Si al progetto riformista e alla Lorenzetti, ma…
L’intervento dell’On. Alberto Stramaccioni al III Congresso regionale dei Democratici di Sinistra dell’Umbria tenutosi a Perugia il 29 e 30 gennaio 2005
di Alberto Stramaccioni
Vorrei affrontare alcune questioni che fino ad ora non hanno trovato un grande spazio nel dibattito. Penso d’altronde che i diversi Congressi regionali che in questi giorni si vanno celebrando in tutte le regioni italiane, in vista del Congresso nazionale, possano dare un contributo alla ridefinizione del nostro progetto politico, tenendo conto di tutto quello che è successo in questi mesi, dopo la presentazione delle mozioni congressuali nell’ottobre scorso. Cercherò quindi di valutare i diversi problemi che abbiamo di fronte nell’imminenza di due appuntamenti politici ed elettorali di particolare rilievo: le elezioni regionali tra due mesi, il 3 e 4 aprile e le elezioni politiche tra 12-14 mesi. Due appuntamenti dopo i quali il sistema politico italiano potrebbe subire dei cambiamenti significativi in un senso o nell’altro e la stessa prospettiva della sinistra e del centrosinistra potrebbe mutare a seconda degli esiti di queste due importanti consultazioni.
1) Innanzitutto dobbiamo evitare l’ottimismo e il trionfalismo, del tutto ingiustificati, sul possibile esito positivo di queste consultazioni. E’ vero che abbiamo vinto le elezioni amministrative comunali e provinciali del 2002-2003-2004, ma dobbiamo anche dire che non abbiamo spostato consensi dal centrodestra al centrosinistra e poi alle elezioni europee la Lista unitaria ha avuto una buona affermazione, ma non del tutto soddisfacente. Nell’elettorato c’è delusione per la mancata realizzazione delle promesse fatte da Berlusconi e dal centrodestra, ma questo non ha portato e non porterà automaticamente nuovi consensi per il nostro schieramento proprio perché gli elettori che hanno votato la Casa delle libertà preferiscano non andare a votare. Per conquistare una parte importante di nuovi elettori che hanno votato centrodestra e che saranno decisivi per la vittoria alle regionali e alle politiche, dobbiamo ancora essere più credibili e affidabili come forza di governo alternativa al centrodestra e saper affrontare con realismo i tanti problemi del paese. Qui è la sfida del nostro progetto riformista nel superare le paure, le incertezze e il rischio del declino della società italiana, nel quadro di una crisi economica, sociale e istituzionale che ha certo origini lontane, ma anche cause recenti nella congiuntura internazionale, che però negli ultimi anni si è drammaticamente aggravata da noi più che in altri paesi europei, come la Francia, la Germania o la Gran Bretagna.
Per definire un progetto riformista adeguato ai bisogni di rinascita e sviluppo del paese, non dobbiamo certo cominciare da zero, anche perché il nostro lavoro di opposizione nel parlamento e nel paese in questi quattro anni, ha prodotto proposte alternative al centrodestra in vari campi, dallo Stato sociale, alla scuola, alla sanità, alla giustizia, alle stesse scelte di politica internazionale, consegnando un ruolo fondamentale all’Europa in un nuovo sistema mondiale multipolare. In questo senso è positivo il lavoro che si sta svolgendo all’interno della Federazione Riformista, come aggregato di forze che contribuiscono a semplificare il sistema politico italiano, il bipolarismo e la stessa capacità di proposta e di governo dell’intera coalizione di centrosinistra. Ma non dobbiamo meravigliarci, un po’ ipocritamente, se ci sono ancora incomprensioni e divisioni tra noi e la Margherita e poi tra la Federazione e la Grande Alleanza Democratica. Diverse sono le esperienze riformiste e il ruolo di una sinistra cosiddetta antagonista, e se come tutti diciamo non si tratta di dar vita ad un partito unico, dobbiamo abituarci a lavorare insieme, nella Federazione riformista pur scontando alcune difficoltà e incomprensioni nel processo di costruzione di un progetto unitario che può avere un importante banco di prova con la presentazione della Lista unitaria in 9 regioni su 14.
