Giovedì 16 Settembre 2010
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"Per un Partito democratico e riformista"
"Documento del candidato Segretario"     sdf

di Alberto Stramaccioni

Premessa
Nelle prossime settimane si terrà la seconda fase congressuale del Partito Democratico per l’elezione degli organismi dirigenti dei Circoli, delle Unioni comunali e delle Federazioni provinciali. Si completa così una stagione congressuale iniziata l’anno scorso con lo svolgimento dei congressi nazionale e regionale, culminati nelle elezioni primarie del 25 ottobre 2009.
Questa fase congressuale si terrà in un contesto politico internazionale, ma anche nazionale e regionale, profondamente mutato rispetto a quello di appena pochi mesi fa.


Con questa campagna congressuale diventa più urgente dare un contributo alla costruzione di un Partito Democratico in grado di esprimere un progetto politico riformatore in Italia come in Umbria.
I risultati delle elezioni politiche del 2008 e quelli delle europee, amministrative e regionali del 2009 e del 2010 hanno messo in evidenza, assieme ad alcuni limiti politici ed elettorali, un’altrettanta possibilità di ripresa per il Partito Democratico al fine di tornare ad essere il perno di una nuova alleanza riformista che renda credibile un'alternativa di governo al centro destra.
La costruzione di questa prospettiva diventa ogni giorno più urgente di fronte alla crisi e al fallimento dell'alleanza di governo guidata da Silvio Berlusconi. In questi due anni nel pieno di una crisi economica e finanziaria internazionale il governo ha eluso i nodi decisivi delle riforme necessarie al rilancio del Paese, operando tagli indiscriminati in settori strategici come sapere, ricerca e innovazione, scaricando i costi della crisi sui soggetti sociali più esposti come i giovani precari, i lavoratori in difficoltà, le piccole imprese, senza per altro giungere ad un'effettiva capacità di contenimento della spesa pubblica improduttiva e dell'aumento del deficit. Il Parlamento italiano è stato costretto ad occuparsi di leggi ad personam o ad aziendam, lacerando il già fragile tessuto connettivo della legalità e del rispetto delle regole, con una consistente crescita dei fenomeni di corruzione e dell'evasione fiscale. Le ultime settimane denunciano la palese latitanza del governo nazionale sul terreno delle politiche industriali, assieme all'incapacità di presentare agli italiani un'idea di Paese che si proietti nella nuova geografia globale della crescita e dello sviluppo. Tutto ciò avviene mentre il livello dei conflitti sociali, politici e fra le istituzioni raggiunge la soglia di guardia, fino a minacciare la stessa tenuta delle istituzioni democratiche e dell'unità nazionale di cui ricorre il 150° anniversario. Il centro destra anziché proporre al Paese una strategia per uscire dalla crisi offre lo spettacolo di una confusa e drammatica crisi di governo.
Ma denunciare i guasti prodotti da questo lungo declino del berlusconismo non basta al Partito Democratico per divenire una credibile alternativa di governo. 
Per affrontare e vincere la sfida politica ed elettorale delle prossime elezioni politiche occorre creare nel più breve tempo possibile le condizioni per un più marcato radicamento sociale del Partito Democratico, una più efficiente organizzazione interna, una strategia delle alleanze e soprattutto una forte coesione interna.
a. Si tratta quindi di condividere e sostenere il progetto di un moderno partito riformista che possa trovare un significativo punto di riferimento in Europa, nell'esperienza dei democratici e dei progressisti e dei socialisti chiamati a rivedere le proprie politiche difronte alla crisi dello stato sociale, ai grandi mutamenti internazionali derivanti dai recenti processi di globalizzazione, presenti oramai in tutti i settori della vita economica, sociale e culturale.
