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Giovedì 04 Marzo 2021
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L'Università per Stranieri è da rifondare
Una grande storia, la crisi, le proposte, l'elezione del Rettore.

Intervista a Alberto Stramaccioni
(www.passaggimagazine.it)
di Maria Gabriella Mecucci

 

Siamo vicini alle elezione del Rettore della Stranieri (si terranno in aprile), a cento anni dalla sua fondazione (1921). Avverrà in mezzo ad una tempesta senza precedenti: l'ateneo sta infatti vivendo una delicata vicenda giudiziaria, e una non meno grave crisi degli iscritti. I dati più recenti dicono che in tutto sono circa 2500 all'anno: un migliaio ai corsi di laurea e 1000-1500 ai corsi di lingua e cultura. Quest'ultima cifra è ballerina ed è difficile esserne del tutto sicuri. I corsi di lingua e cultura sono infatti di durata diversa: 6mesi, 3 messi, un mese. E' sicuro invece che in periodo di pandemia hanno avuto un calo considerevole. Si stanno approntando – con qualche ritardo – i corsi online. Un settore comunque - dicono a Palazzo Gallenga - da potenziare.

Aldilà della certezza dei numeri, è indubitabile che non solo siamo ben lontani dagli oltre 12mila iscritti del 1980, ma anche da quelli del 2010-2011 (complessivi 4420). La storia dell'Università perugina, dall'immediato dopoguerra al 1980, è stata un percorso lastricato di successi: numeri in continua ascesa con un vero e proprio boom negli anni Sessanta e Settanta; rettori dai nomi illustri, da Astorre Luppatelli (fondatore) a Aldo Capitini, al ministro degli Esteri Carlo Sforza, da Carlo Vischia a Salvatore Valitutti a Stefania Giannini (attuale vicedirettore dell'Unesco); insegnanti quali Walter Binni, Attilio Momigliano, Bruno Zevi, Delio Cantimori, Gianfranco Contini, Giuseppe Ungaretti; corsi di alta cultura con intellettuali eccellenti: da Maria Montessori a Giulio Carlo Argan a Eugenio Garin. E questi sono solo alcuni dei nomi più importanti che hanno tenuto le loro affascinanti lezioni nelle aule di Palazzo Gallenga, dove hanno fatto sentire la propria voce, in un passato ancora più lontano, personaggi quali Guglielmo Marconi, Giuseppe Prezzolini, Tommaso Marinetti. Per non dire poi che in quegli stessi locali si sono formate pezzi delle classi dirigenti di mezzo mondo. Insomma la Gallenga non era solo un fiore all'occhiello di Perugia, ma dell'Italia. Tantochè Indro Montanelli la definì la Oxford italiana.

L'età dell'oro è finita da tempo. E ora la crisi è diventata verticale. Cosa è successo? Quando è iniziata? Di chi sono le responsabilità? Le domande si affollano e per ricostruire l'intricata vicenda ascolteremo voci diverse. Iniziamo con Alberto Stramaccioni , che peraltro nel 2005 ha pubblicato un agile volumetto sulla storia della Stranieri. Nel cursus honorum di Stramaccioni, oltre alla docenza di Storia contemporanea proprio alla Stranieri , si trova il suo ruolo di dirigente del Pci, parlamentare dei Ds e del Pd, nonché segretario regionale. Dal 1994 ha iniziato una proficua attività di storico e, oltre a scrivere numerosi e corposi saggi, ha insegnato a Palazzo Gallenga per sedici anni come cultore della materia e professore incaricato, diventando poi ricercatore e, dal 2014, professore associato. Insomma, è una delle memorie storiche dell'ateneo .

Stramaccioni, quali sono le cause della crisi profonda in cui versa l'Università per Stranieri?
“La crisi viene da lontano e non è il frutto solo delle scelte degli ultimi anni. Le vicende giudiziarie, con la loro amplificazione mediatica, hanno messo davanti all'opinione pubblica l’insieme delle difficoltà dell’ateneo che chiedevano già prima e, a maggior ragione, chiedono oggi , una vera e propria rifondazione dell’ateneo. Con la legge del 1992 infatti partì un processo di trasformazione dell'Università per Stranieri, che veniva statalizzata e parificata alle altre università. Accanto ai Corsi di Lingua e cultura italiana, che costituivano la mission storica dell'ateneo perugino, vennero creati anche i Corsi di laurea triennali e magistrali, investendo su di una prospettiva di sviluppo ben precisa. Si intendeva infatti puntare a raggiungere un numero significativo di studenti che si iscrivevano ai Corsi di lingua per poi fornirgli un percorso orientato a completare la loro formazione professionale, scegliendo i Corsi di laurea della Stranieri , aperti naturalmente anche a tutti gli altri studenti. D’altronde i quattro assi formativi su cui si intendeva costruire la nuova università erano: lingua, cultura, comunicazione, internazionalizzazione. La legge del '92 lanciava dunque una sfida importante, ma riuscire a vincerla non era scontato . In realtà i frequentatori degli storici Corsi di lingua e cultura non si sono riversati in quantità rilevante nei nuovi Corsi di laurea creati con la riforma. Molti studenti hanno preferito andare in altri atenei italiani o addirittura all'estero, mentre i nuovi corsi di laurea sono cresciuti di numero (ndr. oggi sono sette).”

