cresceva sempre più l’incubo del fronte che si avvicinava e sempre più spesso avevamo visite di militari tedeschi che, tuttavia, non creavano problemi come non ne creavano i poliziotti che sorvegliavano gli ebrei. Questi ultimi avevano fatto amicizia con alcune famiglie…”
Particolarmente interessante è poi la ricostruzione dei fatti del 14 giugno giorno di un eccidio perpetrato dai nazifascisti.
Infatti Scarpocchi, testimone oculare sia pure a soli dieci anni, racconta che: “…il 14 giugno cominciò come gli altri giorni e niente faceva presagire quello che sarebbe avvenuto nel pomeriggio. Attorno alle ore 16 arrivo ad Isola una barca con quattro militari tedeschi. Attraccò al porto del signor Flaminio Scarpocchi, che si trova a nord di Isola. Un militare rimase di guardia alla barca e tre cominciarono a perquisire le case alla ricerca di una radio; entravano guardavano chiedevano di questa radio, uscivano da una casa entravano in quella accanto. 
Io e altri ragazzini tra cui ricordo Vittorio e Leonardo seguivamo queste entrate e uscite di casa in casa. Si arrivò così in fondo al paese, all’abitazione della famiglia Paci. Un militare rimase fuori due entrarono; né io né altri sappiamo quali parole si dissero. Orlando Chiappafreddo avendo lavorato alcuni anni in Germania, parlava tedesco e si rivolse ai soldati nella loro lingua, ma inutilmente. Vedemmo uscire il capofamiglia Vincenzo che si recò dietro casa e torno con un involucro scuro. Affacciandosi alla loggetta, chiamò un soldato: “camerata ecco la radio”. Il soldato vedendo l’involucro si insospettì e tirando fuori la rivoltella sparò due colpi uccidendo Vincenzo che cadde sul balcone con la radio in mano. Chiappafreddo vedendo il suocero morire, malgrado fosse disarmato si gettò addosso al militare che aveva sparato, lo afferrò al collo tentando di strozzarlo e di morderlo alla gola. Fu solo per pochi istanti perché un altro tedesco sparò due colpi di pistola e lo uccise all’istante. A questo punto io e gli altri ragazzi terrorizzati scappammo e quindi il resto del racconto è tratto da quanto ho sentito raccontare da chi era rimasto. Giuseppe Paci veduto o saputo dell’uccisione del padre e del cognato, prese il fucile da caccia e uscì di casa salendo a monte. Da lì iniziò una sparatoria con i tedeschi ferendone sicuramente uno e forse due, rimanendo egli stesso ferito ad un piede. I tre tedeschi, vista la reazione, cercarono di arrivare il prima possibile alla barca ma quello ferito si diresse subito verso il lago, nessuno sa se a causa delle ferite riportate o perché non voleva o non poteva percorrere i 300 metri tra le case. Una volta che fu arrivato al lago lo raggiunse qualcuno che lo aveva seguito e che lo prese di mira con un moschetto. Il primo colpo non lo colse perché si gettò in acqua, ma il secondo lo centrò alla testa uccidendolo. Gli altri due correndo, speravano di arrivare alla barca, ma circa a metà strada furono intercettati da due Isolani che fecero fuoco con due fucili da caccia grossa; i colpi ferirono gravemente i due militari che comunque arrivarono alla barca e fecero ritorno al loro campo situato a Vernazzano. Non erano ancora passate due ore da quei fatti che un cannone cominciò a colpire il paese. Prima furono prese di mira le case poste a Nord, poi tutto il Paese. Gli uomini che avevano sparato scapparono, rifugiandosi all’Isola Polvese, sottraendosi così alle ritorsioni. 
Scarpocchi prosegue il suo racconto: “… Mentre accadeva ciò che ho raccontato il resto dei militari fece razzia di tutte le cose più interessanti che riuscì a trovare nell’Isola e ci fu anche qualche stupro. Fu terribile. Presero Emilio De Santis e Giovacchino Fabbroni per trasportare con le loro imbarcazioni il materiale che avevano rubato nelle case e fecero prigioniero italo Del Col, rimasto ancora ad Isola. Tornarono poi nella casa dei Paci. Sul letto erano stati composti i due uccisi, Vincenzo e Orlando. Sotto il letto trovarono Giuseppe che non aveva voluto abbandonare la sua famiglia, anche perché come già scritto, era ferito ad un piede. Lo catturarono. Nel pomeriggio i militari, insieme al materiale rubato portarono via sia Dal Col che Paci. Toccò a Giovacchino fare questo viaggio da Isola alla scesa di Cecconata. Fu lui a raccontare che toccata la riva, salutò Giuseppe e Italo, provando il brutto presentimento di non rivederli più. Alla domanda di Giuseppe: “mi portano all’ospedale?” Rispose “Si, certo così ci rivedremo presto” ma non aveva ancora percorso cento metri e con il pensiero salutò l’amico e compaesano Giuseppe. Dal Col non fu ucciso sul lago fu portato al comando di Vernazzano dove subì la stessa sorte del compagno di sventura. Con l’arrivo della sera, finì quel maledetto 14 giugno. I tedeschi ripartirono lasciando ad Isola solo due militari e tornarono il giorno dopo per completare il saccheggio. La scoperta della morte di Giuseppe avvenne il 15 giugno…” La narrazione su queste vicende da parte di Sauro Scarpocchi si conclude: “… Il giorno 18 giugno le forze alleate arrivarono a Sant’arcangelo. Giunta questa notizia don Ottavio Posta prese una decisione. Si mise a capo del paese e di notte fece una riunione con tutti gli uomini di Isola. “Ragazzi qui ci sono 22 ebrei che costituiscono un pericolo anche per noi, bisogna portarli via dove ci sono le truppe alleate. Per fare la traversata con le barche per oltre 10 chilometri, ci vogliono tre ore. Chi se la sente?” Furono prescelti quindici uomini tra i più giovani: Gaetano Moretti, Umberto Gabbellini, Roberto Benini, Amedeo Romizi, Giovacchino Fabbroni, Tiberio Piazzesi, Agostino(nino) Piazzesi, Aldo De Santis, Silvio Silvi, Mariano e Danilo Agnolini, Leonello Segantini, Tarquinio Fabbroni, Giacomino Grifoni e Angiolino Perai.
Questi ragazzi con cinque barche traghettarono i 22 ex internati verso la libertà. La notte prescelta fu quella del 20 o del 21 giugno...” 
La narrazione di Scarpocchi ci ricorda quindi anche un evento positivo. In quelle settimane oltre ai crimini nazisti ci fu quindi anche la liberazione degli ebrei il cui merito va sicuramente riconosciuto ai giovani isolani, ma anche ad un personaggio coraggioso e carismatico come don Ottavio Posta, oggi sepolto nel cimitero dell’Isola Maggiore.

 

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