«Lista Unitaria sì, ma con giudizio»

il Giornale dell'Umbria
Elezioni regionali, Listone, ricandidatura della Lorenzetti e candidatura dei consiglieri. Interviene nel dibattito il deputato ed ex segretario regionale Ds Alberto Stramaccioni

di Pierpaolo Burattini

PERUGIA – I Ds umbri si preparano al loro terzo congresso regionale. E i temi all’ordine del giorno, la Lista Unitaria tanto per citarne uno, non sono pochi. Dopo Claudio Carnieri e Mauro Agostini, il Giornale dell’Umbria continua il suo viaggio all’interno del partito di maggioranza relativa ascoltando l’ex segretario regionale e attuale deputato Alberto Stramaccioni. 

Onorevole Stramaccioni, partiamo con una domanda obbligata. Ora che tutti i documenti congressuali sono stati presentati, possiamo sapere quale ha sottoscritto?
Credo che la mozione presentata da Fassino esprima un progetto credibile per raffonare la sinistra riformista, come componente essenziale di una larga coalizione di centrosinistra in grado di governare il Paese. L’obiettivo è alla nostra portata, gli italiani non credono più alle promesse del centrodestra. Occorre portare l’Italia fuori da una grave crisi economica, sociale e istituzionale in cui l’hanno fatta precipitare tre anni del governo berlusconiano. 

Anche lei con Fassino, dunque. Ma non le sembra che all’interno di questa larga maggioranza ci si divida poi tra chi privilegia la costruzione della Grande alleanza democratica a svantaggio della Federazione riformista e viceversa? 
Penso che sia abbastanza limitativo ridurre la discussione a questa presunta contrapposizione. La proposta della Federazione riformista, che punta a costruire la cosiddetta “casa comune dei riformisti”, si muove nel rispetto delle identità politiche e organizzative dei partiti che la costituiscono e perciò può rappresentare un’aggregazione utile alla costruzione della Grande alleanza democratica guidata da Romano Prodi. L’importante è che la Federazione riformista trovi una sempre più chiara identità unitaria, sia sul piano politico che programmatico. 

Ma perché pensa che ci siano delle difficoltà per la costruzione della Federazione dei riformisti? 
Basta seguire un pò il dibattito per vedere come, all’interno della stessa Margherita, siano in conflitto diverse ipotesi politiche e strategiche. Una neocentrista, abbastanza consistente, che punta a ritornare al sistema proporzionale e un’altra che vuole invece proseguire l’esperienza riformista del sistema bipolare. Questa, d’altronde è una questione aperta all’interno della Margherita, ma anche in una parte dei Ds, per non parlare del confronto in corso tra tutte le forze del centrosinistra. Ma se non si chiarisce bene la prospettiva che si vuole raggiungere c’è il rischio di non essere politicamente ed elettoralmente credibili e di non riuscire a fare fronte alle vere sfìde del nostro tempo, preferendo la comoda strada della conservazione, finché possibile dell’esistente a tutti i livelli, sia sul piano nazionale che su quello regionale. 

Veniamo allora alla realtà umbra. Come vede il progetto della Federazione nella nostra regione? 
Penso che in Umbria ci sia ancora da compiere un lavoro molto approfondito, soprattutto sul piano programmatico, tra i Ds, la Margherita, lo Sdi e le altre forze politiche e sociali per definire un’idea comune, unitaria, dello sviluppo della regione dentro i processi nazionali ed internazionali, secondo una vera prospettiva riformista. Non credo che si possa trasferire in Umbria, secondo una logica burocratico-impiegatizia, un progetto politico che ha bisogno invece di essere costruito attentamente nelle nostre città, nei territori. E ciò vale soprattutto per le regioni rosse, se si vuole realmente essere credibili, senza lasciare spazio a forze, pur presenti nello schieramento di centrosinistra, che dietro la facciata di un certo radicalismo sociale nascondono invece solo ipotesi conservatrici”. 

Ma allora, alla luce di queste valutazioni, quali possibilità secondo lei ha la Lista Unitaria di realizzarsi alle regionali del 2005? 