b. Va inoltre sostenuta una nuova configurazione del sistema politico-istituzionale italiano che assuma sempre di più i caratteri di un sistema bipolare, ma non bipartitico. Le riforme istituzionali e costituzionali e una nuova legge elettorale non possono che muoversi lungo questa prospettiva di riorganizzazione, semplificazione e di ammodernamento del sistema politico e istituzionale italiano a partire dal passaggio ad una sola camera legislativa, con un senato federale e il dimezzamento dei parlamentari eletti.
c. Crediamo che si debba lavorare per dare vita ad una nuova coalizione riformista, per tornare a governare il paese, basata su chiari e definiti indirizzi programmatici, superando alleanze litigiose e non sufficientemente coese politicamente e programmaticamente, con l'obiettivo di giungere ad un vera e propria modernizzazione del Paese.
d. L'obbiettivo deve essere quello di costruire un moderno partito democratico con un'identità nazionale, di tipo federale , regionalista ed autonomo che esprima un forte radicamento sociale con un larga base associativa a di iscritti, una legittimazione degli elettori e un'ambizione culturale che formi ed esprima una nuova classe dirigente. 
Alla luce di queste considerazioni l’elezione del nuovo segretario provinciale del Partito Democratico può e deve essere l'occasione per un vero confronto interno e con la società civile nello spirito di un partito, nazionale e federale, che valorizza la sua autonomia sia sul piano politico che programmatico.
Riteniamo utile avanzare quindi una candidatura a Segretario provinciale del Partito Democratico sulla base di una chiara piattaforma politico-programmatica. Una proposta “Per un Partito democratico e riformista” che possa essere condivisa da tutti i democratici svincolandosi dalle vecchie contrapposizioni congressuali e correntizie.
Crediamo in questo auspicio con la coerenza di chi, già lo scorso anno, alla vigilia della prima fase della campagna congressuale, si pronunciò contro la cristallizzazione e la militarizzazione delle correnti, che hanno già prodotto effetti laceranti nel partito, attraverso una permanente litigiosità che è stata ed è causa non secondaria della perdita di affidabilità e dello stesso consenso al PD. Un forte e qualificato pluralismo interno, come è necessario in ogni partito realmente democratico, non può trasformarsi in una degenerazione correntizia dove prevalgono solo le logiche di potere ed oligarchiche, a scapito di un vero confronto politico e culturale.
Proponiamo per tanto un documento che intende proporre una piattaforma che possa rappresentare un punto d’incontro tra gli iscritti, ma aperta ai cittadini e agli elettori, per affermare una più chiara identità politica e programmatica del Partito Democratico per la crescita e la modernizzazione della Provincia e della Regione. Questo obbiettivo risulta oggi difficile, ma al tempo stesso sempre più necessario di fronte ad una crisi economica e finanziaria che investe l’occidente, l’intera Europa, l’Italia e l’Umbria. Di fronte a questa situazione il Partito Democratico attraverso la sua presenza nella società e nelle istituzioni non può non raccogliere questa sfida. E pur nel rigoroso rispetto del principio dell’autonomia tra il partito e le istituzioni, al quale siamo stati sempre fedeli, non si può che valutare positivamente la sollecitazione che è venuta in questi giorni al Partito Democratico da suoi amministratori, comunali, provinciali e regionali, per affermare una politica autenticamente riformatrice nella loro azione di governo.







