Economia, Iraq e referendum
Le sfide più insidiose del Governo Prodi. Tra pochi giorni le consultazioni sul progetto di riforma costituzionale
di Alberto Stramaccioni
La campagna elettorale per il voto al Referendum confermativo sul progetto di riforma della Costituzione repubblicana, proposto dal centrodestra, è oramai alla fase finale. Questo appuntamento finirà con l’avere ripercussioni sul confronto politico tra i due schieramenti nei prossimi mesi e sulla stessa capacità del governo di realizzare una politica autenticamente riformatrice.
Al di là delle polemiche sul risultato elettorale, non si può che prendere atto del fatto che la coalizione di centrosinistra in poche settimane ha fatto fronte ad una serie di impegni politici ed istituzionali, stante la sua risicata maggioranza parlamentare, come non era mai successo prima nella storia repubblicana. Prima ha provveduto all’elezione del Presidente del Senato, poi a quello della Camera dei Deputati e infine al Presidente della Repubblica. A distanza di pochi giorni si è composto un nuovo Governo, presieduto da Romano Prodi, che ha avuto la fiducia dal Parlamento.
1. Oggi comunque, superare la difficile situazione economica del paese, diventa la sfida più importante. E’ allo studio una prima manovra economica per far fronte al deficit pubblico, rilanciare lo sviluppo e recuperare la credibilità del nostro paese in Europa e nel campo internazionale. Il superamento poi dell’impegno militare in Iraq, oltre ad essere una decisione già assunta dal Governo, occorrerà realizzarla d’intesa con l’esecutivo iracheno e l’Amministrazione Usa, nella consapevolezza di garantire a quel popolo un sostegno economico e civile in una difficile fase di ricostruzione, pacificazione interreligiosa e rinascita, per continuare a fronteggiare adeguatamente gli attacchi terroristici del fondamentalismo islamico.
2. Tra pochi giorni però, gli italiani andranno a votare per esprimersi attraverso un referendum confermativo su una proposta di riforma Costituzionale, che se approvata inserirebbe nella Carta Costituzionale oltre cinquanta articoli, che modificherebbero radicalmente la forma di Stato e la forma di Governo della nostra Repubblica. La vittoria del NO impedirebbe sicuramente una riforma confusa, contraddittoria, sostanzialmente inapplicabile che metterebbe in discussione i valori i valori fondanti della nostra Carta fondamentale, caratterizzata dai principi della democrazia liberale e della solidarietà sociale.
Con la riforma del centrodestra, al di là dei diversi aspetti tecnico-giuridici, si altera il principio fondamentale su cui si regge l’attuale Costituzione che è quello del controllo e dell’equilibrio tra i diversi poteri dello Stato: quello legislativo ( parlamento), esecutivo (governo), giudiziario (magistratura). Un equilibrio ed un controllo reciproco che ha garantito in più di sessant’anni, una certa stabilità democratica e una diffusa partecipazione popolare.
Con la nuova proposta si rafforza notevolmente il potere dell’esecutivo, del Governo e del Premier a svantaggio degli altri poteri e in particolare del Parlamento e del Presidente della Repubblica.
3. Il No del centrosinistra, non può essere però una chiusura indiscriminata a qualsiasi riforma costituzionale e modernizzazione del nostro sistema politico istituzionale. Da molti anni in Italia si discute di come adeguare le nostre istituzioni ad una società e ad una economia in continua evoluzione, dove muta il carattere dei diritti e dei doveri dei cittadini, il rapporto tra i cittadini e le istituzioni e la vita interna del nostro sistema politico. Le Carte costituzionali e le Leggi elettorali sono due momenti della vita democratica di un paese che non possono essere piegati alla volontà di un solo schieramento politico. Tanto più che dal 1994, per la prima volta nella storia d’Italia, si è affermata l’alternanza di schieramenti diversi al governo del Paese. Prima il centrodestra, dal 1994 al 1996, poi dal 1996 al 2001 il centrosinista, dal 2001 al 2006, di nuovo il centrodestra e oggi il centrosinistra. Anche per questi mutamenti si è parlato del passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica, ma nessuna riforma istituzionale e costituzionale organica è stata definita per adeguare la Carta Costituzionale. In più è stata approvata nel dicembre scorso una nuova legge elettorale che riduce ancora di più il potere di scelta ai cittadini.
La vittoria del NO a questo referendum eliminerebbe dunque una riforma costituzionale dai caratteri autoritari, populistici e che rompe l’unità nazionale e la solidarietà sociale ma potrebbe e dovrebbe aprire una nuova stagione di riforme.
Dal giorno dopo si dovrà riprendere un confronto politico e parlamentare tra i due schieramenti, che non andava certamente accantonato nel 2001 e tantomeno nel 2005 proprio su questioni fondamentali che incidono sulla vita di tutti i cittadini.





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