Centrosinistra, quella tendenza al declino

il Giornale dell'Umbria

I risultati delle ultime elezioni amministrative in Umbria non possono che indurre il centrosinistra a riflettere sugli errori compiuti. Ben più importante sarà comunque prendere concrete iniziative per contrastare una vera e propria tendenza al possibile declino politico ed elettorale della coalizione in Umbria. Non sembri esagerato parlare di possibile declino proprio perché dal recente voto sono usciti ancora una volta confermati gli errori e i limiti di una politica anche regionale noti da tempo e che, se non corretti, potrebbero ripresentarsi nei prossimi e decisivi appuntamenti elettorali del 2009 e 2010.
Oggi non siamo al riproporsi del “fenomeno Ciaurro”, effetto in gran parte della tangentopoli ternana e circoscritto a quella realtà, a cui peraltro si reagì candidando una nuova classe dirigente con progetti innovativi. Oggi si manifesta un fenomeno più profondo di logoramento strisciante delle capacità rappresentative e di governo del centrosinistra in Umbria.

Prima di Todi e Deruta, per rimanere solo agli ultimi mesi e ai comuni più grandi, abbiamo dovuto registrare divisioni nella coalizione a Città di Castello e vere e proprie sconfitte a Gubbio e ad Assisi. Anche se i risultati di ogni Comune hanno le loro “spiegazioni locali” non si possono non vedere i problemi ricorrenti, di lungo periodo, emersi in tutte le realtà territoriali che fanno parlare a ragione di una vera e propria tendenza al declino del centrosinistra in Umbria. La preoccupazione nasce innanzitutto dal fatto che i gruppi dirigenti regionali dei partiti della coalizione di centrosinistra, laddove si sono attivate, hanno dimostrato di non riuscire a governare e tenere unito lo schieramento nelle realtà territoriali e cittadine di fronte al prevalere di logiche personalistiche e localistiche, spesso assecondate con un malinteso rispetto delle pur legittime autonomie locali.

Almeno quattro mi appaiono comunque le cause che contribuiscono a definire questa possibile prospettiva di declino e che vanno al più presto rimosse: innanzitutto si è via via affermata una ridotta capacità di formare e selezionare nuove classi dirigenti politiche ed amministrative competenti e insieme popolari da proporre all’elettorato, al punto che spesso siamo stati costretti, anche per logiche tutte interne alla coalizione, a ricandidare sindaci che avevano già svolto questa funzione nei decenni passati e magari bastassero solo le primarie per superare queste difficoltà; sono poi emerse candidature espressione del mondo politico, già appartenenti al Psi, che si sono dimostrate meno rappresentative di altri analoghi candidati nel centrodestra; c’è da aggiungere poi che i progetti di governo delle città proposti dal centrosinistra rischiano di apparire agli elettori come espressione degli interessi di alcune oligarchie locali e non orientate alla difesa dell’interesse generale dei cittadini e delle loro comunità; infine ad alcuni ceti sociali, ai liberi professionisti, ai lavoratori autonomi, ai piccoli imprenditori svincolati dalle convenienze della spesa pubblica e dello stato sociale, il centrosinistra appare sempre di più il difensore dei garantiti e degli assistiti, dei lavoratori dipendenti e di alcuni soggetti sociali forti.

Ma circoscrivere il carattere delle questioni politiche aperte per il centrosinistra solo alle consultazioni comunali sarebbe far torto alla vastità e complessità dei problemi. Sul recente voto amministrativo ha sicuramente pesato il giudizio, non certo positivo, sul governo nazionale di centrosinistra, ma dobbiamo anche domandarci quanta influenza ha poi avuto, qui in Umbria, una diffusa insofferenza verso i caratteri dell’azione di governo del centrosinistra a tutti i livelli. La difficoltà con cui stenta ad affermarsi un “progetto nuovo per l’Umbria” fondato su una seria ed autentica azione riformatrice e modernizzatrice sui tanti temi dello sviluppo e della pubblica amministrazione rischia di identificare la coalizione di centrosinistra come la forza della conservazione dell’esistente e del sistema dominante.

Da tempo questi problemi sono noti e segnali chiari sono venuti dall’elettorato, ma purtroppo non si sono registrati fatti tesi a cambiare questa immagine e ad invertire la tendenza. Sarebbe allora utile che si partisse da queste consapevolezze e nei prossimi mesi si accellerasse il lavoro di tutte le componenti del centrosinistra per rilanciare l’attività riformatrice e modernizatrice della Regione, della Provincia e dei Comuni e ricostruire contestualmente l’unità e la coesione della coalizione di centrosinistra. Non si tratta di trovare alcuni capri espiatori, ma le responsabilità vanno individuate sia nei partiti che nelle istituzioni. Occorre cambiare strada e passo e la nascita del Partito democratico deve essere un forte contributo in questa direzione. Le idee, l’esperienza, le risorse umane e politiche non mancano, ma il tempo rimasto non è molto. È compito innanzitutto di chi detiene le principali responsabilità nei partiti e nel governo dell’Umbria compiere i primi passi in una nuova direzione.

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