Governare per unire il paese

il Giornale dell'Umbria
Dopo il voto del 9 e 10 aprile

Il voto del 9 e 10 aprile ci ha consegnato due risultati ugualmente inequivocabili: la vittoria dell’Unione di centrosinistra e la positiva affermazione del centrodestra e in particolare del partito di Silvio Berlusconi. Due dati destinati a pesare comunque nelle scelte delle prossime settimane e dei mesi successivi.
D’altronde dopo una campagna elettorale durata in realtà cinque anni, con una dura contrapposizione tra i due schieramenti iniziata nel 2001, il risultato non poteva essere diverso. Al di là degli errori dei sondaggisti, molto spesso anche nel centrosinistra circola un’immagine dell’Italia politica diversa da quella reale. Nel nostro paese infatti, come nelle grandi democrazie europee, i due schieramenti politici quasi sempre tendono a fronteggiarsi con uno scarto di voti abbastanza risicato.

D’altronde il centrosinistra, dopo la sconfitta del 2001, ha vinto le elezioni successive del 2002, 2003, 2004 e 2005, soprattutto anche se non certo esclusivamente, per la non partecipazione al voto di una fetta consistente dell’elettorato di centrodestra. Al momento in cui Berlusconi è stato capace di motivare l’83,6% degli elettori, ha avuto una significativa affermazione elettorale. 
Ma naturalmente il dato politico prevalente di queste elezioni è la vittoria dell’Unione guidata da Romano Prodi con 348 su 630 deputati alla Camera e 158 su 315 al Senato. Un dato che forse per la prima volta nella storia elettorale italiana valutiamo attentamente attraverso il numero dei seggi parlamentari anziché con le tradizionali percentuali dei voti ai partiti e agli schieramenti. Di fronte ad una sostanziale parità dei voti in valore assoluto tra il centrodestra e il centrosinistra (appena 25mila voti in più all’Unione) la differenza è stata fatta dal premio di maggioranza alla Camera previsto dalla legge elettorale. E’ stata quindi proprio questa nuova legge elettorale proporzionale e bipolare voluta fortemente dal centrodestra, per ridurre la vittoria del centrosinistra, a decidere la sconfitta di Berlusconi e della sua coalizione. A ben guardare i dati del voto, se fosse rimasta in vigore la vecchia legge elettorale, il centrosinistra forse non avrebbe vinto e comunque non con lo scarto di 66 deputati. 
Altro ragionamento va fatto per il voto degli italiani all’estero, la cui legge, sponsorizzata in particolare da An, proprio per il Senato non è certo risultata molto utile alla Casa delle libertà, pur di fronte alla volontà di molti senatori a vita, di voler dare la fiducia al governo Prodi.

Oggi comunque l’Unione di centrosinistra è chiamata a governare l’Italia in una situazione economica particolarmente difficile e di fronte ad una divisione del paese accentuata sia dal “fenomeno Berlusconi”, ma anche del carattere bipolare del sistema politico inauguratosi nel 1994 e confermato dalla nuova legge elettorale. E proprio per questo insieme di ragioni ogni “grosse koalition” alla tedesca o ogni altra forma di collaborazione nel governo del paese sarebbe improponibile e impossibile.
Altra cosa è un confronto per l’elezione dei principali vertici politico-istituzionali del paese a partire dall’elezione del Presidente della Repubblica.

Comunque sia l’attenzione va da subito rivolta alle misure di politica economica da mettere in atto per far ripartire l’economia nel paese, così come d’altronde proposto nel programma del centrosinistra presentato agli elettori. Questo è il primo impegno che l’Unione di centrosinistra si è preso e sul quale deve dimostrare la sua coerenza di governo per meritare la fiducia che gli hanno dato gli elettori.

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