Sabato 02 Luglio 2011
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Il dibattito: Questione morale e riforma della politica

di Alberto Stramaccioni


Sul tema della questione morale si è sviluppato nelle ultime settimane un dibattito tra le forze politiche in Umbria che non può non proseguire. D'altronde con il termine questione morale si intende riferirsi a quell'insieme di deviazioni o degenerazioni del sistema politico-amministrativo relativo al rapporto tra le istituzioni e i cittadini, che riguardano in particolare le scelte per finanziamenti, appalti, concorsi, nomine concessioni, fino a prefigurare, pratiche clientelari, privilegi e una più  generale cornmistione tra affari e politica. La questione morale non è quindi una questione giudiziaria, ma pone interrogativi sulla trasparenza democratica delle scelte che compie innanzitutto la pubblica amministrazione, ed è quindi un tema eminentemente politico.




E' per questo che occorre reagire rispondendo innanzitutto alle questioni emerse in questi quattro o cinque anni, dalle indagini della magistratura con accuse di corruzione, concussione, abuso d'ufficio, peculato, voto di scambio che non possono non interrogare in maniera molto più approfondita e determinata di quanto finora non sia stato fatto, le istituzioni e i partiti politici,soprattutto quelli che della modernizzazione dell'Italia e dell'Umbria intendono fare il loro segno identitario.

Ma se questo è necessario, e se oggi in Urnbria a caratterizzare ii dibattito sono solo le indagini della magistratura, allora vuol dire che non ci resta altro che constatare il fallimento della politica nella sua capacita di controllo e di regolazione legislativa ed amministrativa dell'attivita delle istituzioni. La politica rischia infatti di apparire senza un progetto di governo delle trasformazioni sociali, proprio in tempo di crisi, quando invece sarebbe davvero utile e necessario perseguire obiettivi di riforma e di modernizzazione sia dell'assetto economico-sociale che di quello politico-istituzionale, nell'interesse generale di una comunità e non solo di piccoli gruppi o dei potentati economici..

Ed allora occorre sgombrare il campo dalle questioni giudiziarie strettamente personali, perchè, come si sa, la responsabilità penale è personale. E quindi per chi è direttamente coinvolto nelle indagini della magistratura, non occorre certo richiamarsi ad un cinico giustizialismo, ma nemmeno usare la pratica dell'autoassoluzione con la chiamata a raccolta degli inquisiti mentre va invece invocato il senso di responsabilità individuate verso le istituzioni. Chi è chiamato in causa con pesanti accuse e ha il massimo delle responsabilità politiche ed istituzionali deve dimostrare grande rispetto per le istituzioni che rappresenta e per opportunità politica deve trarne le conseguenze, al di la dei possibili esiti delle indagini della magistratura. Detto questo è però necessario tornare alla politica ed è utile quindi proseguire una discussione sui tanti aspetti della questione morale per riflettere e proporre soluzioni al fine di superare una crisi propria della politica e della sua percezione, che crea sfiducia e allontana sempre di più i cittadini dai partiti e dalle istituzioni.

Ecco allora che una prima ragione dell'attuale crisi e sicuramente riscontrabile in una eccessiva personalizzazione della politica che si è via via affermata con le nuove leggi elettorali nazionali, ma anche con l'elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti che hanno svuotato le assemblee elettive, ridotto dei partiti, già in crisi, a puri e semplici Comitati Elettorali sempre più lontani dai cittadini e trasformato la politica, o meglio l'attività amministrativa, in una professione ben retribuita.

In questo contesto le amministrazioni locali sono diventati l'unico luogo e sede dell' azione politica e i partiti hanno perso la loro autonomia progettuale, condizionati dai diversi poteri economici e sociali che vivono in varie forme all'interno del flusso della spesa pubblica.