Un Partito democratico e riformista per la modernizzazione dell'Umbria

1 Le riforme per uscire dalla crisi

I contraccolpi della crisi sono evidenziati dall’aumento della disoccupazione, dalla crisi delle piccole e medie imprese, dal ristagno degli investimenti e da una crescita 
ridotta del prodotto interno lordo regionale. Questi dati dimostrano che è entrato da tempo in crisi un modello di sviluppo affermatosi soprattutto negli anni settanta, che si è incrociato nei prima anni novanta con la crisi del sistema politico nazionale e locale. Oggi si apre, soprattutto in una regione come l'Umbria, una grande sfida per riuscire a svilupparsi in tempi di forte competitività internazionale. 
Per questo occorre muoversi con più determinazione verso politiche di cooperazione europee , nazionali e interregionali per costruire una prospettiva di sviluppo nel contesto di un federalismo aperto, solidale e cooperativo.
Si tratta di far perno su nuove politiche in ambito economico e sociale che possono fondarsi sulle potenzialità programmatiche e legislative del parlamento, del governo nazionale di quello regionale, avviando un vero e proprio processo di modernizzazione dell'Umbria, dentro la dimensione interregionale dell'Italia centrale, che è stata individuata da più parti come elemento di cerniera tra un nord sviluppato e un sud in cronica difficoltà, ma con forti potenzialità espansive.
L'Umbria oggi più di altre regioni è interessata a questo processo, proprio perché una fase del suo sviluppo, grazie ad un irripetibile flusso di spesa pubblica, sembra esaurirsi, senza che il suo sistema produttivo si sia adeguatamente modernizzato e gli squilibri territoriali e settoriali siano stati superati. 
Oggi poi le politiche economiche del governo nazionale colpiscono pesantemente l'Umbria innanzitutto mettendo a rischio gli strumenti essenziali a disposizione delle comunità locali per progettare un'efficace strategia di crescita, per guardare con fiducia oltre il cupo orizzonte dell'attuale crisi.
Pensiamo in particolare ai tagli operati a scuola, Università e sistema del sapere, tanto più gravi perché orientati da una logica di destrutturazione delle decisiva leva dell'innovazione e della ricerca, nonché di depauperamento della qualità e della stessa presenza della scuola pubblica, come dimostrano le decise e civili proteste di studenti, genitori e insegnati precari che hanno accompagnato la ripresa dell'anno scolastico anche nella nostra regione.
Ad essere colpiti e messi a rischio sono servizi di enorme valore, come il trasposto pubblico locale e la sanità, ma non meno dannosi risulteranno essere i tagli agli strumenti dello sviluppo di qualità, alla progettazione europea e alle infrastrutture strategiche come ferrovie, strade in tutto il territorio dell'Italia mediana.
L'incapacità del Governo sul terreno delle politiche industriali è poi plasticamente dimostrata dagli oltre tre mesi di assenza del Ministro dello sviluppo economico, un vuoto particolarmente insidioso in un periodo come questo costellato da tante crisi industriali spesso in settori strategici del nostro sistema produttivo, basti pensare alla chimica del polo ternano.
Dal governo nazionale viene alimentata una forte contraddizione fra i proclami federalisti e il conflitto con le autonomie locali, destinatarie di tagli pressoché insostenibili, senza la condivisione di una strategia di crescita e sviluppo o almeno una benché minima volontà di costruzione di un disegno di riforma del Paese.
A tal proposito basterebbe citare il più volte ventilato taglio delle Provincie, o il nebuloso iter dei decreti attuativi del federalismo fiscale.

2 La sfida della modernizzazione

È anche per questo che si deve impostare un'autoriforma regionale, coinvolgendo con determinazione l'insieme della classe dirigente in questo cambiamento.
Si tratta di collocare l’Umbria in una nuova dimensione nazionale e internazionale di crescita e sviluppo attraverso l’aumento della qualità della sua produzione, che non può oramai che essere il frutto di una nuova intesa e di una collaborazione tra il sistema pubblico, dello Stato, con le sue articolazioni territoriali e quello privato, l’impresa individuale, produttiva e finanziaria, per avere nuova competitività sui mercati interni e internazionali. Si tratta di avere un progetto per valorizzare e sollecitare il sistema delle imprese umbre, quelle produttive e finanziarie e le istituzioni formative per promuovere e sostenere la competitività territoriale e globale. Occorre quindi sostenere quelle forze sociali, quei settori produttivi, quelle aree territoriali, aziende, singoli imprenditori che con la loro attività prefigurano una modernizzazione basata su un equilibrato intreccio tra produzione manifatturiera e attività terziaria, formazione professionale e ricerca finalizzata potendo contare su un diffuso sistema infrastrutturale che salvaguardi e valorizzi il territorio, l’ambiente e le risorse culturali, per l’affermazione di un sistema turistico e ricettivo di particolare qualità. 
La modernizzazione della regione può innanzitutto svilupparsi con un nuovo intervento delle istituzioni rappresentative che segni una innovazione rispetto al passato. Alcuni interventi diventano oggettivamente indispensabili per conferire una più forte competitività all’intero sistema Umbria. Innanzitutto, proprio per le caratteristiche del suo assetto istituzionale è necessaria una vera e profonda riforma della pubblica amministrazione che semplifichi, razionalizzi, liberi risorse e dimostri più efficienza, svincolandosi da sprechi per investire di più nella formazione finalizzata e nella ricerca tecnologica a sostegno delle attività produttive. 
Il potenziamento del sistema infrastrutturale viario, ferroviario e aereoportuale può e deve essere funzionale a una nuova idea dello sviluppo, basato su una particolare industria manufatturiera (privilegiando i settori più innovativi a maggior valore aggiunto) e più economia dei beni immateriali, della conoscenza, delle risorse culturali e dei servizi. In questo contesto deve cambiare anche la funzione del sistema creditizio e finanziario per contribuire a promuovere lo sviluppo e la crescita soprattutto della piccola e media impresa. La capacità del nostro sistema di welfare di assicurare coesione sociale e qualità della vita è messa sotto tensione anche in Umbria dai mutamenti derivanti dai flussi migratori, dall'invecchiamento della popolazione, dai drastici tagli operati dal governo nazionale. 

