Venerdì 24 Giugno 2005
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"Montebuono, la Resistenza “spontanea” dei contadini"
"Chiesta un’onorificenza al merito civile al Comune di Magione"    sdgsdg

di Alberto Stramaccioni

Come ogni anno, da alcuni decenni oramai, anche nei giorni scorsi, sono stati ricordati gli undici contadini caduti a Montebuono di Agello in un conflitto contro i soldati tedeschi, in ritirata l’8 giugno del 1944.
Un episodio drammatico che si inserisce a pieno titolo all’interno delle diverse vicende della resistenza armata in Umbria e nella più generale lotta di liberazione nazionale, ma che ha purtuttavia una sua specificità. Molto spesso si è preferito non ricostruire dettagliatamente o evidenziare tutte le particolari dinamiche della vicenda, che erano però note ai comandanti partigiani e ai testimoni. Si è valorizzato e con tante buone ragioni il gesto eroico del sacrificio dei contadini come espressione di quella “resistenza popolare” che pure c’è stata e che ha avuto ed ha tuttora un notevole valore politico come fondamento della rinascita della patria e della nazione. Ma forse si è sottovalutata però la dimensione sociale, spontaneistica, umana, di questa vicenda come quella di tante altre realtà in Italia, dove ci si è battuti contro gli occupanti nazifascisti, ben al di là delle direttive delle diverse organizzazioni politico-ideologiche o militari.


Non è un caso che c’è stato chi ha definito lo scontro armato di Agello, con un qualche disprezzo, come una “lotta per le vacche” pensando così di poter ridurre la vicenda ad un episodio minore per poi dimostrare che in Umbria “ non ci fu una vera e propria resistenza” tra il settembre ’43 e il giugno ’44. La vicenda di Montebuono, come quella di tante altre, dimostra invece che a prevalere nella Resistenza contro i nazifascisti fu il suo carattere di “movimento di liberazione nazionale” dagli occupanti, rispetto invece ad una Resistenza intesa come “guerra ideologica o di classe”. 
D’altronde la dinamica dei fatti ricostruita nelle sue linee essenziali dimostra la fondatezza di questa interpretazione. E’ infatti abbastanza noto come dopo la liberazione di Roma il 4 giugno 1944 la V armata americana con il progressivo avanzare delle truppe anglo-americane inducesse l’esercito tedesco a risalire l’Italia dal centro al nord. E proprio nel primo pomeriggio di sabato 7 giugno del 1944 un consistente passaggio di truppe tedesche transitavano la strada provinciale verso Chiusi attraversando la zona di Magione e la piana di Montebuono di Agello. Una zona ad alta concentrazione mezzadrile dove quasi un centinaio di contadini, contattati da alcuni attivisti comunisti e partigiani come Alberto Mancini, erano decisi più che mai a difendere il loro bestiame e il cibo dalle razzie dei tedeschi in ritirata. 
Proprio quella notte del 7 giugno alla vigilia del Corpus Domini alcuni contadini trafugarono dai depositi di munizioni tedeschi dislocati nei paesi vicini, casse intere di bombe a mano e gelatina. La mattina seguente, mentre si accentuava il passaggio delle truppe tedesche in ritirata, avvenne l’ennesima razzia di bestiame a danno di alcune case coloniche quando molti contadini erano in Chiesa alla Messa. A questo punto i coloni guidati dal tenente Lanfranco Bonanno attrezzando alcuni carri agricoli, intorno alle 16.00 armati di bombe a mano, rivoltelle a tamburo, qualche moschetto, falci e badili si misero in cammino lungo la strada che da Mugnano conduce alla gola di Montebuono. Qui erano dislocati dei carri armati tedeschi, mentre il comando militare era alloggiato nella collina sovrastante all’interno della villa Cesaroni. Quando il primo carro dei contadini giunse al bivio della strada per Agello scattò l’assalto dei contadini che colse alla sprovvista i tedeschi sul posto, mentre reagirono invece quelli che si erano accampati nei boschi circostanti e con l’aiuto di numerose mitragliatrici attaccarono i contadini che in gran parte riuscirono a fuggire, ma dieci di loro rimasero uccisi e tre feriti, tra questi due ragazzi di diciassette anni. 
Una vicenda che si consuma in poche ore dopo le quali i tedeschi riprendono il controllo militare della zona. E fu proprio l’intervento del parroco, don Antonio Fedeli, che si offrì in ostaggio a evitare rappresaglie nei paesi vicini. La mattina successiva, il 9 giugno, si assistette al tragico epilogo di questa drammatica vicenda, con il riconoscimento dei cadaveri laddove, pur di fronte ai corpi straziati dei loro congiunti, i familiari negarono di conoscere l’identità di quelle salme per evitare ulteriori rappresaglie, secondo le leggi marziali tedesche.
Di fronte a questa tragica vicenda che evidenzia il carattere essenzialmente popolare della rivolta contro gli occupanti, rimangono aperti alcuni interrogativi su il ruolo svolto dalle organizzazioni partigiane, pur dislocate in quella zona e sul possibile coordinamento dell’azione di contrasto che l’esercito partigiano e quello anglo-americano avrebbe potuto esercitare proprio in quelle ore nella piana di Agello durante la ritirata dell’esercito tedesco. D’altronde nella zona sud ovest del Trasimeno (Citta della Pieve, Moiano, Panicale, Piegaro, Castiglione del Lago, Monte Pausillo - Stazione di Chiusi) operava la Brigata partigiana “Risorgimento” e in particolare nei pressi del Monte Pausillo erano dislocate le truppe partigiane che non vollero o non riuscirono ad intervenire in tempo. Peraltro proprio uno dei loro comandanti comunisti proveniente dalla guerra antifanchista in Spagna e della lotta clandestina in Francia, come Alberto Mancini proprio l’8 giugno non era ad Agello ma ad Umbertide. In più per il giorno del Corpus Domini e proprio nel primo pomeriggio era stata previsto o annunciato un bombardamento dell’aviazione angloamericana contro la colonna tedesca in ritirata proprio nella zona di Magione. Ma anche questo intervento non ci fu e le truppe arrivarono a Magione solo dieci giorni dopo. 
La rivolta contadina una vera e propria “insorgenza” sulla tipologia di quelle “antigiacobine” rimase quindi un’azione isolata, ma non per questo meno significativa e importante come tragica testimonianza della volontà popolare di liberarsi dell’occupazione nazista. Una parte dei contadini poteva in qualche modo considerarsi “politicizzata”, ma non fu certo un’azione “politicamente organizzata”.
Una certa “vulgata resistenziale” ha voluto per tanto tempo considerare questa rivolta come una vera e propria azione partigiana, ma così certamente non è stato anche se il movimento politico e militare attivo in Umbria nei nove mesi della Resistenza ha dato un contributo decisivo alla liberazione della regione insieme all’esercito angloamericano.
Oggi l’Amministrazione Comunale di Magione con il Sindaco Massimo Alunni Proietti oltre ad aver dedicato un parco e un monumento di Romeo Mancini alla tragedia, ha richiesto al Presidente della Repubbica un riconoscimento in favore del Gonfalone del Comune di Magione a testimonianza del coraggio e del sacrificio dei suoi concittadini. Un attestato che certificherebbe certamente il sacrificio di uomini semplici e onesti, come ha ricordato con parole commosse nel corso dell’ultima commemorazione Don Giuliano Governatori, legati alla loro terra, alla famiglia, al rispetto della propria dignità individuale e collettiva e a quella della propria patria.

 

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