Professori e innovatori

Risposta a Bruno Bracalente.
Articolo pubblicato sul numero di Micropolis del marzo 2006, inserto mensile umbro de Il Manifesto
di Alberto Stramaccioni

Nell’ultimo numero di “Micropolis” Bruno Bracalente, dopo gli interventi del sottoscritto, di Claudio Carnieri e Francesco Mandarini, ha espresso alcune valutazioni sul volume di Renato Covino, “Gli equilibristi sulla palude”, riguardanti le vicende politiche dell’ultimo ventennio in Umbria. Le argomentazioni utilmente polemiche di Bruno Bracalente, Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria dal 1995 al 2000, in riferimento alle mie precedenti valutazioni (contenute nel numero di “Micropolis” del dicembre 2005), mi inducono ad alcune ulteriori considerazioni.
Innanzitutto mi sembra che Bracalente, evocando la fine della “stagione dei professori”, non abbia ancora metabolizzato una sconfitta politica, che non è certo esclusivamente personale, ma esprime ormai i limiti e le caratteristiche di un tentativo di rinnovamento della politica che appartiene alla complessa storia degli anni novanta dopo la crisi della prima Repubblica. Egli era peraltro un autorevole membro della segreteria regionale del Pds, prima della sua elezione a Presidente della Regione, anche se poi è assurto ad espressione e simbolo della cosiddetta stagione dei professori.

 1. In riferimento alla affermazione di Covino secondo cui “la stagione dei professori è stata una novità fortemente voluta dal segretario regionale del Pds”, Bracalente dissente da questa valutazione sostenendo che “né il Presidente della Regione, né quello della Provincia, né il Sindaco del capoluogo furono scelti dall’allora segretario regionale del Pds”. Non rientra certo nel mio modo di concepire la guida politica di un’organizzazione collettiva, rivendicare solo per me, la scelta di questa o quella persona, per questo o quel ruolo, fuori da un preciso progetto politico. Potrei tuttavia citare tempi, luoghi, persone e fatti per confermare il diretto, convinto, non certo ininfluente impegno dell’allora segretario regionale del Pds (il sottoscritto) nelle scelte più significative verso una politica di reale rinnovamento dei livelli politico-istituzionali della Regione dei Comuni e delle Province. Si tenne, non a caso solo in Umbria, unica regione in Italia, dal 3 al 5 marzo 1995, un Congresso Regionale straordinario del Pds per sancire un nuovo progetto politico che proponeva un rinnovamento programmatico e della classe dirigente sia nel partito che nelle istituzioni rappresentative. E l’esito stesso di quel congresso, pur in presenza di un aspro conflitto interno, vide prevalere una nuova linea politica che Covino ha definito poi “nuovista”. Lo stesso D’Alema che concluse l’assise, citando Moro, ci invitò in Umbria ad essere “alternativi a noi stessi”. E fu proprio Claudio Carnieri, Presidente della Giunta Regionale di allora, ad esprimere un forte senso di responsabilità politica ed istituzionale, manifestando al sottoscritto, appena dopo il congresso, la sua disponibilità ad essere sostituito alla guida della Regione, nel quadro di un cambiamento, che poteva vedere proprio in Bruno Bracalente il suo successore.

2. Quanto poi ad accusare il sottoscritto di aver voluto “decapitare i presidenti” si tende a sottovalutare il contesto politico generale degli anni novanta e purtuttavia, sia nel 1995 che nel 2000, gli avvicendamenti alla guida della Giunta Regionale sono avvenuti per la prima volta alla luce del sole, in grande trasparenza e in un lungo confronto democratico, come non era mai avvenuto in passato e in particolare in periodi precisi come nel 1976, nel 1987 e nel 1991.
Nel 1995 il ricambio avvenne dopo una lunga discussione interna e nella società regionale, nel contesto di un nuovo clima politico nazionale, all’avvio della stagione berlusconiana, dopo la crisi della prima repubblica e la delegittimazione di una intera classe dirigente nazionale e regionale. Si passò, come già detto, attraverso un congresso regionale straordinario del Pds e mentre si faceva strada, praticamente per la prima volta, l’elezione diretta del Presidente della Giunta Regionale. 
Al ricambio del 2000 si è arrivati dopo quasi tre mesi di discussione nel partito e nella coalizione di centrosinistra, dall’ottobre al dicembre 1999, con la partecipazione al dibattito di tutte le organizzazioni del partito e della società regionale, in un conflitto aperto con la stessa Direzione Nazionale dei Ds, verso la quale il partito umbro, a grande maggioranza, reclamava una chiara autonomia decisionale.
Capisco e comprendo l’amarezza umana e la contrarietà politica di Bracalente agli esiti a cui alla fine si è pervenuti, ma è prevalso un giudizio politico largamente condiviso che considerava inadeguata la guida politico-amministrativa di quegli anni. D’altronde è lo stesso Bracalente che con onestà politica e intellettuale ha ammesso il fatto: “che le realizzazioni siano state inferiori alle aspettative” aggiungendo poi, “ma qui nessuno è stato mai sostituito a causa dei risultati conseguiti”.
In sintesi Bracalente intende sostenere la tesi che all’inizio degli anni novanta è stata perseguita una linea rinnovamento, in modo più o meno strumentale, per far spazio ad un nuovo ceto politico, quello “nuovista”, ma proprio quando questo non dava sufficienti garanzie al “vecchio potere”, ancora dominante, è stato spazzato via e sostituito con “il vecchio che tornava alla guida delle istituzioni”. Insomma una vera e propria restaurazione in piena regola. 
Si tratta di una riscostruzione francamente difficile da condividere per le tante varianti nazionali e locali, politiche, sociali ed economiche intervenute nei difficili e contraddittori anni novanta. Comunque, se Bracalente con le sue valutazioni politiche intende porre oggi la questione dell’inadeguatezza attuale dei principali livelli politico-istituzionali alla guida dell’ istituzione regionale e locale, allora questo è certamente un tema su cui si può e si deve discutere.
Ma se vogliamo guardare serenamente e seriamente al futuro, per rilanciare un’autentica politica di rinnovamento e di modernizzazione anche dell’Umbria, dobbiamo assolutamente eliminare i fantasmi del passato.

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