Domenica 10 Aprile 2011
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"IL PROGETTO UNIVERSITARIO FASCISTA PER PERUGIA"
"Scienze politiche e l'Università per stranieri"     svvesv

di ALBERTO STRAMACCIONI




L’attenzione del regime fascista per le istituzioni culturali di Perugia e dell’Umbria è stato sicuramente rilevante, pur all’interno dell’ indirizzo mussoliniano che tendeva ad affermare l’egemonia della politica sulla cultura. In questa prospettiva l’attività degli intellettuali e delle istituzioni culturali era sottoposta ad un certo controllo al fine di giungere ad una più diffusa fascistizzazione della società.

 

 

 

D’altronde Giovanni Gentile a partire dal manifesto degli intellettuali fascisti del 1925, contestato da Benedetto Croce, definiva un progetto di fascistizzazione della cultura che doveva avere nell’Istituto nazionale della cultura fascista il principale strumento di intervento. In questo quadro, l’opera più significativa di Gentile fu senz’altro la realizzazione dell’Enciclopedia Italiana, avvenuta tra il 1929 e il 1938, alla cui stesura collaborarono studiosi di diversa matrice culturale. Al tempo stesso, il regime curava l’istruzione dei giovani riscrivendo i libri di testo e proponendo una rilettura dell’intera storia d’Italia fondata sull’esaltazione del mito della romanità e un’interpretazione del risorgimento in chiave strettamente nazionalistica, autoritaria e antiparlamentare. Ma non tutti gli intellettuali e non tutte le istituzioni culturali vennero irreggimentate, anche se si tentò di realizzare questo obiettivo nel 1929 con la costituzione della Reale Accademia d’Italia, sul modello napoleonico dell’Accadémie de France. Questa istituzione, presieduta tra gli altri da Guglielmo Marconi, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Gentile lasciò, tuttavia, una certa autonomia culturale agli aderenti. Ma il regime mussoliniano espresse la sua politica culturale attraverso soprattutto la riforma scolastica e universitaria a partire da quella presentata da Giovanni Gentile nel 1923, che, con una serie di regi decreti riorganizza tutto il sistema formativo in linea con la riforma Casati del 1859. L’obbligo scolastico è esteso fino al quattordicesimo anno di età, ma si conferma il carattere dualistico del sistema scolastico con un indirizzo di alta cultura per la formazione delle future classi dirigenti, con studi filosofici e umanistico-classici e un altro con scuole tecniche finalizzate ai mestieri, alle professioni, al lavoro manuale ed esecutivo e si istituisce anche una scuola speciale per i maestri.
Una particolare attenzione venne dato alle università con l’obiettivo di ridurre il loro numero e quello degli iscritti alle scuole secondarie al punto che tra il 1923 e il 1927 si passò da trecentotrentasettemila iscritti a duecentotrentasettemila, mentre invece negli atenei tra il 1925 e il 1940 si assistette al raddoppio degli iscritti alle 25 università italiane che passarono da 20.467 a 47.667 iscritti e se nel 1922 si laurearono 7.771 studenti, nel 1931 furono 8.492 e 11.135 nel 1936. 
In questo contesto nella città di Perugia il regime mussoliniano mette in piedi un suo progetto universitario e ne risultarono protagonisti tre personaggi abbastanza diversi tra loro come Astore Lupattelli, Sergio Panunzio e Paolo Orano .
All’Università di Perugia durante il ventennio fascista si verifica una crescita degli iscritti secondo gli andamenti e le tendenze nazionali. Dopo il calo durante la prima guerra mondiale, riprendono nel 1925 con duecentocinquantacinque iscritti per salire a seicentotre nel 1934 e riscendere negli anni successivi e risalire a milleduecentoottantasei nel 1940. All’Ateneo perugino oltre agli iscritti crescono le possibilità formative. Nel 1924 come altre università italiane , quella di Perugia viene collocata tra gli Atenei di terza fascia, le cosiddette “Università libere”, nel senso che sono