Quello che non possiamo accettare è che il lavoro paziente dei Ds, del nostro partito nel tenere insieme la coalizione venga scambiato per arrendevolezza o peggio ancora l’occasione per marginalizzare il nostro ruolo nella coalizione, come sembra si voglia fare con una celebrazione delle primarie veramente anomala, con le eventuali due sole candidature di Prodi e Bertinotti. Per ora si è rinviata questa prospettiva, se ne tornerà a discutere dopo le elezioni regionali, ma credo che dobbiamo concepire le primarie, senza una vera e propria regolamentazione nazionale, come una grande consultazione democratica.
2) Per venire rapidamente all’Umbria ci tengo a dire che il dibattito che si è sviluppato oggi in vista delle prossime elezioni regionali, se vogliamo essere credibili e autorevoli di fronte agli elettori dobbiamo dare innanzitutto una valutazione equilibrata della situazione economica e sociale che abbiamo di fronte. E’ pur vero che l’alternativa rappresentata in Umbria dal centrodestra non è particolarmente credibile, ma questo non deve attenuare la nostra capacità di progetto per le riforme e il governo del futuro dell’Umbria. Innanzitutto per il rispetto che dobbiamo avere verso i cittadini e gli elettori. Molto spesso sulla definizione e il giudizio da dare sulla situazione economica e sociale dell’Umbria, oscilliamo tra giudizi diversi a seconda di chi parla e di quali responsabilità dirette ha in questa o quella istituzione o organizzazione sociale. Una valutazione equilibrata presuppone la conoscenza approfondita della situazione con i tanti aspetti positivi, consistenti in questi anni in una ripresa dell’occupazione, in una ricchezza più equamente distribuita che in altre regioni e in un sistema sociale e sanitario soddisfacente, ma anche la preoccupazione per la tendenziale caduta del Pil dal 2002 nella nostra regione, una diffusa precarietà nel mercato del lavoro, la crisi difficile dell’Ast e quella di diverso segno alla Nestlè-Perugina, assieme al permanere della storica fragilità economica e competitiva in tanti settori del nostro sistema produttivo. E in più, pur di fronte al tanto parlare del potenziamento del nostro sistema infrastrutturale, dei trasporti e comunicativo, molti sono i progetti e le promesse, ma poche le realizzazioni che appaiono possibili nell’immediato e nel medio termine.
Sull’insieme della situazione economica e sociale della Regione, per ragioni di tempo concordo con le valutazioni espresse da Bruno Bracalente nel suo intervento. In più vorrei aggiungere che il limite nostro più serio è quello di non aver lavorato, e di non lavorare a sufficienza, per dar vita ad un insieme di progetti, in tanti e diversi settori, volti alla crescita della ricchezza nella nostra regione, di fronte alla sproporzione con i costi dei servizi di cui usufruiscono i cittadini umbri e alle spese più in generale sostenute dalla società regionale. Per ridurre questo gap tra ricchezza prodotta e costi sociali degli umbri dobbiamo lavorare anche perché non possiamo pensare al nuovo sviluppo della regione confidando ancora su un incessante e continuo flusso della spesa pubblica, peraltro in tendenziale calo e dopo che in questi ultimi anni si è avuta una notevole quantità di contributi statali ed europei, come mai si era visto nella storia dell’Umbria contemporanea. Per iniziare a muoverci su una nuova prospettiva, richiestaci d’altronde dalla riorganizzazione federalista dello stato italiano, prevista anche dalla riforma della Carta Costituzionale, sarebbe utile innanzitutto riflettere su come in questi anni si sono spesi gli ingenti finanziamenti e quanto tutto ciò abbia poi contribuito a superare realmente i limiti strutturali dell’economia umbra. E in questo quadro non è di certo marginale, nella logica della collaborazione tra pubblico e privato, che per il nuovo sviluppo dell’Umbria si richiamino alle loro responsabilità e al rischio di impresa le banche, gli imprenditori e le forze sociali, l’università e la ricerca oltre ogni prospettiva statalistica o assistenziale.
3) Vengo all’ultima questione quella legata alla definizione della composizione della lista unitaria e alla scelta del candidato presidente della Regione in vista del voto previsto tra due mesi. Voglio dire subito che a nemmeno un mese dalla presentazione delle liste avremmo dovuto svolgere un lavoro istruttorio, verso questo appuntamento, ben più rilevante e utile di quanto fino ad ora sia stato fatto, con il rischio di ritrovarci in una situazione analoga a quella dell’anno scorso con seri problemi politici ed elettorali.