3 Per uno sviluppo di qualità

In questa ottica il federalismo fiscale rappresenta un’ ulteriore sfida per una regione, come l’Umbria, che esprime una capacità fiscale pro-capite inferiore alla media nazionale. Aumentare la ricchezza prodotta in ambito regionale assieme al contenimento della spesa e alla riduzione degli sprechi devono essere punti di orientamento fondamentali per il lavoro delle classi dirigenti della comunità regionale.
In tal senso la prospettiva federalista può rappresentare una opportunità che ci chiama ad un netto ripensamento della nostra struttura amministrativa, dei servizi, delle politiche di spesa, della nostra capacità di connetterci con le realtà dell'Italia mediana, per rilanciare un'idea unitaria dell'Umbria delle città, chiamata oggi come non mai a fare sistema al fine di competere unita nello scenario globale. L'Umbria quindi deve essere sempre di più regione d'Europa e regione del mondo, consapevole della forza che le deriva dalle specificità delle sue comunità e dalla capacità di proiettarsi come territorio aperto nella dimensione internazionale dell'economia e della cultura. 
Il processo di modernizzazione dell’Umbria oggi nella società della conoscenza non può che partire dall’innalzamento della qualità del sistema formativo, dalla capacità di stare nel flusso globale del sapere e della creatività dei nostri atenei, fino a realizzare una efficace formazione professionale lungo tutto l'arco della vita. Tutto ciò rappresenta un fattore competitivo decisivo che impone scelte strategiche immediate, pena il perdere ogni possibilità di innovazione nel breve volgere dei prossimi anni. L’Umbria deve puntare inoltre sulla valorizzazione del lavoro nella sua dimensione professionale e creativa per essere il luogo in cui la persona si rende libera e realizza il suo futuro e non può più essere occasione di precarietà per la poca sicurezza o per l’impossibilità di costruire un futuro a causa di un malinteso concetto di flessibilità. E’ nel territorio e dall’impresa eticamente responsabile, che si costruisce il patto tra lavoro e profitto attraverso il quale ridefinire i caratteri dello sviluppo e del welfare in modo da poter affrontare al meglio la preoccupante dinamica di impoverimento che colpisce le famiglie. La tutela dell'ambiente inteso come habitat vero e proprio, diviene oggi una esigenza fondamentale per una terra come la nostra, non solo come impegno verso le future generazioni, bensì come tutela e valorizzazione del più rilevante dei giacimenti che abbiamo a disposizione: la bellezza della natura e dei nostri borghi, la qualità e la storia delle nostre produzioni, i valori e l'idea stessa di una terra che accoglie e si propone come modello di civiltà. 
Lo sviluppo dell’Umbria dovrà essere sostenibile e compatibile con le risorse ambientali, orientato verso l’economia verde e realizzato attraverso gli strumenti dell’innovazione e della ricerca. In questo senso l’ambiente dovrà diventare una forte leva di sviluppo della società e delle nostre piccole e medie imprese.
Un insieme di stili di vita, saperi, culture, qualità ambientali, beni culturali e patrimoni estetici rappresentano in Umbria le caratteristiche di un territorio e della sua comunità, unitamente alla capacità di esprimere un sistema di valori condiviso e luoghi di socializzazione che realizzano un alto livello di qualità del vivere e del lavorare che devono riflettersi positivamente sempre di più su redditività e competitività delle attività economiche. 

