Venerdì 24 Dicembre 2004
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"La storia e l'identità nazionale"
"Cresce la domanda di conoscenza del passato sulle televisioni e sui giornali"    sefse

di Alberto Stramaccioni

Oramai da qualche anno la storia è entrata nelle case degli italiani. Trasmissioni televisive, format di vario genere, videocassette, rubriche, riviste, “gadget” di quotidiani e settimanali, parlano del nostro comune passato in forma certamente divulgativa, ma interessando anche per questo milioni di cittadini altrimenti irraggiungibili con saggi e testi di carattere accademico, frutto di tanti e tanti anni di studi e ricerche, ma spesso scritti in modo poco attraente.


Naturalmente se non ci fosse il lavoro quotidiano e certosino di tanti ricercatori la stessa divulgazione rimarrebbe asfittica e ripetitiva. Indro Montanelli, ottimo divulgatore di storia, polemizzava spesso con il linguaggio un po’ contorto o astruso di certi storici accademici, pur essendo ottimi ricercatori, mentre valorizzava invece forse oltre misura, molti studiosi della scuola storica francese o anglosassone, da lui considerata, più comunicativa e attraente e meno noiosa o ampollosa. Oggi scopriamo invece che grazia anche al nuovo consumo e alla nuova domanda di storia anche in Italia esistono ottimi storici espressione del mondo accademico più aggiornato, che sono in grado di fare buona divulgazione senza sminuire il necessario approfondimento nella ricostruzione e nell’interpretazione dei fatti del passato. E accanto a loro sta emergendo un certo numero di giornalisti con la passione della ricerca e della divulgazione storica. Se è vero che il giornalista è “lo storico del presente” ha naturalmente una qualche predisposizione a occuparsi della ricostruzione storica, fatto per fatto e giorno per giorno.
Ma perché negli ultimi anni è cresciuta così tanto la domanda di “informazione storica”?
Le risposte possono essere molte, dalle più ottimistiche a quelle più pessimistiche. 
Il bisogno di conoscere il passato tradisce spesso l’incertezza per il futuro, ma preferiamo pensare che la voglia di approfondire lo studio e la ricera del passato rispondano al desiderio di meglio definire la propria identità, individuale e collettiva, del singolo e della comunità a cui appartiene. Lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi ha avuto il merito di orientare la ricerca e la divulgazione storica alla definizione il più possibile condivisa, delle proprie radici nazionali per affrontare al meglio le sfide del futuro. L’idea di patria, nazione, il richiamo ai valori del Risorgimento, della Resistenza antifascista e della Costituzione rappresentano i punti di riferimento fondamentali ai quali dovrebbe ispirarsi il popolo italiano, secondo il Presidente Ciampi. E non a caso in un intervento dell’8 dicembre 2003 per la celebrazione del 60° anniversario della prima battaglia combattuta dal rinnovato esercito italiano, nella guerra di Liberazione, al Sacrario di Mignano Montelungo, presso Caserta, ebbe a dire: «l’Italia ha una memoria viva e condivisa, essa richiede sempre di più il lavoro della storia, la passione civile di chi ricerca il passato per meglio operare».
Tante sono state le polemiche in questi ultimi anni sull’uso o meno politico della storia e quasi tutte concentrate per lo piùsu un preciso e definito periodo storico, in particolare quello che va dal 1943 al 1948, dalla Monarchia alla Repubblica, dalla guerra alla resitenza, alla Costituzione. Tante sono comunque le questioni storiche più controverse dalle quali derivano i caratteri fondamentali della nostra identià nazionale.