Innanzitutto non sono assolutamente d’accordo, per ragioni esclusivamente politiche, nell’affrontare la questione della ricandidatura della Presidente, attraverso un intercalare, tra una virgola e l’altra, nel corso di una frase contenuta nella relazione del segretario regionale, letta questa mattina. Non tanto perché non sono d’accordo sulla ricandidatura. Io sono d’accordo sulla ricandidatura della Lorenzetti, e lo voglio riaffermare con grande chiarezza e senza infingimenti ma proprio per questo avrei voluto e vorrei discutere del giudizio che diamo sul lavoro svolto dalla Regione in questi anni, dal Presidente, dalla sua compagine, dalla coalizione che l’ha sostenuta, guardando sia agli aspetti positivi che sono molti, ma anche agli elementi critici, per superare soprattutto quello scarso profilo politico-istituzionale che abbiamo avuto nella legislatura oramai alla fine. Non credo, pur stimando Fassino, che la decisione della ricandidatura della Lorenzetti possa spettare solo a lui e non al partito umbro nella sua autonomia e responsabilità, di cui tutti noi dovremmo andare più orgogliosi, ed essere annunciata ai giornalisti prima di un’assemblea pubblica, mentre il partito umbro non ha mai discusso in nessuna sede, di una questione così rilevante, pur di fronte al fatto che si va sempre di più affermando una guida presidenzialistica della Regione. Potrei cavarmela con una battuta, siccome abbiamo discusso tanto negli anni passati sulla ricandidatura o meno del presidente della Regione, oggi se ne vuole fare a meno o non se ne sente più il bisogno. Ma naturalmente il problema e la questione che pongo è politica e non personale e una chiara discussione avrebbe potuto rafforzare la ricandidatura stessa della Presidente e l’intero progetto di governo della coalizione per la prossima legislatura.
Una discussione aperta e chiara consentirebbe o avrebbe consentito una scelta più forte nella ricandidatura della Lorenzetti. Si è imboccata invece la strada della riproposizione burocratica della sua ricandidatura per il secondo mandato, così come l’anno scorso era stato fatto per Sindaci e Presidenti, quasi a prescindere dal merito del lavoro svolto.
E in più credo che dobbiamo riflettere sulla composizione della lista unitaria, innanzitutto per la limitatezza delle candidature possibili da parte dei Ds e della inevitabile competizione interna alla Federazione Riformista e poi perché di fronte a questi elementi nuovi, che è limitato e superficiale definire di tecnica elettorale, se vogliamo procedere ad un giusto e legittimo processo di rinnovamento dobbiamo preparare bene le nuove proposte nei territori, nel rapporto con i diretti interessati, i consiglieri uscenti, la società regionale, dopo anche la definizione del nuovo Statuto regionale e la mancata applicazione della nuova legge elettorale regionale. Questo lavoro andava fatto da mesi, non so se per scelta consapevole o per inerzia o altro non si è fatto e oggi dobbiamo ancora affrontare un insieme di questioni che possono comportare anche alcuni problemi elettorali nei diversi territori e nella regione più in generale. In più nel quadro di una coalizione di centrosinistra così larga in Umbria, che rappresenta sicuramente una risorsa, a lungo cercata e costruita, c’è da sottolineare però che proprio nella nostra regione possono essere forti i rischi elettorali di una competizione e di una contrapposizione eventuale tra la lista unitaria e la cosiddetta sinistra alternativa di Rifondazione, dei Verdi, dei Comunisti Italiani. Dobbiamo sapere poi che il 3 e 4 aprile si svolgono solo le elezioni regionali e non quelle provinciali e comunali e dobbiamo quindi far fronte ad una competizione dove i candidati contano, perché è bene che ci ricordiamo che il nostro elettorato su 150 mila voti espressi nel 2000 ben 75 mila elettori e cioè uno su due hanno dato la preferenza ai singoli candidati, scrivendo il cognome.
Comunque concludo con l’auspicio che chi ha il massimo livello di responsabilità politica ed istituzionale nei prossimi giorni recuperi il tempo perduto per arrivare preparati sul piano politico, programmatico e delle scelte delle candidature ad affrontare questo prossimo e decisivo appuntamento elettorale.





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