 

Perchè la riforma non ha funzionato, in realtà apriva un'ampia possibilità di crescita?
“A volere la legge del '92 fu il sottosegretario Spitella già rettore che intendeva parificare la Stranieri alle altre università. Sino ad allora infatti l'ateneo perugino portava il nome di università ma era stato in realtà un pur autorevole e qualificato Istituto di istruzione superiore ad ordinamento speciale. Forniva cioè un attestato di conoscenza della lingua e della cultura italiana e, solo dal '93, il ministero degli Esteri lo riconobbe come Centro ufficiale di certificazione della lingua. La parificazione era sicuramente giusta e apriva alla Stranieri un'ampia possibilità di crescita, ma la crisi è iniziata proprio perchè non si è stati capaci di cogliere appieno questa opportunità. In diverse fasi , negli ultimi decenni , è mancata la volontà di applicare la riforma con sufficiente dinamismo e spirito di iniziativa” .

 

Guardi che la crisi era iniziata però da prima. A ben guardare i dati delle iscrizioni, dopo il boom della fine degli anni Settanta che portò nel 1980 a quota 12 mila, ci fu un rapido capitombolo e, nell'85 si arrivò a poco più di seimila. La Gallenga era già dimezzata...
“L'andamento degli iscritti all'Università per Stranieri è stato spesso condizionato dagli eventi politici internazionali. Nel 1979 c'è stata la crisi iraniana che ha portato molti studenti di quel paese a Perugia. Prima c'erano state le consistenti presenze dei greci, dei palestinesi e altre ancora; successivamente all' 89 quelle degli studenti dell'Est europeo. Le fluttuazioni degli iscritti quindi ci sono sempre state e si possono spiegare anche così, ma dagli anni novanta in poi si era aperta o meglio, si doveva aprire un'altra storia.”

 

Che peso hanno avuto la vicenda di Ali Agca e il delitto Meredith nell'accelerare il declino?
“La presenza dell'attentatore del Papa fra gli iscritti di Palazzo Gallenga risale al 1983 e non credo abbia avuto ripercussioni significative. Il delitto Meredith invece colpì l'immagine di Perugia, dei www.passaggimagazine.it suoi due atenei e naturalmente dell'Università per Stranieri. All'estero e anche in Italia si fece largo l'idea che la città non fosse sufficientemente sicura, mentre in passato era stata sempre considerata del tutto tranquilla. Non fu tanto il profilo formativo degli studenti ad essere messo in discussione quanto il grado di vivibilità di Perugia a ripercuotersi negativamente sulla Stranieri. Sia il sindaco Locchi che la rettrice Giannini capirono prontamente il rischio e cercarono di scongiurare il diffondersi di questa convinzione, ma nonostante ciò, il delitto danneggiò sia l’immagine della città sia dell’ateneo, ma naturalmente i problemi legati alla difficile crescita erano anche molti altri.”

 

La vicenda Meredith porta alla mente un tema più ampio: che rapporto c'è stato e c'è fra la città di Perugia e Palazzo Gallenga?
“Purtroppo per molti decenni il rapporto fra le istituzioni regionali e cittadine da una parte e le due università dall’altra è stato condizionato dalla diversa appartenenza politico – ideologica dei rettori, dei sindaci e dei presidenti. I due atenei hanno avuto sempre un profilo cattolico-democristiano, mentre le amministrazioni sono state governate da giunte rosse guidate da socialisti e comunisti. Dopo la caduta del muro di Berlino, le cose potevano e dovevano cambiare. Si è verificato invece un progressivo calo di attenzione delle istituzioni cittadine e regionali verso i due più grandi produttori di cultura, di ricerca e di didattica e perciò utili anche allo sviluppo di Perugia e dell'Umbria. Da parte della Stranieri sarebbe stato proficuo rilanciare il rapporto con le istituzioni locali nel contesto della cosiddetta “terza missione” anche per attrarre fondi nell’interesse generale della comunità. C’è da aggiungere poi che le relazioni tra i due atenei presenti in città si sono negli anni caratterizzate da una sostanziale assenza di confronto e dalla mancanza di una collaborazione possibile , pur nel rispetto delle reciproche autonomie e identità formative. Si è invece persa questa potenziale collaborazione che avrebbe potuto generare sinergie nella prospettiva di una comune attività e proiezione internazionale” .

