Venerdì 28 Gennaio 2005
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"«Guardabassi, un parlamentare cavourriano»"
"Il “babbo dei perugini” fu deputato e senatore dal 1860 al 1871"    sgrfs

di Alberto Stramaccioni

La figura di Francesco Guardabassi nato nel 1793 e morto nel 1871, massone di convinzioni liberali moderate, fedele alla monarchia, militare, è soprattutto nota per essere stato uno dei principali protagonisti del Risorgimento perugino fino a guidare la sollevazione del 20 giugno 1859 per liberare la città dalla dominazione pontificia. Meno conosciuta è invece la sua attività di parlamentare, prima deputato e poi senatore dal 1860 al 1871.


Figlio di Mariano che fu uno dei promotore della Repubblica giacobina a Perugia nel 1798-99, divenne ben presto allievo della scuola di cavalleria di Saint Germain da cui uscì con il grado di tenente di un reggimento di corazzieri. Nel 1831 quando scoppiarono i moti per l’unità e l’indipendenza della penisola italiana in particolare in Romagna, nelle Marche ed in Emilia, Guardabassi venne nominato comandante della milizia del Comitato provvisorio di Perugia, per combattere contro le truppe papaline. Fallita la rivolta emigrò a Parigi e a Londra dove informò l’opinione pubblica inglese sulla difficile condizione economica, sociale e democratica dei sudditi dello Stato pontificio. Perseguitato per i suoi ideali liberali e per l’impegno nella lotta a fianco della monarchia sabauda per l’unità nazionale venne condannato a morte e il suo processo conclusosi con il carcere, suscitò una solidarietà diffusa in tutta l’opinione pubblica europea. 
Purtuttavia l’impegno politico e militare di Guardabassi ebbe il suo più importante banco di prova alla fine della primavera del 1859 quando a Perugia, sull’onda della ripresa in tutta la penisola delle lotte per l’indipendenza nazionale, sorse un Comitato per liberare la città e unirla al resto della nascente nazione italiana. Il 14 giugno 1859 venne quindi instaurato un governo provvisorio guidato dal Guardabassi, con Zefferino Faina, i fratelli Danzetta, Tiberio Berardi, Carlo Bruschi, Raffaele Omicini e Annibale Vecchi. Ma il 20 giugno le milizie papaline, venute da Roma riconquistarono la città seminando morte e terrore e gli eccidi suscitarono la condanna perfino negli Stati Uniti d’America. Guardabassi fuggì allora da Perugia per riparare in Toscana dove diede vita ad un Comitato di Emigrazione in collegamento con il governo di Cavour a Torino. 
Intanto mentre si era sviluppata la seconda guerra di Indipendenza e completata la spedizione dei Mille, Cavour si apprestava a dare vita al primo parlamento dell’Italia unita, (senza Roma e Venezia) con sede a Torino a Palazzo Carignano, già sede del parlamento del Regno Sabaudo e allora fu proprio Cavour, mentre Perugia e l’Umbria doveva essere ancora liberate (e lo saranno il 14 settembre 1860), a sollecitare la candidatura di Francesco Guardabassi nel giugno 1860, nel collegio di Castiglion Fiorentino come membro della nuova Camera dei Deputati. Fu così che Guardabassi (secondo la legge elettorale del Regno sabaudo che prevedeva un suffragio molto ristretto) venne eletto nel collegio toscano con 248 voti, suddivisi in cinque sezioni (Marciano, Monte San Savino, Lucignano, Civitella e Castiglione Fiorentino) dove votarono 254 cittadini, mentre avevano diritto al voto 560 elettori. La sua attività nel parlamento italiano a Torino non ebbe praticamente seguito dato che, pochi mesi dopo, appena completata l’unità, seppur parziale dell’Italia, fu lo stesso primo presidente del consiglio della nuova nazione, Camillo Cavour a proporre al Re Vittorio Emanuele II, la nomina di Francesco Guardabassi a Senatore del Regno. D'altronde la compentenza a nominare nuovi senatori era, secondo le norme dello Statuto