Il Partito Democratico nella nostra “regione rossa”
di Alberto Stramaccioni
Dopo i congressi nazionali e regionali dei Ds e della Margherita è iniziata la fase costituente del Partito democratico anche in Umbria. E proprio nella nostra regione potremmo rischiare di interpretare il nuovo progetto in modo minimalistico o peggio ancora trasformistico se non fossimo consapevoli che le due principali organizzazioni politiche da cui partire i Ds e la Margherita, pur governando insieme da oltre dieci anni in Umbria e in Italia, mantengono a tutt’oggi caratteristiche identitarie, referenti politici-sociali e consistenze elettorali diverse. Il Partito democratico se vuole realmente prendere forma proprio in una delle “regioni rosse” deve quindi saper unificare le diverse componenti politiche e portare a sintesi alcuni obiettivi programmatici per un autentico progetto riformista per l’Umbria.
La capacità di direzione politica dei gruppi dirigenti sta quindi nel far diventare un valore costituente del Partito democratico, sia l’esperienza della sinistra democratica e riformista, che l’azione e la cultura di governo del cattolicesimo democratico assieme alle altre culture ed esperienze riformatrici da quella ambientalista a quella liberal-democratica.
E’ aperta quindi una sfida costruttiva e competitiva innanzitutto tra le due principali formazioni politiche nel dar vita ad un Partito democratico che in Umbria sia una realtà veramente nuova. Ds e Margherita devono allora mettersi alla testa di un processo riformatore che io chiamerei per la “terza modernizzazione” dell’Umbria dopo quella avvenuta nel dopoguerra e negli anni Settanta. Un obiettivo ambizioso e necessario al tempo stesso per conseguire il quale risulta indispensabile definire il profilo politico e programmatico del nuovo partito e il suo ruolo di motore riformista della coalizione di centrosinistra soprattutto laddove svolge una funzione di governo. Nei prossimi mesi sarebbe auspicabile quindi, se si vuole fare del Pd una formazione politica realmente modernizzatrice e riformatrice, cominciare a riflettere insieme tra Ds Margherita e le altre componenti della società regionale almeno su alcuni temi. In particolare sul come superare una perdurante stagnazione del sistema economico e produttivo umbro a partire dagli obiettivi e dai risultati conseguiti con il Patto per lo sviluppo e poi come avviare, nonostante ritardi e ostacoli una seria riforma della pubblica amministrazione che consenta di liberare risorse per lo sviluppo e l’innovazione. E inoltre quali strumenti pubblici e privati occorre mettere in campo per superare una consistente dipendenza del sistema economico e sociale umbro dalla spesa pubblica statale ed europea. E ancora come aumentare l’internazionalizzazione delle nostre imprese per competere in un mercato sempre più globalizzato e infine come sollecitare il sistema creditizio e finanziario a sostenere le imprese più innovative e competitive.
Sono questi solo alcuni temi con i quali si può affermare un profilo autenticamente modernizzatore del Partito democratico. Un progetto che diventa una necessità non solo per le esigenze di crescita e di sviluppo dell’Umbria, ma anche per poter competere sul terreno politico ed elettorale da una parte con la coalizione di centrodestra e dall’altra con le diverse componenti del centrosinistra. Non è difficile prevedere che nei prossimi anni, nel corso delle varie consultazioni elettorali, dovremo fare i conti con una geografia politica nuova in Umbria, con una riorganizzazione delle componenti della sinistra radicale che non vanno sottovalutate, né sul piano politico, né tantomeno su quello elettorale. Lavorare per la composizione della coalizione di centrosinistra a diversi livelli istituzionali sarà un impegno e un problema sempre più complesso e non possiamo certamente sottovalutare i problemi o ripetere gli errori già compiuti nelle consultazioni amministrative precedenti.
Nei prossimi mesi inizia quindi la costruzione del Partito democratico anche in Umbria, questa nuova formazione politica potrà essere una risorsa importante a condizione però che si sfrutti l’occasione per modernizzare realmente la regione, coinvolgendo e promuovendo innanzitutto una nuova classe dirigente in questo ambizioso progetto politico.





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