disciplinate da leggi generali e non sono sostenute finanziariamente dai contributi statali, ma solo da quelli locali. Si accentua così per l’Ateneo perugino una forte crisi finanziaria che viene superata nel 1925 per l’intervento diretto di Mussolini il quale nell’ambito della regificazione delle Università, consente che quella di Perugia passi dalla terza alla seconda fascia cioè a carico parziale dello Stato a cui si aggiunge la costituzione di un ente per i corsi di cultura rivolta agli stranieri, quale prosecuzione dei corsi estivi di Alta Cultura e nucleo fondante della futura Università per Stranieri. 
Da Perugia era partita la marcia su Roma e per Mussolini da Perugia doveva partire “la marcia dell’idea fascista” e non a caso nel 1926 visita l’Ateneo, guidato appena dopo, dal Rettore Sergio Panunzio che proprio nel 1927 istituisce una nuova facoltà quella di Scienze Politiche, una specie di scuola quadri del regime, e la città venne poi definita “la capitale intellettuale delle città minori” o “l’Oxford italiana”.
Negli anni successivi l’Università degli Studi di Perugia venne elevata ad ateneo di prima fascia e dal 1934 al 1939 furono istituite quattro nuove facoltà potenziano i vecchi Istituti Superiori. Nel 1934 fu istituita la facoltà di Veterinaria, nel 1935 quella di Chimica e Farmacia, nel 1936 la facoltà d’Agraria, nel 1939 nacque la facoltà di Economia e Commercio, mentre nel 1929 era stata realizzata la “Casa dello Studente” intitolata ad Enrico Pernossi.
All’inizio degli anni Quaranta l’Università aumentava il numero degli iscritti e l’impulso alla crescita avvenne soprattutto sotto la guida del rettore Paolo Orano che diresse l’Università dal 1935 al 1944. Portò a sei le facoltà, ma di particolare rilievo politico e culturale fu l’istituzione della Facoltà di Scienze Politiche, alla quale tra l’altro, era iscritto quasi un quarto degli studenti. 
L’idea della nuova Facoltà, come racconta Sergio Panunzio sul “Popolo d’Italia” nel marzo del 1928, fu lanciata dal Duce nell’estate del 1925, all’atto della regificazione della Università di Perugia. L’idea fu subito raccolta dai fascisti perugini guidati dal Segretario Federale Guido Manganelli che si impegnarono per ottenere il finanziamento della Facoltà, la cui spesa gravava sul bilancio dell’Università di Perugia, ma coperto in gran parte dagli enti locali e poi dal Ministero delle Corporazioni con il diretto impegno di Mussolini e del Ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele. La nuova facoltà fu concepita come una istituzione culturale preposta alla formazione della futura classe dirigente del regime e doveva costituire in qualche modo un modello di Facoltà fascista utile a formare gli “operai dello Stato”, impiegati, funzionari, podestà, dirigenti sindacali e corporativi. I corsi avevano la durata di quattro anni, erano previsti vari indirizzi: politico-amministrativo, politico-sindacale-corporativo, politico-consolare-diplomatico, politico-giornalistico, ma non corrisposero alle aspettative di formazione che Mussolini si era prefisso, tanto che nessun dirigente noto e autorevole del regime si era laureato a Perugia anche se, nei primi sei anni si iscrissero oltre mille studenti .
Sergio Panunzio è il preside e nella Facoltà insegna Paolo Orano, docente di Storia del giornalismo e di Storia e dottrina generale del fascismo, poi nominato senatore e rettore dell’Università degli Studi di Perugia e figuravano nomi di insegnanti di orientamento nazionalistico o espressione del sindacalismo rivoluzionario come Maurizio Maraviglia, Francesco Coppola, Antonio Pagano, Roberto Michels, Angelo O. Olivetti, Oddone Fantini, Carlo Curcio. Tra i docenti vennero accolti anche studiosi come Federico Chabod, Luigi del Pane, Aldo Maria Ghisalberti, che non erano in sintonia con il regime fascista.