4 La funzione innovativa del PD

Il Partito Democratico dell’Umbria deve quindi contribuire ad aprire una nuova stagione di riforme e di progettualità, per rispondere ai mutamenti epocali in corso, alle crisi che attraversano le nostre comunità, per pensare un futuro di crescita e progresso per l'Umbria e per gli umbri. Costruire il Partito Democratico in Umbria significa dare vita nel breve e nel medio periodo ad una nuova organizzazione di iscritti e di elettori che vada oltre le culture e le esperienze dei partiti di provenienza, caratterizzata da una comune identità riformista. 
Il Partito Democratico rappresenta una speranza di innovazione della politica che per molti versi ha fino ad oggi segnato il passo, apparendo incerto nella proposta programmatica e nel profilo ideale, poco radicato nella società umbra e distante dai luoghi della vita reale dei cittadini.
La carica di innovazione delle forme della politica si è indebolita, fino a far riemergere la tendenza, già forte nel recente passato, a ridurre l'attività del partito all'organizzazione di più o meno efficaci comitati elettorali. 
Il Partito Democratico può e deve rappresentare uno strumento per rivitalizzare e aprire il rapporto fra le istituzioni e i cittadini, la politica e la società, contrastando la deriva che riduce la portata e l'ambizione dell'azione riformista di governo alla sola dimensione istituzionale, all'azione dei soli esecutivi, portandoci ai caratteri di un riformismo, quando c’è, elitario e autoreferenziale, in cui il partito è solo un veicolo per l'acquisizione di postazioni di potere e non uno strumento utile ad incidere nei processi di trasformazione economica e sociale per difendere gli interessi generali di una comunità e non quelli ristretti di alcuni piccoli gruppi sociali o addirittura di alcune oligarchie. 
In questo senso diventa necessaria una reciproca autonomia nel rapporto tra la funzione politica generale del partito e la sua rappresentanza nelle istituzioni perché tutto ciò rappresenta un valore politico e programmatico che fa crescere la democrazia e permette anche di avvicinare i cittadini alle istituzioni. D’altronde l’azione riformista di un partito democratico in una società occidentale sviluppata, che mantiene comunque ingiustizie sociali diffuse, non può che essere orientata a ridurre il divario tra ricchi e poveri non solo con una politica redistributiva della ricchezza ma soprattutto con l’aumento delle opportunità, che facilitano la mobilità sociale. Le riforme nell’azione di governo per un partito democratico devono essere continue per conseguire l’obiettivo di una maggiore e più diffusa crescita sociale e civile. Per questo il Partito Democratico deve unire la solidità di un radicamento diffuso, per numero di iscritti e circoli aperti e funzionanti alla adesione ai differenti contesti sociali e territoriali, coordinando la partecipazione degli elettori e dei simpatizzanti, proponendo nelle forme e nei tempi molteplici opportunità di presenza e iniziativa politica. 