Albertino, di spettanza del Re, ma fu lo stesso Cavour a nominare decine e decine di senatori, attraverso le cosiddette nove grandi infornate effettuate tra il 23 gennaio 1860 e il 7 febbraio 1861 a ridosso cioè dell’inaugurazione, il 18 febbraio, dell’VIII legislatura, la prima del Regno d’Italia che mutava definitivamente la fisionomia della Camera Alta da subalpina in italiana. Si trattò di un processo che allargò la presenza delle varie rappresentanze regionali in modo non proprio omogeneo e che avvenne seguendo la scansione temporale delle annessioni delle varie regioni e degli Antichi stati della penisola al Regno d’Italia. Oltre a nuovi senatori piemontesi entrarono così nell’ordine di tempo i rappresentanti lombardi, emiliani, romagnoli, toscani, marchigiani, umbri , napoletani e infine sicialiani. Si trattò complessivamente di 128 nuovi senatori che si aggiungevano ai precedenti 91 componenti. Con l’allargamento della rappresentanza parlamentare si intendeva legittimare l’ampliamento del Regno di fronte alle potenze straniere ma anche per contrastare i tentativi delle componenti politiche più democratiche del movimento risorgimentale intezionate a convocare un’assemblea costituente per dar vita alla nuova nazione.
Per dieci anni fino alla morte, Francesco Guardabassi è dunque senatore del Regno la cui sede dell’Assemblea era nello storico Palazzo Madama di Torino e dagli atti parlamentari risulta il suo intervento in aula in almeno due circostanze nel 1861 e nel 1962. Mentre dopo questa data risulta sempre in congedo sicuramente per motivi di salute.
Il primo intervento è svolto nella seduta del 22 luglio del 1861 a proposito della discussione sul sistema forestale della Sardegna, dopo l’intervento del senatore La Marmora e alla presenza del Ministro dell’Interno e di quello del Commercio e dell’Agricoltura, il senatore Guardabassi sottolineò l’esigenza di “…aggiungere anche la preghiera che queste indagini si estendessero alle nostre catene di montagne dell’Umbria. La pure sono molti luoghi che sarebbe necessario rimboschire in modo però che non rechi pregiudizio alla pastorizia”. 
Successivamente il 20 agosto 1862 il senatore Guardabassi intervenne alla presenza del Ministro della Guerra nel corso della discussione sui progetti di legge relativi al reclutamento dell’esercito. Guardabassi sostenne che: “…dopo le parole del signor ministro non mi resta a dir nulla se non che a raccomandare al Senato di approvare questa legge come ci venne dalla Camera dei Deputati, poiché senza dubbio il non approvarla com’è, farebbe nascere uno scontento grandissimo, e dove non è la coscrizione e nelle provincie napolitane in cui ci era la esenzione del figlio unico. Da noi nell’Umbria e nelle Marche e in altri luoghi degli Stati Pontificii non ci è dubbio che questa legge è molto odiosa, perché tale fu resa dalle insinuazioni continue dei nostri contrarii che hanno sempre detto: dai retta ai liberali e vedrete che vi porteranno via i figli, ve li porteranno al macello. Oggi una madre che si vede portar via il figlio non crede che sia temporaneamente, crede di non rivederlo più. Questa idea e questa impressione recano un danno gravissimo alla leva. La cosa che può renderla meno penosa è la esenzione del figlio unico ivi proposta.”
Due interventi brevi ma pur sempre significativi che esprimevano la passione e l’interesse per il miglioramento della sua terra e dell’esercito italiano di cui si sentiva comunque parte. La sua terra e il suo esercito erano due mondi ai quali si era sempre sentito legato.
Il senatore Guardabassi morì il 20 agosto 1871 e il 13 dicembre dello stesso anno la sua figura di parlamentare e di patriota venne ricordata dal presidente del Senato Vincenzo Fardella di Torrearsa.

 

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