Ma l’Università di Perugia annovera un solo docente dichiaratamente antifascista come Edoardo Ruffini Avondo insegnante di Storia del Diritto alla Facoltà di Giurisprudenza, uno dei dodici professori che rifiutò il giuramento di fedeltà al fascismo. Con un significato analogo lo stesso rettore Edoardo Tomasone, pur simpatizzante del Pnf si dimise dall’incarico perché non volle iscriversi al partito. In questi anni, nel 1932, arriva a Perugia proveniente dall’Università di Cagliari, Giuseppe Rufo Ermini titolare della cattedra di Storia del Diritto Italiano che diventerà poi uno dei protagonisti della crescita dell’Università negli anni Cinquanta e Sessanta. 
Accanto alla facoltà di Scienze Politiche nei progetti del regime assunse una particolare importanza anche il riconoscimento ufficiale della nascita, nel 1925, della “Regia Università per Stranieri” come istituzione per lo studio della lingua italiana e della diffusione della cultura italiana nel mondo. L’iniziativa di fondare l’Università per Stranieri era stata presa dall’avvocato Astore Lupattelli, a partire dal 1921 assieme ad altri uomini di cultura perugini ed umbri come Corrado Ricci, Domenico Arcangeli, Francesco Guardabassi, Vincenzo Ansidei, Ciro Trabalza. Il progetto fu poi sostenuto in maniera convinta dal parlamentare, prima nazionalista e poi aderente al Partito Nazionale Fascista, Romeo Gallenga-Stuart, in buoni rapporti epistolari con Gabriele D’Annunzio e proprietario del palazzo già Antinori, costruito nel XVIII secolo e successivamente sede dell’Ateneo stesso. Gallenga era particolarmente sensibile ai temi della diffusione della lingua e della cultura italiana, anche per essere stato responsabile del Sottosegretariato per l’Estero e la Stampa.
Venne così sottoposta al Governo e al Parlamento la proposta di Lupattelli di riconoscere e quindi istituire anche formalmente una vera e propria Regia Università per Stranieri. Con il decreto legge del 29 ottobre 1925 n.1965, firmato da Benito Mussolini e Pietro Fedele Ministro della Pubblica Istruzione, dall’interno dell’Università degli Studi prese corpo la Regia Università per Stranieri. L’articolo 11 del decreto infatti stabiliva che :”presso la Università di Perugia è istituito un Ente autonomo che avrà per fine di organizzare e mantenere speciali corsi, di letteratura e cultura italiana per stranieri. Una convenzione speciale fra Stato, Provincia e Comune, stabilirà le norme per il funzionamento dell’Ente, al quale lo Stato corrisponderà un contributo annuo di centomila lire”. A sancire il ruolo che il regime fascista attribuiva all’istituzione culturale fu dapprima il Ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, particolarmente seguito da molti intellettuali italiani ed europei, che tenne la prolusione inaugurale dei corsi nel 1923 e nel 1925. In seguito intervennero altri ministri, ma fu emblematicamente lo stesso Mussolini nel 1926, alla sala dei Notari a tenere una lezione dal titolo “Roma antica sul mare”, pubblicata successivamente dalla casa editrice Mondadori. Nel corso dell’intervento inaugurale, dopo il riconoscimento ufficiale dello status di Regia Università Italiana per Stranieri, rivalutò il ruolo della città capitolina durante l’impero e disegnò il futuro dell’Italia, improntato allo spirito nazionalistico, anche attraverso la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero. In questo quadro Mussolini definì l’Università per Stranieri un “faro di civiltà” e “una fucina di italianità nel mondo”.
Nei primi anni gli insegnanti dell’Università per Stranieri, in assenza di una sede propria, tenevano le lezioni sia alla Sala dei Notari, nel centro storico della città, che nelle aule dell’Università degli Studi. Docenti universitari e uomini di cultura come Bartolomeo Nogara, Monsignor Michele Faloci-Pulignani, Ettore Pais, Pietro Fedele, Vincenzo De Bartholomeis, Antonio Munoz, Corrado Ricci, Achille Bertini Calosso, Innocenzo Cappa, Vittorio Rossi, Igino Supino, Paolo Calabro, Pietro Masciattelli, Giovanni Gentile, Francesco Guardabassi, Alfredo Rocco, tennero lezioni su tante materie, dall’etruscologia al francescanesimo, ai corsi di lingua, letteratura, storia civile e dell’arte italiana.