5 Per un partito autenticamente democratico

Il Partito Democratico nasce come partito autenticamente federale, che chiama i livelli regionali a svolgere una funzione di autonoma elaborazione e azione politica, programmatica, organizzativa e finanziaria. Per questo l'Umbria, senza provincialismi neoautarchici, deve proporsi di portare il proprio contributo alla fisionomia politica del partito nazionale, misurandosi fino in fondo con la propria dimensione di partito territoriale, che esprime valori e cultura, guidando i processi di modernizzazione e di crescita sociale della comunità regionale. Non dobbiamo inseguire il miraggio di una particolarità umbra, ma al contrario misurarci con trasformazioni di vasta portata, economiche, demografiche, sociali che attraversano l'intera società italiana ed europea, affrontandoli con piena sovranità nella nostra dimensione regionale contribuendo ad aprire la nostra realtà ad un mondo in continua e rapida trasformazione. 
Per raggiungere questo obiettivo non è irrilevante che l’autonomia politica e programmatica del Partito Democratico umbro possa potersi esprimere anche nella scelta dei candidati chiamati a rappresentare il partito nelle istituzioni regionali, nazionali ed europee. 
Un partito dotato di una organizzazione moderna deve avere radici e antenne ben radicate nel territorio, ma altrettanto necessario è offrire canali aperti di accesso alla vita del partito, alla sua discussione, alle sue decisioni a tutti i livelli con la massima trasparenza e disponibilità all'ascolto e alla possibile condivisione.
Il Partito Democratico non può che essere anche in Umbria la guida e il perno su cui si costruisce una nuova alleanza riformista, anche in vista delle prossime e importanti elezioni amministrative.
Dalla metà degli anni novanta, con le nuove leggi elettorali, sono stati eletti direttamente i nuovi sindaci e i nuovi presidenti ed anche nella nostra regione si è aperta una nuova fase politico-elettorale e politico-istituzionale, con nuove alleanze e nuovi schieramenti, rappresentando un'esperienza originale e positiva del centrosinistra nel panorama italiano. Una realtà che ci ha consentito importanti risultati politici ed elettorali, ma che occorre ulteriormente consolidare e sviluppare, e dalla quale comunque è necessario ripartire per allargare il consenso alla coalizione.
Siamo di fronte ad una situazione in cui il problema principale non è solo quello, di tenere insieme le forze oggi espressione del centrosinistra in Umbria, ma di dare vita ad un nuovo progetto intorno ad una piattaforma programmatica chiaramente riformista, che possa aggregare una nuova coalizione più ampia e coesa e che, per capacità di proposta e di innovazione, sappia quindi affrontare anche in Umbria le sfide del secolo. 
Una efficace azione riformatrice ha bisogno di essere sostenuta da un vasto schieramento di forze politiche e sociali che possono rischiare nel breve periodo di vedersi messo in discussione il proprio consenso. Ma siamo convinti che, nel medio e nel lungo periodo la loro azione politica riformatrice porterà ad una maggiore giustizia e crescita economia e sociale. 
Una nuova alleanza riformista quindi nel sostenere l’azione del governo statale e locale non può gestire la spesa pubblica con il solo obiettivo di creare, accrescere o consolidare il proprio consenso, ma deve prioritariamente attuare un progetto ed un programma volto a realizzare quelle riforme sociali capaci di difendere gli interessi generali di una comunità e non quelli dei ceti sociali più forti o protetti.
Una nuova alleanza riformista plurale, larga e coesa programmaticamente è necessaria e indispensabile per rendere credibile una vera e propria azione modernizzatrice.

6 Per una nuova classe dirigente

Il Partito Democratico deve mettersi alla testa del processo di modernizzazione investendo anche sulla costruzione di una nuova classe dirigente in Umbria.
Un tema che non può ricadere interamente solo sulle spalle della politica, ma una sollecitazione al rinnovamento va rivolta all'insieme della classe dirigente regionale proprio perché, oggi come non mai, la qualità, la competenza e la rappresentatività delle classi dirigenti diventa una risorsa importante per svolgere un ruolo utile allo sviluppo dell'Umbria e del paese. E la riflessione va naturalmente estesa all'insieme della classe dirigente che non è rappresentata solo dalla componente politico-amministrativa o più in generale da quella democratico-rappresentativa, ma anche da altri numerosi e variegati soggetti, da quello sindacale e associativo, imprenditoriale, universitario, delle libere professioni.
Le recenti elezioni amministrative e regionali hanno dato un notevole contributo all'affermazione di una nuova classe dirigente che oggi è alla prova.
Una nuova classe dirigente non nasce perché qualcuno le concede generosamente la guida politica, ma non nasce nemmeno per cooptazione all’interno di un modello costretto da rigide regole di appartenenza. D'altronde anche questa è una causa della mancanza di innovazione e della cronica tendenza alla conservazione, dato che un vero e proprio ricambio generazionale avviene raramente e le regole del gioco non cambiano, perché il cooptato deve rispettare quelle imposte dal suo cooptatore, giuste o sbagliate che siano. 
Una nuova classe dirigente nasce quando ha idee innovative e la consapevolezza di dover rispondere alla propria responsabilità e funzione nella realizzazione di un preciso progetto politico, anche tramite il confronto, il conflitto e il rischio della sconfitta. Ma un conflitto caratterizzato da ideali, analisi, progetti e competenze con un forte radicamento sociale. 
Il Partito Democratico dell’Umbria deve quindi impegnarsi a costruire una nuova classe dirigente che sia l'espressione di una compiuta identità democratica e di una forte autonomia politica, perché il rinnovamento abbia solide basi politiche e culturali e permetta al nostro partito di vincere la sfida dell'innovazione e della modernizzazione.

 

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