 

Quanto ha pesato la ricerca di un un rapporto con la Cina per favorire la venuta degli studenti di quel paese?
“Il progetto Marco Polo è stato un'iniziativa importante, che ha dato frutti positivi in termini di ampliamento delle relazioni internazionali e per l’ aumento degli iscritti provenienti dalla Cina. Nell'ambito del processo di internazionalizzazione si pensò anche all'apertura di una sede negli Usa. Dopo un periodo di un certo impulso nella promozione dei Corsi di lingua e cultura, l'impegno si è progressivamente attenuato. Si è preferito invece concentrarsi quasi esclusivamente sui Corsi di laurea rischiando peraltro di far assumere alla nostra università i caratteri di un un ateneo generalista, in competizione con gli altri, ma senza averne la forza attrattiva.”

 

Sin qui abbiamo parlato della natura e dei tempi della crisi, ma come uscirne? Che fare? Che suggerimenti dare al nuovo rettore?
“>Non mi permetto di dare certo suggerimenti ad alcuno , constato solo che nel panorama universitario nazionale una parte consistente dei rettori vengono eletti per rassicurare il corpo docente e gli apparati tecnico-amministrativo e non per innovare e si presentano quindi con programmi molto generici. Per quanto riguarda la nostra università noi non siamo nella condizione di poter conservare l'esistente. Forse questa volta il nuovo rettore potrà avere più tempo dei predecessori perché il mandato, se verrà modificato lo statuto, passerà da tre a sei anni. Spero che usi questo periodo per tentare una vera e propria rifondazione dell'Ateneo ?”

 

Come vorrebbe che fosse la rifondazione che auspica?
“Per essere realisti e propositivi forse non è inutile ricordare che i cambiamenti necessari vanno fatti compatibilmente con l'insieme della legislazione universitaria esistente ma anche in forza del principio dell'autonomia universitaria. E che il percorso necessita di una certa gradualità sia per la riforma dell’assetto istituzionale e statutario sia per le questioni legate alla didattica, alla ricerca e all’insieme del sistema formativo.”

 

Aldilà delle premesse di metodo, quali modifiche statutarie occorrerebbero?
“Prima di tutto andrebbero modificate le norme riguardanti l’elezione della governance dell’ateneo anche perché dobbiamo rispondere alla domanda su quanto e come le norme statutarie in vigore abbiano consentito o addirittura favorito comportamenti e scelte considerate dalla magistratura di rilevanza penale. Fermo restando naturalmente che l’eventuale responsabilità penale è personale e peraltro ancora al vaglio della magistratura. C’è poi la questione dell’assetto dipartimentale dell’ateneo da circa un decennio caratterizzato da un solo dipartimento, forse l’unica esperienza esistente in italia, che ha inevitabilmente prodotto una sovrapposizione di ruoli e funzioni con il rettorato, provocando le dimissioni dopo pochi mesi dei diversi direttori che si sono succeduti. C’è inoltre da valutare l’opportunità di costituire un Centro autonomo dei Corsi di Lingua per conferire maggiore spessore istituzionale, amministrativo e formativo a questo comparto fondamentale dell’università . ”

 

Passiamo ora alle proposte più concrete…
“Innanzitutto occorre implementare le iniziative per attrarre studenti ai Corsi di Lingua poiché rappresentano una risorsa e un alimento rilevante, seppur parziale, per i Corsi di laurea. Per questa via si può meglio integrare tradizione e innovazione, obiettivo questo che non si è mai realizzato pienamente. Si tratta poi di ridefinire gli stessi Corsi di laurea per renderli più corrispondenti alle nuove esigenze formative e professionali, in sintonia con la particolare identità culturale e istituzionale della Stranieri. E contestualmente si può intervenire sull’organizzazione della didattica per meglio corrispondere alle esigenze degli studenti; sugli indirizzi e i finanziamenti per la ricerca scientifica al fine di migliorare ancora i risultati. E' poi indispensabile tornare a riflettere sui criteri posti alla base del reclutamento dei docenti che dovrebbe essere sempre più legato alle reali esigenze dell’offerta formativa.”

 

Siamo arrivati dunque al tema dei concorsi che è oggetto della particolare attenzione della magistratura...
“Non ho elementi precisi al riguardo, anche perché in quasi trenta anni che insegno alla Stranieri, non ho mai fatto parte di alcun organismo dirigente dell’ateneo. Penso comunque che al di là delle più o meno fondate esigenze accademiche, abbia suscitato interrogativi dentro e fuori l’università il fatto che questi concorsi ,non pochi per un ‘università delle nostre dimensioni, siano stati banditi in tempi ristretti e solo per alcuni settori disciplinari.”

 

Nel recente dibattito che si è sviluppato in vista dell’elezione del nuovo rettore si è parlato anche della possibilità del cosiddetto “papa straniero”, di un rettore cioè di alto profilo proveniente da un altro ateneo. Cosa ne pensa?
“Teoricamente sarebbe possibile, ma temo che un malinteso senso dell'orgoglio e dell'autonomia del corpo docente e dell'apparato tecnico-amministrativo faccia sì che non sia gradita una presenza esterna, anche se competente e autorevole”.

 

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