C’è d'altronde in atto una campagna per la riscrittura della storia nazionale con il fine della delegittimazione dell''avversario politico i cui protagonisti sono alcuni storici, cosiddetti revisionisti da una parte e antirevisionisti dall''altra . Il termine revisionista è spesso usato in chiave dispregiativa, ma non credo assolutamente che, con ciò, sia giusto bollare tutti coloro che si pongono in forma storiograficamente seria il problema di acquisire nuovi documenti e fonti per meglio ricostruire e quindi revisionare i passaggi più controversi e fondamentali della storia italiana. D''altronde la continua opera di revisione storica è o dovrebbe essere il compito principale degli studiosi, così come è certo vero che la storia è sempre contemporanea in quanto la ricerca vive, perfino quella sulla storia antica, delle sollecitazioni del presente. Detto questo però non credo che l''approfondimento e lo studio di nuove fonti e documenti possano essere interamente piegate alle convenienze politiche del momento. D''altronde insieme alle interpretazioni più unilaterali, esiste una particolare tendenza alla revisione storica, più che legittima e significativamente accentuatasi tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, periodo in cui, come è noto, si è manifestata in modo irreversibile la crisi del sistema politico-istituzionale italiano, sia per ragioni interne che internazionali. La conclusione della guerra fredda, infatti, con la caduta dei regimi comunisti, ha consentito una rilettura storico-politica dell''esperienza italiana (così fortemente condizionata dal conflitto est-ovest) in controtendenza con le interpretazioni di una certa storiografia, considerata dominante. Questa vedeva nell''ispirazione democratico-repubblicana delle battaglie risorgimentali, in quella comunista, socialista, azionista e cattolico-democratica delle lotte antifasciste e della Resistenza, fino alla nascita della Repubblica e della Costituzione, gli unici momenti di costruzione di una vera e autentica identità nazionale. Tale tendenza storiografica, considerata dominante, ha naturalmente fatto un certo uso pubblico della storia per conseguire una particolare egemonia culturale della sinistra sulla società, identificandosi in gran parte con una produzione storica di ispirazione gramsciana, diffusasi prevalentemente negli anni sessanta e settanta. Ma non sarebbe certo ragionevole che oggi, per reazione opposta, si realizzasse una specie di processo inverso. Possiamo certamente convenire sul fatto che molti rimangono ancora i nodi storiografici controversi: dalla questione della nascita dello stato unitario, all''atteggiamento dei cattolici verso l''unificazione nazionale; dai caratteri del giolittismo, al nodo del consenso al regime fascista; dalla questione della guerra civile, al valore democratico della resistenza antifascista; dalla collocazione dell''Italia nella guerra fredda, fino alla discussa teoria del doppio stato o delle due italie, nell''interpretazione dell''intera storia italiana. Purtuttavia proprio per questo l''obiettivo dovrebbe essere quello di lavorare ad una memoria e ad una storia il più possibile condivisa , come espressione di una pluralità di interpretazioni politico-culturali, verificabili e riscontrabili con nuove fonti e documenti, per affermare una identità nazionale realmente plurale.
Ci teniamo allora a contribuire alla diffusione della conoscenza storica con uno strumento divulgativo particolarmente piacevole come il film. Attraverso la visione di videocassette facilmente rintracciabili, di almeno cinquanta film (la scelta è del tutto personale e quindi opinabile, anche perché tanti altri se ne potrebbero elencare) pensiamo che si possa ripercorrere la breve, ma intensa storia degli italiani o meglio della nazione italiana dalla sua nascita ad oggi.

La storia degli italiani in 50 film

1) Per la ricostruzione della storia degli italiani dalla presenza napoleonica in Italia fino alla prima guerra mondiale:

Fiorile (1993, di Paolo e Vittorio Taviani)
1860 (1934, di Alessandro Blasetti)
Senso (1954, di Luchino Visconti)
In nome del popolo sovrano (1990, di Luigi Magni)
Nell’anno del signore (1970, di Luigi Magni)
In nome del Papa Re (1977, di Luigi Magni)
Bronte (1972, di Florestano Vancini)
Il gattopardo (1963, di Luchino Visconti)
Uomini contro (1970, di Francesco Rosi)
La grande guerra (1959, di Mario Monicelli)

2) Dal fascismo alla fine della seconda guerra mondiale

La marcia su Roma (1962, di Dino Risi)
Il Conformista (1970, di Bernardo Bertolucci)
Una giornata particolare (1977, di Ettore Scola)
Rappresaglia (1973, di George Pan Cosmatos)
Roma città aperta (1945, di Roberto Rossellini)
Il giardino dei Finzi Contini (1970, Vittorio De Sica)
Il delitto Matteotti (1973, di Florestano Vancini)
Le quattro giornate di Napoli (1962, di Nanni Loy)
Il processo di Verona (1963, di Carlo Lizzani)
Tutti a casa (1960, di Luigi Comencini)
Mussolini ultimo atto (1974, di Carlo Lizzani)
Sciuscià (1946, di Vittorio De Sica)
Paisà (1946, di Roberto Rossellini)
Una vita difficile (1961, di Dino Risi)

3) Dal secondo dopoguerra ad oggi

Novecento (1976, di Bernardo Bertolocci)
C’eravamo tanto amati (1974, di Ettore Scola)
Don Camillo (1951, di Julien Duvivier)
Salvatore Giuliano (1962, di Francesco Rosi)
Riso Amaro (1949, di Giuseppe De Santis)
Il giorno della civetta (1968, di Damiano Damiani)
Amarcord (1976, di Federico Fellini)
L’albero degli zoccoli (1978, di Ermanno Olmi)
Mani sulla città (1963, di Francesco Rosi)
Pane, amore e fantasia … (1953, di Luigi Comencini)
La classe operaia va in paradiso (1971, di Elio Petri)
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970, di Elio Petri)
Vogliamo i colonnelli (1973, di Mario Monicelli)
Il caso Moro (1986, di Giuseppe Ferrara)
Cento giorni a Palermo (1983, di Giuseppe Ferrara)
La notte di San Lorenzo (1982, di Vittorio e Paolo Taviani)
Pane e cioccolata (1974, di Franco Brusati)
La meglio gioventù (2003, di Marco Tullio Giordana)
Un eroe borghese (1995, di Michele Placido)
Nuovo Cinema Paradiso (1989, di Giuseppe Tornatore)
Un borghese piccolo piccolo (1977, di Mario Monicelli)
Piazza delle cinque lune (2002, di Renzo Martinelli)
Il muro di gomma (1991, di Marco Risi)
Cento passi (2000, di Marco Tullio Giordana)
Il giudice ragazzino (1993, di Alessandro Di Robilant)
Lamerica (1994, di Gianni Amelio)

 

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