Questa debolezza della politica ha rafforzato aggregazioni trasversali di affari che puntano a condizionare la vita pubblica soprattutto nella gestione degli assetti territoriali ed urbanistici, in quelli commerciali e nei servizi sanitari. Non e raro infatti che dietro le diverse scelte amministrative ci siano proposte di centri finanziari e società di progettazione che finiscono con il condizionare la libera competizione tra le forze economiche c naturalmente l'autonomia decisionale delle istituzioni.

Tutto ciò ha portato anche in Umbria al formarsi di un ceto burocratico manageriale che ha finito con il surrogare compiti e funzioni decisionali che spettano invece a chi è eletto dai cittadini. In questo contesto si può notare un particolare "conflitto di interessi" tra dipendenti pubblici che, in un ente svolgono la loro attività professionale e contemporaneamente in un altro assolvono ad una responsabilità di governo, magari nello stesso settore amministrativo.

In questo quadro con la concessione di appalti, attraverso procedure formalmente corrette, non sempre appare garantita la libera competizione tra diverse attività imprenditoriali e anche per questo si rischia di alimentare la pratica del "mercato protetto", soprattutto in un settore produttivo come quello edilizio, già in crisi.

Gli stessi concorsi, soprattutto quelli banditi dalla pubblica amministrazione, sui quali in momenti di crisi si concentra di pin l'attenzione dell'opinione pubblica, hanno bisogno di essere espletati con il massimo della imparzialità, della pubblicità e della trasparenza per un effettivo controllo democratico delle procedure.

Di fronte poi alle nomine dei consigli di amministrazioni degli enti che la Regione, le Provincie e i Comuni sono chiamati ad effettuare occorre trovare strumenti , procedure e sedi per la certificazione delle competenze, che inducano a scegliere coloro che possiedono realmente le qualità professionali, per determinati incarichi, fuori dalle logiche spartitorie diffuse non solo tra i partiti.

Per determinare una vera riforma della politica occorre innanzitutto una classe dirigente dei partiti e delle istituzioni che non può formarsi per cooptazione, perchè qualcuno le concede generosamente la guida politica. Chi non ha il coraggio di rischiare la sconfitta nel confronto e nel conflitto politico, probabilmente non riuscirà mai a vincere nessuna sfida. Come non si può assumere con autorevolezza e prestigio una responsabilità politica ed istituzionale quando si è eletti , certamente con migliaia di preferenze e i conseguenti costi, ma non si esprime una precisa e propria identità politica e programmatica.

Le elezioni primarie per la scelta dei candidati sono certamente uno strumento utile per la selezione della classe dirigente a condizione però che sia una scelta effettivamente democratica e trasparente anch'essa nei costi, e non una strada imboccata per stato di necessità. Le esperienze pia o meno recenti hanno creato conflitti, lacerazioni e zone d'ombra ancora presenti, tali da consigliare per il futuro una certa accortezza verso questa forma di consultazione popolare.

Il partito politico in questo quadro e il principale soggetto e oggetto di una possibile riforma della politica a condizione però che non venga travolto da degenerazioni correntizie con la conseguente e costosa caccia alle tessere e alle preferenze che gli precludono ogni capacità progettuale autonoma e rendono gli organismi dirigenti strumenti di ratifica delle decisioni già prese nelle correnti.

Ouesti diversi temi ed aspetti utili a prospettare un rinnovamento della politica chiamano in causa naturalmente i comportamenti e le modalità della ricerca del consenso, le volontà effettivamente riformatrici dei partiti e delle istituzioni, il modo d'essere e l’identità di una classe dirigente e non solo di quella politico-amministrativa. In Umbria questa è una sfida che chiama in causa soprattutto il centrosinistra per le sue ancora rilevanti responsabilità di governo, ma è bene che anche il centro destra la raccolga se vuole rappresentare realmente un’alternativa. Per ora il silenzio assordante sulla questione non depone certo a loro favore. Ma se non si affrontano questi nodi, sia da parte del centrosinistra che del centrodestra, la politica come capacità di difendere gli interessi generali di una comunità rischia di morire per sempre.

Alberto Stramaccioni (membro della Direzione Regionale del Partito Democratico)

 

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