Ora serve la terza modernizzazione dell’Umbria
Intervista all’on. Stramaccioni di Marco Brunacci
Una insidiosa fase di incertezza nella politica una (passeggera?) stagnazione nel progetto delle amministrazioni umbre, la necessità di una terza modernizzazione nell’economia umbra, un monito sui rapporti tra economia e politica. Rompe gli indugi Alberto Stramaccioni, deputato, ex segretario regionale diessino per un decennio, crociato del rinnovamento, in un momento che è sempre delicato e coincide con l’equinozio di autunno del centrosinistra umbro il quale cade come da tradizione alla prima direzione regionale dell’elefante rosso, i Ds, in programma per lunedì.
Ricominciamo il dibattito da dove si era lasciato a fine primavera: il Patto per lo sviluppo e la situazione economica. Quale quadro emerge dopo la pausa estiva?
Innanzitutto c’è da dire che negli ultimi anni non c’è stata alcuna crescita del prodotto interno lordo regionale, Anzi, si è registrata qualche flessione.
Oramai da più di un decennio dopo la crisi del vecchio modello umbro non si è imboccata con chiarezza e determinazione un’altra strada per il nuovo sviluppo. Mi sembra che ci si affidi ancora e solo alla leva della spesa pubblica, mentre i finanziamenti per la ricostruzione post terremoto e quelli europei vanno progessivamente riducendosi.
Su questo refrain della politica e dello sviluppo che vive solo di spesa pubblica, e che quindi è da abbandonare, ha insistito per anni, ma non sembra che siano molti a darle retta.
In ogni caso credo sia giusto insistere. Oramai l’Umbria ha bisogno di quella chi io chiamerei la sua “terza modernizzazione” dopo la prima avviatasi dal dopo guerra agli anni ‘60 e la seconda dagli anni ‘70 fino ai primi anni ‘90. Due fasi in cui la presenza dello Stato centrale è risultata determinante, ma oramai per ragioni interne e internazionali questa prospettiva non è più riproponibile. Oggi il sistema economico dell’Umbria deve sapersi riprogettare nel breve e nel medio periodo in un rapporto realmente innovativo e collaborativo tra l’azione di programmazione pubblica e l’iniziativa privata, troppo spesso assente, inadeguata e senza quella cultura del rischio di impresa che diventa oramai indispensabile se ci si vuole modernizzare per competere.
Rapporti tra economia e politica si è tanto discusso sul caso Giombini-Coop. Che ne dice?
E’ una vicenda che ha messo in evidenza la disinvoltura con cui si sviluppano in modo estremamente rapido alcune carriere imprenditoriali. Per quanto riguarda la politica sarebbe stato del tutto opportuno rivendicare con determinazione e chiarezza la necessaria e reciproca autonomia tra istituzioni, forze sociali e forze politiche e quindi tra la sinistra e il movimento cooperativo. D’altronde da quasi un ventennio non ci sono più relazioni organiche in Umbria tra la sinistra e le Coop. Altra cosa è dunque il pur legittimo rapporto tra i singoli imprenditori, manager Coop e gli amministratori pubblici.
In Umbria tanti si chiedono: si farà mai del Partito Democratico? E molti di questi tra i Ds sperano che la risposta sia no.
Il Partito democratico è un progetto politico indispensabile per una seria politica riformista in Italia, ma oggi siamo in una situazione di stallo. Occorre maggiore determinazione dei gruppi dirigenti, nazionali e regionali. Non ci si può dividere tra Ds e Margherita e all’interno dei Ds tra chi con un certo furore fideistico sottovaluta i problemi e chi al contrario con un rifiuto aprioristico non tiene conto delle nuove opportunità politiche ed elettorali che si prospettano. Vanno quindi al più presto costruite alcune condizioni per realizzare il Partito Democratico e naturalmente tra queste l’affermazione della politica riformatrice del governo Prodi, una nuova legge elettorale e una riforma delle istituzioni che consolidi il bipolarismo e l’alternanza del nostro sistema politico assieme a una più precisa collocazione nel contesto europeo e internazionale della nuova formazione politica italiana.
Ma tre consiglieri Ds che hanno sottoscritto un Patto di consultazione con il Prc a Perugia. Che significa? È anche segno del malessere nei confronti del Partito democratico?
Si sono inseriti in questa situazione di incertezza generale ma, mi si consenta, l’hanno fatto con una certa spregiudicatezza, tutt’altro che mitigata poi dai vertici regionali e nazionali della componente politica a cui appartengono. E inoltre su questa vicenda non ci fa una gran figura nemmeno Rifondazione Comunista.
Però serie incrinature nella compattezza del centrosinistra se n’erano viste già alle elezioni comunali del giugno scorso in Umbria?
In particolare ad Assisi, Gubbio e Città di Castello purtroppo la coalizione di centro sinistra non ha brillato per coesione e unità ed è emerso un problema di classe dirigente. Il centrosinistra ha candidato a sindaco dopo più di un decennio, ad Assisi e Gubbio, coloro che avevano ricoperto l’incarico già in precedenza. C’è quindi la necessità, anche in vista delle prossime elezioni, di trovare candidati nuovi e sostenuti da una larga e coesa coalizione.
Come ex segretario regionale dei Ds se la sente di dare un voto, un giudizio, almeno una valutazione sull’attività della Regione, dei Comuni e della pubblica amministrazione in Umbria?
Dopo i positivi risultati elettorali del 2004 e del 2005 si avverte una fase di stagnazione politico progettuale. Dipende forse della cosiddetta sindrome del secondo mandato che spesso rischia di colpire Sindaci e Presidenti, ma che volendo si può superare. Comunque in Umbria c’è attesa soprattutto sul piano economico e sociale per una vera politica di modernizzazione. La riforma della pubblica amministrazione, il potenziamento del sistema infrastrutturale, viario, ferroviario e aeroportuale di cui tanto si parla, può e deve essere funzionale ad una nuova idea dello sviluppo. Caratterizzata da un’industria manifatturiera, che privilegia i settori più innovativi, a maggior valore aggiunto e più economia dei beni immateriali della conoscenza, delle risorse culturali e dei servizi, puntando sulla risorsa Umbria e sul turismo. C’è bisogno di una riflessione della coalizione di centrosinistra per ripartire su questi temi. Ma altrettante responsabilità pesano sulle spalle del sistema imprenditoriale e in particolare di quello creditizio e finanziario, al fine di poter contribuite a promuovere lo sviluppo e la crescita soprattutto della piccola e media impresa.
Nel 2009-2010 è previsto un ingorgo elettorale come forse non si era mai visto. Si vota per tutto. E già cominciano cene, pranzi, incontri riservati, le candidature sussurrate, le trombature annunciate, le speranze coltivate. Come finirà?
Io preferisco mangiare a casa. Comunque quello del 2009-2010 è sicuramente un passaggio molto delicato anche per il centro sinistra dell’Umbria. Ma spetta a chi ha le maggiori responsabilità politiche ed istituzionali preparare questo appuntamento sul piano politico, programmatico e del rinnovamento della classe dirigente. Altrimenti potrebbero esserci seri problemi politici ed elettorali. È quindi fisiologico che già si avverta una certa inquietudine e irrequietezza. D’altronde il nuovo equilibrio politico e amministrativo che si determinerà, se il centrosinistra vedrà riconfermarsi il consenso degli elettori, si proietterà inevitabilmente sul decennio successivo ed è quindi destinato a pesare sul futuro dell’Umbria e della sua classe dirigente.





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