Ben presto crescono gli iscritti alla neonata università per stranieri provenienti soprattutto dalle diverse nazioni europee e dalla Germania in particolare. Erano 197 gli iscritti nel 1921 per salire a 360 nel 1929 e ben 1182 nel 1938 per poi scendere a 344 nel 1944 . 
Negli anni Venti e Trenta si ebbe la crescita e il consolidamento didattico, gestionale e organizzativo del nuovo Ateneo. Si acquisì la sede attuale il palazzo (costruito tra il 1740 e il 1758, per conto della famiglia Antinori, in competizione con i Donini, proprietari di quello in Corso Vannucci) che Romeo Gallenga, il quale nel 1926 l’aveva venduta a buone condizioni al Comune di Perugia per collocarvi i musei civici. Quando, nel 1928, questi furono trasferiti a Palazzo Donini l’intero Palazzo Gallenga Stuart venne riservato all’Università. Lo stesso proprietario dopo la morte, nel 1938, donò all’Ateneo anche la sua preziosa biblioteca, contenente oltre quindicimila volumi in lingua italiana, francese, tedesca e quasi cinquemila in inglese, ereditati in gran parte dal suo bisavolo Martino Schunk di Manchester. Nel luglio 1937, veniva inaugurata una nuova ala del palazzo settecentesco, quella posteriore, interamente costruita per iniziativa dello stesso Lupattelli realizzato con una spesa di oltre due milioni di lire, in gran parte coperti dallo Stato e dagli enti locali, ma anche con il contributo consistente di centomila dollari di un facoltoso studente, l’americano Frederic Thorne Rider. Nella nuova ala del palazzo, trovarono posto l’Aula Magna, alcune grandi aule e più tardi diversi laboratori linguistici. Nel giugno del 1927, con un apposito decreto, l’Università per Stranieri scelse il proprio stemma accademico composto da un grifo rampante d’argento in campo rosso, con un fascio littorio d’oro tra le zampe anteriori, circondato da una corona d’alloro. Il tutto sormontato dalla croce sabauda, con il motto araldico “Antiquam exquirite matrem”, tratto dal verso 96, libro III dell’Eneide di Publio Virgilio Marone, quale responso dato ad Enea da Apollo quando lo supplica, a Delo, d’isegnargli dove deve dirigere la rotta. Un motto che simboleggiando il mito di Enea, ispirerà nel 1937 un affresco di Gerardo Dottori, Roma Eterna, che “illumina gli uomini che costruiscono”, collocato nell’Aula Magna appena edificata. Uno dei costruttori ritratti nel dipinto ha le chiare sembianze di Benito Mussolini, in un contesto pittorico in cui è raffigurato il mitico sbarco di Enea, la grandezza di Roma imperiale, il fulgore della Chiesa e la costruzione della capitale mussoliniana. 
Dopo la fine della guerra inizia la defascistizzazione anche simbolica dell’Università per Stranieri e viene rimosso il busto di Benito Mussolini e del Re Vittorio Emanuele III, che erano stati collocati ai lati della presidenza dell’Aula Magna. Al loro posto vengono sistemati due busti, raffiguranti le massime espressioni della cultura italiana nel mondo, Dante Alighieri e Leonardo da Vinci. Inoltre, sempre nell’Aula Magna , viene modificato proprio l’affresco di Dottori realizzato nel 1937 e allo stesso autore viene chiesto di apportare alcuni ritocchi e così proprio ad uno dei “costruttori”, quello con la chiara fisionomia di Mussolini, vengono cambiati i connotati.
Con la caduta del regime fascista e la guerra, i rettori dell’Università degli Studi, Paolo Orano e dell’Università per Stranieri Astorre Lupattelli vengono arrestati dagli angloamericani e deportati nel campo di concentramento di Padula a Salerno, e l’anno dopo, nel 1945, entrambi morirono a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro quasi a suggellare la fine di una comune esperienza culturale e politica.

 

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