“Innanzitutto non può essere una scelta che si compie solo nelle tre o quattro regioni rosse o in poche altre. E in secondo luogo sarebbe utile prepararla tenendo conto di tutte le implicazioni politiche ed elettorali che può avere in Umbria. La tradizione di una coalizione di centrosinistra, molto larga e composita in Umbria, che si è affermata negli ultimi dieci anni, ha sicuramente un peso e di questo bisogna tenere conto. Bisognerebbe dimostrare maggiore autonomia e orgoglio per l’esperienza compiuta in Umbria. 
Quindi la Lista Unitaria alle regionali deve fondarsi innanzitutto sull’estrema convinzione e determinazione dei principali gruppi dirigenti dei soggetti promotori, anche perché proprio in Umbria non sarà indolore la competizione elettorale con tutte le altre componenti della coalizione di centro-sinistra che non fanno parte della Lista Unitaria. E poi non è affatto marginale poter prevedere i nuovi equilibri nella rappresentanza istituzionale che si determineranno, se si vuole governare secondo un’ispirazione riformista. Inoltre sarebbe auspicabile che chi ha la massima responsabilità di governo faccia sapere la sua opinione”. 

Questo per quanto riguarda il Listone. Poi nelle scorse settimane ci sono stati pronunciamenti sulla ricandidatura della presidente Lorenzetti. Lei che ne pensa? 

“E’ una proposta che ho già sostenuto nel 2000. La Lorenzetti, come è noto, gode di una certa popolarità ed è particolarmente apprezzata per l’impegno che mette nel lavoro di potenziamento del sistema infrastrutturale della regione e nel governo dell’insieme della spesa pubblica. Ma oggi, dopo le diverse fasi di sviluppo della regione, successive all’arretratezza del dopoguerra superata dalla crescita dello Stato sociale negli anni Settanta, è necessaria una nuova fase di modernizzazione che non può avvenire solo con il contribuito della finanza pubblica, peraltro in diminuzione. Per questo il profilo politico-istituzionale e programmatico svolto dalla Regione non è stato del tutto corrispondente alle necessità. La Regione non è un grande Comune e la politica, il programma e il progetto, per lo sviluppo futuro dell’Umbria, sono risorse importanti al pari dei finanziamenti. 

Insomma, è favorevole alla ricandidatura della Lorenzetti o no? 
Non spetta a me decidere e credo che si andrà comunque alla ricandidatura della Lorenzetti. Spero almeno che ci sia un confronto programmatico vero sul futuro dell’Umbria, sul ruolo e l’autonomia della politica e delle istituzioni, del sistema imprenditoriale, bancario e creditizio e sul ruolo delle forze sociali per una forte e nuova collaborazione tra pubblico e privato. E se si andrà alla candidatura della presidente uscente, lo si dovrà fare non solo perché ha svolto una sola legislatura e allora, come burocraticamente venne detto per Sindaci e Presidenti di Provincia, può fare anche il secondo mandato, ma perché c’è un largo sostegno e un vero impegno per una reale modernizzazione della regione. 

Cosa ne pensa della tanto discussa questione della candidatura dei consiglieri? 
La questione va naturalmente vista nel quadro di una ridefinizione complessiva dell’insieme del gruppo dirigente del partito. Abbiamo avuto le elezioni comunali e provinciali, avremo le regionali e poi le politiche. Fino ad ora non ho visto scelte con un chiaro segno di rinnovamento. Ci si è limitati a far fronte alle decisioni contingenti, senza un vero e proprio progetto. E per questo i problemi potrebbero accumularsi e in particolare per le prossime elezioni regionali si tratta di tenere insieme le tante aspettative di chi per la prima volta vuole correre, di chi è al primo mandato e di chi è al secondo, tenendo conto che su questo aspetto ci sono precise regole statutarie che sono state rispettate, almeno nel recente passato. 

E allora chi dovrebbe assumersi la responsabilità di sciogliere anche questi ultimi nodi? 
Naturalmente l’insieme del gruppo dirigente regionale, tenendo conto delle tante valutazioni che sono sempre necessarie in questi casi. Ma è indubbio che le responsabilità principali ricadono su chi ricopre i massimi livelli della direzione politica e amministrativa. E spero che, nell’interesse politico ed elettorale generale, non ci si riduca ancora una volta a decidere solo nell’ultima settimana utile.

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