Intervento di Alberto Stramaccioni alla Direzione Comunale del 28 giugno 2005

di Alberto Stramaccioni

La discussione che si è aperta in questi giorni con la riunione della Direzione Regionale di venerdì scorso è comunque positiva. Rappresenta un’occasione per giungere a quel gruppo dirigente unitario regionale che non è facile conseguire nel breve periodo. Ma è un obiettivo irrinunciabile per l’insieme e la complessità dei problemi che l’Umbria e il partito hanno oggi di fronte. 
In questo quadro, la questione del rapporto tra il gruppo dirigente del partito di Perugia e quello regionale, che è all’ordine del giorno della nostra discussione di oggi, è particolarmente significativo. E non è più di tanto rilevante il modo in cui ci siamo arrivati. Dobbiamo però farci innanzitutto una domanda di fondo! E’ mai esistito nel partito in Umbria un gruppo dirigente unitario regionale?

Ebbene io credo di no o meglio in alcune fasi storiche si, ma poi non si è più ritrovata la strada dell’unità progettuale e programmatica del gruppo dirigente soprattutto sul piano regionale, anche per il carattere policentrico dell’Umbria con le sue città e territori. Questa considerazione nasce da una convinzione e cioè quella legata al fatto che un gruppo dirigente è tale, ma specialmente è credibile e autorevole se si identifica con un progetto di cambiamento e di modernizzazione della società. 
Infatti, secondo la mia opinione, in Umbria si sono avuti dei gruppi dirigenti riconoscibili negli anni ’40 e ’50, nell’organizzazioni delle lotte e per i Piani per la Rinascita della regione dopo la guerra e il fascismo, negli anni ’60 e ’70 per lo sviluppo economico e la nascita dello Stato Sociale. Ma poi dalla fine degli anni ‘80 è entrato in crisi un modello di sviluppo e con esso un intero gruppo dirigente. Certo, negli anni ’50, ’60 e ’70 la stessa connotazione della democrazia interna del Partito Comunista caratterizzata dal “centralismo democratico”, vissuto anche in chiave leninista e stalinista, ha condizionato e ristretto lo sviluppo dei gruppi dirigenti riducendo gli eccessivi personalismi o campanilismi. 
Tuttavia i campanilismi sono sempre esistiti lo stesso ed era Perugia con il suo gruppo dirigente “peruginizzato” (in quanto alcuni dirigenti venivano dalle città della regione) che dominava sull’intero territorio dell’Umbria la quale nonostante il passare dei decenni rimaneva pur sempre una “regione inventata”. Oggi e in particolare a partire dagli anni ‘90 il gruppo dirigente regionale del partito, dopo non poche lotte politiche per il rinnovamento, anche dopo le vicende di “tangentopoli” e la crisi della cosiddetta “prima Repubblica”, si è andato strutturando sulla composizione degli organismi come espressione dell’insieme delle realtà territoriali e cittadine. In più questa nuova composizione del gruppo dirigente era in qualche modo condizionata dalle nuove leggi elettorali: quella per l’elezione diretta di Sindaci e Presidenti che conferivano al partito un nuovo ruolo nella costruzione della coalizione, nella scelta dei candidati e nella definizione del programma. 
Ma, come sappiamo, anche questo può essere stato un limite nella vita del partito. Anche perché dobbiamo sempre di più attenerci a un principio politico e ad un valore: quello cioè che un partito politico degno di questo nome non esaurisce la sua funzione nella rappresentanza istituzionale. Il partito deve essere sempre di più il portatore dell’interesse di parte e insieme di quello generale della società e quindi non può limitarsi ad esaurire la sua funzione in una dialettica più o meno conflittuale tra partito e istituzioni. C’è tutto un altro spazio sui temi più generali che interessano la società italiana e umbra sui quali dovremmo intervenire. Ecco perché le questioni che hanno posto Mariuccini e Locchi relativamente alle attività dell’Amministrazione Comunale non possono che essere apprezzate e sostenute, ma rappresentano solo una parte del lavoro dell’insieme del gruppo dirigente del partito nella realtà perugina. La questione centrale non è dunque quella e solo quella tra il partito di Perugia e quello regionale, ma piuttosto qual è il peso e il ruolo che esercita la società e la realtà perugina nel progetto di modernizzazione della società regionale in un contesto nazionale e internazionale.
Negli anni ’90 il gruppo dirigente di Perugia è stato considerato, alla stessa stregua di quello di una città come le altre. Questo naturalmente è stato un limite, il cui superamento dipende anche dalle capacità che sono in grado di esprimere i dirigenti politici e gli amministratori della città capoluogo della regione. E come ha detto Locchi, siamo di fronte a un gruppo dirigente cittadino che si sta formando e che quindi deve ancora sapersi caratterizzare per la sua azione politica complessiva. La discussione di stasera è dunque un’occasione da non perdere e va vista come una sollecitazione ad un lavoro il più unitario possibile dell’insieme del gruppo dirigente.
Certamente Mignini, nella sua relazione alla Direzione Regionale ha usato parole pesanti: “partito come comitato elettorale”, “mutazione genetica” ma che esprimono tuttavia una preoccupazione che non dobbiamo lasciare cadere, soprattutto perché sono valutazioni post-elettorali e cioè dopo le elezioni comunali, provinciali e regionali. Queste valutazioni, come ho già detto, sarebbe stato meglio farle prima, ma tant’è. 
Oggi abbiamo di fronte nuove occasioni per costruire un gruppo dirigente unitario regionale, anche con la costruzione delle cinque Federazioni. Anche io avevo ed ho alcune perplessità sulla suddivisione del territorio regionale, così come è avvenuta, in modo disequilibrato politicamente, istituzionalmente e territorialmente con la nascita delle cinque federazioni. Bisogna comunque cogliere l’occasione di questi strumenti politici ed organizzativi per sperimentarli, poi naturalmente potranno anche essere modificati, l’importante però è che anch’essi lavorino non solo seguendo logiche meramente territoriali e locali, ma si riconoscano in un progetto politico regionale, se c’è e se è condiviso. 
Voglio quindi concludere sottolineando che come gruppo dirigente regionale del partito, abbiamo di fronte un insieme di problemi sui quali confrontarci nei nostri organismi. Sulla riorganizzazione della Sanità e dello Stato Sociale in una regione che spende molto di più di quanto produce, mentre da alcuni anni c’è una tendenza al calo del Pil regionale. Rimangono aperti i problemi della riforma istituzionale dell’Umbria e della sua modernizzazione più complessiva. Tutti temi sui quali peraltro le nostre istituzioni locali, che, sia detto per inciso, hanno avuto un consenso superiore alle aspettative, dovranno fare sempre di più i conti, soprattutto se il centrosinistra tornerà al governo nazionale del paese. E Prodi o non Prodi si scaricherà particolarmente su Comuni, Province e Regione il peso del deficit nazionale, in una regione che tra l’altro vedrà ridursi il flusso della spesa pubblica proveniente dal Governo e dall’Europa nei prossimi anni. 
Quindi, per concludere davvero anche di fronte all’andamento del dibattito politico nazionale, oggi più che mai nella coalizione, il ruolo del partito e del suo gruppo dirigente, a tutti i livelli, ritorna ad essere fondamentale e anche per questo gli dobbiamo portare l’attenzione necessaria.

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